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Alessandro Strumia ci riprova: le sue tesi misogine, infatti, sono appena state accettate da una rivista peer-reviewed, Quantitative Science Studies, un giornale nato di recente che pubblicherà il suo lavoro con il titolo Ricerche teoriche ed empiriche su scienza e forza lavoro scientifica. Per fortuna, però, accanto allo studio del fisico italiano, accusato di sessismo e fortemente criticato dall’intera comunità scientifica, la rivista ha deciso di pubblicare contemporaneamente anche una revisione all’articolo di un membro del comitato editoriale della rivista, secondo cui lo studio sarebbe imperfetto e conterrebbe “affermazioni non dimostrate.

Le donne nel mondo della fisica

Per chi non se lo ricordasse, lo scorso anno Strumia, docente di fisica teoria all’Università di Pisa e al Cern, aveva ricevuto forti critiche dopo aver tenuto un seminario al Cern, l’ Organizzazione europea per la ricerca nucleare con sede vicino a Ginevra, in Svizzera, nel quale affermava che la fisica è stata “costruita e inventata dagli uomini, non si entra su invito”. In sostanza, le donne, secondo le idee di Strumia, sarebbero meno abili nella fisica rispetto agli uomini, e che se esiste una disparità è proprio perché il genere femminile non è brillante come il genere maschile nel mondo della fisica.

Successivamente, migliaia di ricercatori hanno firmato una lettera che esprimeva preoccupazione sulle opinioni di Strumia, sostenendo che le sue analisi e i suoi dati non fossero sufficienti a sostenere le sue affermazioni. Sia il Cern che l’Università di Pisa hanno così avviato indagini, fino a quando, all’inizio di quest’anno, il Cern, uno dei più importante centri di fisica la mondo, ha deciso di troncare i suoi rapporti con il ricercatore italiano.

Lo studio sessista di Strumia

Nell’articolo che verrà pubblicato su Quantitative Science Studies, giornale affiliato alla casa editrice del Mit, Strumia riporta dati e grafici relativi all’attuale numero di donne impegnate nella ricerca in fisica, e alla percentuale di articoli con primi autori donne citati nei paper. Come riporta uno speciale della rivista Science, dopo aver aver esaminato 1,3 milioni di articoli di fisica fondamentale, pubblicati dal 1970 a quest’anno dal database Inspire del Cern, Strumia sostiene di aver identificato gli autori in base al genere sessuale per nome e cognome, e i suoi risultati sostengono ciò che il fisico chiama un “una ben nota” differenza di genere nella fisica fondamentale: per ogni quattro nuovi dottorati in fisica che pubblicano, ce n’è solo uno donna.

Il fisico, in aggiunta, evidenzia come sia i fisici uomini sia donne abbiano opinioni simili su quali lavori meritano di essere citati e che gli autori di entrambi i sessi citano i propri studi a ritmi simili. Inoltre, non ci sarebbe alcuna differenza statisticamente significativa nella rapidità con cui uomini e donne vengono assunti dopo aver conseguito il dottorato di ricerca. Tutti dati, sostiene Strumia, che contraddicono altri studi secondo cui una percentuale più elevata di donne abbandona il mondo accademico rispetto agli uomini. La principale novità del suo studio, spiega il fisico a Science, è che uomini e donne hanno pari opportunità nella fisica fondamentale e che le donne non affrontano necessariamente un ambiente di lavoro più ostile. “Questo è ciò che emerge dai dati”, afferma il fisico. “Ci credo perché lo dicono i dati”.

Uno studio pieno di difetti

Il documento di Strumia, ovviamente, attirerà ancora una volta un forte scetticismo. Sebbene non si sappia ancora quante critiche riceverà il lavoro, la rivista disposta a pubblicarlo ha anche promesso il diritto di replica. “La decisione di pubblicare l’articolo di Strumia non significa necessariamente che non abbia punti deboli”, ha spiegato in una mail riportata su Science Ludo Waltman, caporedattore di Qss e scienziato della Leiden University in Olanda. “In qualità di editore di riviste, spesso decido di pubblicare articoli che presentano punti deboli o che contengono analisi o dichiarazioni che non piacciono a un recensore”.

Inoltre, un membro del comitato editoriale di Qss, ha giudicato l’articolo di Strumia definendolo scarsamente credibile. “Lo studio è metodologicamente imperfetto”, spiega Cassidy Sugimoto, scienziata dell’Università dell’Indiana a Bloomington. “Lo studio contiene diverse affermazioni prive di fondamento e complessivamente non fornisce una comprensione convincente della letteratura o dei metodi, riducendo la credibilità dei risultati”, spiega l’esperta, sottolineando che il caporedattore si assumerà la piena responsabilità delle decisioni editoriali.

Via: Wired.it

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