La Ferrari esce con le ossa rotte e le macchine danneggiate dal penultimo round del Mondiale 2019 di F1. Sul tracciato di Interlagos (Brasile), le due Rosse del tedesco Sebastian Vettel e del monegasco Charles Leclerc sono venute a contatto nelle ultime fasi della corsa e la loro avventura è finita anzitempo. Un duello rusticano per il quarto posto, alle spalle della Red Bull di Alexander Albon, che ha portato all’harakiri.

Si fa un gran parlare di chi sia il maggior responsabile: Vettel che si sposta leggermente verso Leclerc per tentare il controsorpasso, dopo aver subito una manovra eccellente del 22enne del Principato. Tuttavia ci si chiede: questo confronto era necessario? Un obiettivo c’era: il terzo posto del Mondiale piloti, che sorrideva a Charles. Non è un caso che il n.16 avesse dei vantaggi: la classifica citata e le gomme, decisamente più performanti di quelle del teutonico.


Tuttavia, le ragioni della scuderia sono state messe in secondo piano da quelle meramente personali e quindi il disastro, causato anche da un pizzico di sfortuna. Una situazione, comunque, che era destinata a manifestarsi in pista, dopo le discussioni di Monza (Leclerc che non dà la scia a Vettel nelle qualifiche), di Singapore (polemiche via radio di Charles per la strategia favorevole a Seb) e in Russia (il cambio di posizioni ritardato dal quattro volte iridato).

Un contesto ad “orologeria” frutto di una gestione Ferrari che non si è capito chi voglia preferire perché, a conti fatti, due galli nello stesso pollaio a Maranello non possono permetterseli. Del resto, in Mercedes e in Red Bull vi sono pochi dubbi su chi sia il numero uno, per oggettive differenze tra gli alfieri di Brackley e di Milton Keynes.

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Come sbrogliare la matassa? Chiedere un maggior rigore in scuderia è un atto dovuto, ma non risolve il problema, parlando di due piloti che vogliono sempre vincere e hanno difficoltà ad accettare un ruolo subalterno. Pertanto, l’unica chance in vista del Mondiale 2020 è quella di avere a disposizione una monoposto in grado di “assorbire” le dispute e permettere ai due racing driver di lottare tra loro, senza altre minacce, per il successo. E’ quello che è accaduto nel 2016 tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton, per fare un esempio, o, con toni ancor più accesi, tra Alain Prost e Ayrton Senna sul finire degli anni ’80 in McLaren.

Nel 2021, poi, quando vi saranno delle scadenza contrattuali, la logica dovrebbe portare ad una scelta e sembrerebbe proprio che sia Leclerc il “cavallo” su cui puntare, per questioni sportive ma anche “empatiche”.

giandomenico.tiseo@oasport.it

Twitter: @Giandomatrix

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Foto: LaPresse

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