
Zero punti a Motegi e zero soddisfazioni. Un Giappone da dimenticare, un Giappone da cestinare per Valentino Rossi quello che si è prefigurato nel weekend mondiale della MotoGP. Il “Dottore” dà seguito alla crisi e la cura contro i propri mali è lontana dall’essere trovata.
No, non ci siamo Valentino e questo fine settimana è forse il punto più basso. Sì perché, pur nelle lodevoli intenzioni di cambiare qualcosa (frenata a due dita e i ritorni ai datati scarico e forcellone), nulla è cambiato. Il decimo posto in griglia di partenza e l’epilogo nel sabbione nipponico non erano gli obiettivi prefissati. Un periodo di digiuno che da eccezione sta assumendo sempre più i contorni di abitudine: due anni e più senza vittorie e circa 6 mesi senza podio.
La settima posizione in graduatoria, a una “vita” dal campione del mondo Marc Marquez (-205 punti), è la cartina di tornasole di una stagione in cui poco o nulla ha funzionato. Dopo un buon inizio, Rossi e il proprio team si sono persi e l’uscita di scena del capotecnico Silvano Galbusera è solo la punta dell’iceberg di una situazione in cui gli aspetti critici sono diversi. La M1 tra le mani del campione di Tavullia non va e la sua velocità non è a livello dei compagni di marca, anche oggi in lizza per le posizioni nobili, pur alle spalle dell’asso nativo di Cervera.
Qualcuno potrebbe dire: “Sipario”. Valentino, però, ad attaccare il casco al chiodo proprio non vuol pensarci, il suo contratto scadrà nel 2020 e solo l’anno venturo deciderà se varrà la pena continuare. Tra i suoi tantissimi supporter c’è chi pensa che dovrebbe perseverare con determinazione e chi invece dovrebbe lasciare perché ormai il meglio che poteva appartiene al passato. Vero è che la decisione spetta solo al diretto interessato, anche se i riscontri di questo 2019 qualcosa stanno ad indicare.
Clicca qui per mettere “Mi piace” alla nostra pagina Facebook
Clicca qui per iscriverti al nostro gruppo
Clicca qui per seguirci su Twitter
Foto: LaPresse
