Caso Yara: Massimo Bossetti scrive una lettera dal carcere

   
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Non sono né l’assassino della povera Yara, né il mostro che i media e i social hanno dipinto. Sono un uomo normale, semplice, che pensava al lavoro e a non far mancare nulla alla propria famiglia” con queste parole Massimo Bossetti si è rivolto al direttore di Libero, Vittorio Feltri, dal carcere. Il muratore di Mapello è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per aver ucciso Yara Gambirasio la sera del 26 novembre 2010 all’uscita dalla palestra di Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo.

Caso Yara: la lettera di Bossetti

La missiva firmata da Bossetti è stata indirizzata al direttore di Libero. “Gentile Direttore Feltri, forse rimarrà sorpreso che io le scriva. Ritengo che lei da bergamasco doc sia un uomo di sani principi. Io, Direttore, non sono né l’assassino della povera Yara, né il mostro che i media hanno dipinto“.

All’interno della sua lettera, Bossetti si è detto disperato e arrabbiato per la situazione che si è creata: “Arriva quel maledetto giorno che ha sconvolto la mia vita e quella della mia famiglia e dei miei cari che oggi mi guardano dal cielo e sono convinto che questa vicenda li ha provati moltissimo. In carcere a Bergamo la pm e vari responsabili dell’organo penitenziario mi pressavano a confessare in continuazione un delitto proponendomi benefici. Come potevo confessare un delitto che non ha commesso?

L’attacco al ministro Alfano

Il trattamento che la giustizia italiana mi ha riservato – ha scritto Bossetti – è stato scorretto e ha calpestato ogni diritto alla difesa e mi riferisco anche a quell’ex ministro dell’Interno incapace che gridava al mondo che era stato preso l’assassino di Yara calpestando la Costituzione“.

Il riferimento è chiaramente al post con il quale Angelino Alfano ha rivelato la notizia dell’arresto di “Ignoto 1” ancora prima che venisse effettuato.

“Non sono il colpevole”

Nel corso della sua lettera, Bossetti ha ribadito più volte la sua innocenza lanciando poi un appello a Feltri: “Direttore, La prego di porgermi la Sua mano d’aiuto. Non è giusto essere dipinto come un mostro, non è giusto che mi abbiano affibbiato un ergastolo, non è giusto che venga commesso un errore giudiziario, per l’incapacità professionale e confido che Lei possa capire cosa sto provando. La prego di prendere in considerazione la mia richiesta d’aiuto, restando a sua completa disposizione per ulteriori chiarimenti“.

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