I sistemi gps sono troppo poco precisi: ecco TomTom sta sviluppando mappe speciali basate sui big data

Amsterdam – La cartografia nasce per aiutare chi la consulta a orientarsi. A percorrere un tragitto sconosciuto. A raggiungere una meta nel minor tempo possibile. O più semplicemente soddisfa una curiosità. Centinaia di anni, in cui la cartografia ha compiuto passi da gigante per diventare sempre più precisa e dettagliata. La stessa funzione che continuano ad avere le mappe consultate quotidianamente sul nostro iPhone o smartphone Android. Ma la quantità d’informazioni continua ad aumentare in maniera più che esponenziale. I device TomTom (arrivati a quota 100 milioni di unità) producono ogni settimana più di un trilione di dati sulla mobilità. TomTom è il principale produttore indipendente di mappe al mondo, e da produttore di navigatori gps sta rapidamente spostando il suo business sul software.
La vettura come utente
I dati processati, che risultano oggettivamente eccessivi per l’uomo, sono assolutamente utili a creare le mappe intelligenti ad alta definizione dedicate alla guida autonoma. Nei secoli, infatti, si è passati dalle mappe bidimensionali a quelle tridimensionali per arrivare oggi alle mappe ADAS (Advanced Driver Assistance Systems), cioè adatte alle vetture dotate di sistemi elettronici di assistenza alla guida. Ma la progettazione di veicoli autonomi richiede mappe significativamente diverse da quelle utilizzate nei sistemi di navigazione odierni perché l’utente della mappa non è più il driver, ma la macchina. Ecco perché TomTom sta elaborando la nuova generazione di mappe hd create appositamente per le macchine.
L’obsolescenza del gps
La capacità del veicolo autonomo di comprendere il suo preciso posizionamento, pianificare oltre la visibilità del sensore, possedere una consapevolezza contestuale dell’ambiente e la conoscenza puntuale delle regole della strada sono elementi fondamentali del puzzle di guida autonoma. A ben vedere, le mappe hd cambiano anche la loro funzione. Da strumento di orientamento per l’uomo a strumento di ausilio per determinare l’esatta posizione di un veicolo a guida autonoma sulla strada. Il gps utilizzato sino a ora dai sistemi di navigazione per la localizzazione del veicolo ha una precisione di alcuni metri. Un veicolo a guida autonoma quindi che si affidasse esclusivamente ai dati gps per la localizzazione non saprebbe determinare in quale corsia sta guidando. E questo è un problema.
RoadDna
TomTom sembra aver trovato la soluzione. Si chiama RoadDna Suite. Si tratta di big data sia cartografici che derivati dalle analisi video. Queste informazioni binarie forniscono un riferimento ai sensori dell’auto in modo che la stessa possa identificarsi con precisione all’interno della mappa hd. In pratica, il veicolo può correlare i dati RoadDna con i dati ottenuti dai propri sensori. Questo processo che avviene in tempo reale, quindi, consente ai veicoli di posizionarsi esattamente sulla strada, anche quando viaggiano ad alta velocità. I dati RoadDna sono raccolti da un esercito di mobile mapping vehicle, capaci di raccogliere 700mila punti dato al secondo per realizzare nuvole di dati in 3D. Queste sono la rappresentazione digitale completa dell’ambiente stradale. In questo modo, le corsie e le loro geometrie, i segnali e gli arredi stradali vengono determinati con estrema precisione nell’ordine di qualche centimetro. Una enorme quantità di dati per rendere sicura la guida autonoma di domani.
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