Stark Arena, Belgrado, Serbia. Sarà in questo luogo che l’Italia si giocherà il suo torneo Preolimpico, e con esso le speranze di tornare, dopo 16 anni, alle Olimpiadi in quel di Tokyo nel 2020.

La portata dell’impresa da compiere è evidente: bisogna superare una squadra che si lecca ancora le ferite per quanto successo ai Mondiali di Cina, dove l’uno-due latino compiuto da Spagna e Argentina ha messo fuori causa gli uomini allora allenati da Sasha Djordjevic, fino a quel momento considerati i primi favoriti della rassegna iridata. Al posto di Djordjevic è arrivato Igor Kokoskov, una lunghissima esperienza NBA prima da assistente con un’appendice da capo allenatore dei Phoenix Suns. Si tratta di un uomo che ha già la fiducia di buona parte delle stelle serbe che giocano dall’altra parte dell’Oceano, pronte a riprendersi quanto non è arrivato direttamente sul territorio cinese.

L’Italia sa esattamente a cosa va incontro: non solo una squadra di forza enorme, argento olimpico nel 2016 e con una quantità di talento che continua a rigenerarsi di anno in anno, ma anche un’arena che, potenzialmente, può contenere ben più di ventimila persone (è spesso accaduto in occasione di incontri di Eurolega del Partizan o della Stella Rossa). Resta ancora fresco nella memoria il confronto nel primo girone ai Mondiali, in cui gli azzurri sono rimasti in partita per tre quarti abbondanti prima di alzare bandiera bianca di fronte a una squadra che, in quel momento, era al massimo della fiducia e pareva inarrestabile. A quella squadra bisognerà sottrarre Daniel Hackett e Luca Vitali, che hanno dato l’addio alla maglia azzurra, e aggiungere Nicolò Melli, pezzo fondamentale del reparto lunghi di Meo Sacchetti se almeno in quel settore si vuole cercare di competere.

Per il resto, il coach della Nazionale dovrà sperare di avere tutti i big a disposizione senza infortuni e problemi di vario genere in preparazione (quest’estate, per esempio, ci sono stati il problema dell’appendicite di Danilo Gallinari, il lungo periodo di stop di Gigi Datome dopo un intervento chirurgico di pulizia al ginocchio, la questione legata a Pietro Aradori e l’impossibilità di Melli di poter dare il proprio contributo). In più, ci sarà necessità di costruire, in sostanza, un nuovo reparto play: dal campionato italiano il nome che più chiaramente emerge è quello di Marco Spissu, che sotto la guida di Gianmarco Pozzecco a Sassari sta guadagnandosi minuti e fiducia, ma non è il solo. Sacchetti può optare per due soluzioni accanto al sardo: una è quella della sicurezza, con Andrea Cinciarini o Ariel Filloy per citare i nomi più immediati, mentre l’altra può essere legata a giocarsi qualche carta rischiosa: Nico Mannion (che però, al di là delle più che buone prestazioni in NCAA, non ha ancora mai giocato sotto una simile pressione), Davide Moretti (già in finale NCAA, che per il tipo di universo che gira intorno al basket universitario americano non è una cosa da poco), o Andrea De Nicolao, che sta facendo bene in questo inizio di campionato a Venezia, benché il suo ruolo ideale sia quello di cambio del titolare.

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Fermo restando il fatto che da qui a Belgrado ci sono sette mesi, e che dunque tutte le valutazioni vanno fatte in corso d’opera, in linea di massima, oltre ai tre NBA (Belinelli, Gallinari e Melli), vanno tenuti sott’occhio Gigi Datome e Achille Polonara e va inoltre visionata con attenzione la situazione di Diego Flaccadori al Bayern Monaco, dove da una parte sta avendo poco spazio in Eurolega, dall’altra, in Bundesliga, gioca 17 minuti a gara con 5.4 punti di media e un minutaggio che cresce di partita in partita. Rimane imprescindibile la presenza di Alessandro Gentile, mentre può tranquillamente giocarsi le sue carte la versione di Amedeo Della Valle rivitalizzata (ed è un bene per tutto il basket azzurro) da Ettore Messina a Milano. C’è anche l’opzione Stefano Tonut, ma è una delle molte in un settore guardie nel quale ci sarà guerra spietata per quei pochi posti che Sacchetti può mettere a disposizione. Minori i dubbi tra le ali, anche se non va sottovalutata, accanto al trio Gallinari-Datome-Polonara, la crescita ulteriore di Giampaolo Ricci anche in un contesto come quello della Virtus Bologna, mentre sotto canestro, con Melli, la scelta potrebbe essere tra Amedeo Tessitori e Paul Biligha. Oppure il ct azzurro potrebbe portarli entrambi. Dipende dalle scelte del coach.

Un’Italia con tutti i migliori al via può certamente sconfiggere Porto Rico (la partita giocata ai Mondiali non fa molto testo, essendo stata disputata in una situazione del tutto particolare) e nemmeno contro il Senegal sembra dover avere particolari problemi, sia con che senza Gorgui Dieng e anche al netto di alcuni giocatori di buon livello sparsi in giro per l’Europa tra cui l’ex Avellino Hamady N’Diaye. Un’eventuale semifinale potrebbe realisticamente cambiare scenario a seconda delle presenze: la Repubblica Dominicana con Al Horford e Karl-Anthony Towns è una squadra, senza diventa ben altra cosa, e a quel punto può subentrare la Nuova Zelanda, che invece è una formazione da non sottovalutare, con diversi giocatori di livello come i due Webster e Isaac Fotu, al momento undicesimo miglior realizzatore della Serie A con 15.2 punti di media. Il tutto, naturalmente, in previsione dello scontro che si preannuncia decisivo con Nikola Jokic, Bogdan Bogdanovic, Milos Teodosic e compagni.

Attenzione, però: i valori in campo potrebbero essere influenzati da due fattori. Il primo è legato al fatto che i campionati finiranno nella prima metà di giugno e il Preolimpico comincerà il 23 (o il 24 a seconda delle situazioni), il secondo è diretta conseguenza del primo, e cioè la possibile stanchezza di molti giocatori che potrebbe rimescolare alcune carte in tavola. Non va sottovalutata neppure l’eventualità di giocatori nelle NBA Finals o già solo in quelle di Conference, il che non li metterebbe in una situazione così diversa da quella di molti rimasti in Europa, anzi.

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federico.rossini@oasport.it

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Credit: Ciamillo

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