Euro 2012: Spagna superiore, Italia impaurita e con mille rimpianti: finisce 4-0

Game over. La Spagna spegne, anzi, stronca in finale il sogno di un intero popolo, quello italiano, che sognava una magica vittoria all’Europeo di Polonia ed Ucraina. Il dominio delle Furie Rosse, che completano così uno straordinario Triplete e non sembrano affatto sazie, è però sconvolgente: 4-0 il punteggio definitivo, forse un po’ troppo eccessivo per l’Italia ammirata in questi venti giorni ma sicuramente onesto per come si è svolto l’incontro decisivo. I rimpianti, comunque, sono tantissimi: in primis per la sfortuna (due infortuni e ultima mezz’ora giocata in inferiorità numerica) e, poi, per un approccio che è parso inadatto. Contro la Spagna di stasera, bisogna dirlo, ripeterlo e sottolinearlo, qualsiasi dibattito tecnico-tattico cade nel nulla: onore ai vincitori, onore ad una selezione che sta vincendo ogni manifestazione cui partecipa dal 2008 (Confederations Cup del 2009 a parte) e che non pare assolutamente vogliosa di fermarsi qua. I ricambi generazionali, infatti, sono velocissimi e il futuro della Roja, si mettano il cuore in pace le altre nazioni, è roseo più che mai. Non sono di certo imbattibili, ma per superarli serve una vera e propria impresa: quella che la Nazionale di Prandelli si augurava, ma che però è rimasta solo una dolce illusione, culminata nelle lacrime del post partita di un delusissimo Mario Balotelli.

Riviviamo il match: azzurri con Abate terzino destro ed un acciaccato Chiellini sulla sinistra, mentre per il resto è formazione tipo. La Spagna, invece, schiera nuovamente Fabregas ‘finto nueve’ supportato da un centrocampo illegale, formato da Xavi, Iniesta, Silva, Busquets e Xabi Alonso. L’avvio dei Prandelli boys sembra convincente, ma poi sale in cattedra la classe degli avversari, che sbloccano la sfida al 14’ con un colpo di testa a porta libera di Silva, abile a sfruttare un cross di Fabregas dalla destra (Chiellini, miseramente bruciato nello scatto, è costretto al cambio pochi istanti dopo). I giochi, qui, cambiano. Gli azzurri, intimoriti, provano a replicare con una serie di corner e un paio di tiri della coppia Cassano-Balotelli, ma si scoprono eccessivamente e forniscono il fianco al contropiede delle Furie Rosse, che raddoppiano così al 41’ con una spettacolare incursione di Jordi Alba, migliore in campo stasera e grande rivelazione del torneo. Ovviamente, l’anno prossimo vestirà la maglia del Barcellona.

Nella ripresa Prandelli tenta il tutto per tutto, inserendo Di Natale per un abulico Cassano. E proprio il folletto di Udine ci prova in due occasioni, prima di testa (alto) e poi facendosi murare un mancino ravvicinato da Casillas. Sembra il preludio al 2-1, ma quando Thiago Motta, appena entrato per Montolivo, al 61’ si infortuna da solo e costringe i compagni a terminare l’incontro in dieci contro undici, ecco che l’Italia non supera più una volta la trequarti campo. E la Spagna dilaga, colpendo all’84’ con Torres e quattro minuti più tardi con Mata, per un 4-0 assolutamente senza storia: sono i più forti.

Oltre ad elogiare il lavoro perfetto di Del Bosque, però, concentriamoci su quello che aspetta Prandelli (sempre che rinnovi il contratto da ct). I prodromi per fare bene, si è visto in questo Europeo, ci sono, ma bisogna gestire il tutto con prudenza ed intelligenza. Capitolo Balotelli a parte, che è il vero top player della rosa, è giovanissimo e sarà il punto di riferimento per almeno otto-dieci anni, la difesa manca di due esterni di livello mondiale, mentre il centrocampo vive molto su Pirlo che, però, ha già la sua avanzata età (calcisticamente parlando, si intende). Gli altri mediani, che hanno ben figurato con i rispettivi club (Marchisio e Nocerino su tutti), hanno patito l’assenza di una prima punta in grado di aprir loro gli spazi per gli inserimenti  e su questo il ct dovrà agire in futuro. Davanti, infine, Cassano è di stagione in stagione un rebus, Di Natale coraggioso ma poco incisivo quando conta e, dunque, sarà importantissimo lavorare sui giovani d’oro che brillano nell’Under 21: da El Sharaawy a Destro, passando per Insigne, Immobile e Gabbiadini e senza dimenticare Paloschi. Certo, tutta gente che adesso deve ancora maturare molto, ma fra due anni, svolte le rispettive esperienze con i club di prima fascia, siamo sicuri che non siano pronti per un grande appuntamento internazionale?  Germania docet, la Spagna, invece, risulta momentaneamente imprendibile da questo punto di vista.

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Twitter: @FCaligaris

Foto da: Reuters

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