La startup milanese Specto ha vinto il Premio nazionale innovazione per la sua tecnologia in grado di rivoluzionare la diagnostica medica

È Specto la startup vincitrice assoluta del Premio nazionale innovazione 2019 assegnato venerdì 29 novembre a Catania, una sorta di Coppa dei campioni tra i primi classificati delle StartCup regionali organizzato da Pni Cube. L’azienda milanese ha superato le altre finaliste nella splendida cornice del Monastero dei Benedettini, dove trovano sede alcune facoltà dell’ateneo cittadino.
Specto utilizza la spettroscopia Brillouin per diagnosticare patologie in maniera non invasiva. Una tecnologia che esiste da tempo, ma che i fondatori, tra i maggiori esperti a livello mondiale con anni di ricerca accademica alle spalle, hanno profondamente migliorato. “Abbiamo rimosso tutte le parti meccaniche e le abbiamo rimpiazzate con chip ultracompatti, in maniera da renderla user friendly”, racconta l’amministratore delegato Giuseppe Antonacci. Specto è in grado di misurare le proprietà rilevanti della materia a fini medici e industriali utilizzando solo un fascio di luce. “Siamo orgogliosi di portare la ricerca nella vita tangibile di tutti i giorni”, commenta a caldo il ceo. La startup è nata solo da un mese, ma il team, composto da quattro persone, ha già ottenuto il Seal of Excellence dalla Commissione Europea. “All’estero è quasi la norma fare ricerca con il fine di portare qualcosa di concreto sul mercato. In Italia – ammette a Wired il manager – c’è ancora un pregiudizio al riguardo”. Specto ha vinto anche uno dei premi speciali, nella categoria “Industrial”.
Pni 2019: i vincitori dei premi speciali
Gli altri tre sono andati a Ht Materials Science, Clearbox e BacFarm. La pugliese Ht Materials produce Maxwell 2020, liquido refrigerante basato su nanoparticelle che “aumentano significativamente la capacità di scambio termico e l’efficienza degli impianti di climatizzazione”, spiega Francesco Micali, responsabile R&D and product development. “Si ottiene in questo modo un risparmio del 32% in termini di consumi per gli impianti di raffreddamento industriale e, ovviamente, una riduzione dell’impatto climatico”. Il prodotto capitalizza 15 anni di ricerca dell’università del Salento. La startup ha già raccolto la fiducia di un importante investitore americano, che l’ha sostenuta con un milione di euro consentendole di realizzare un prototipo. Un mercato stimato in 75 milioni di euro che comprende ospedali, enti pubblici e data center, veri e propri mostri di consumo elettrico che divorano energia per raffreddare i server.
Si occupa di intelligenza artificiale la piemontese Clearbox Ai, nata pochi mesi fa ma già operativa e vincitrice del premio speciale categoria Ict. “L’intelligenza artificiale è una blackbox – spiega l’ad Shalini Kurapati -. Oggi la richiesta di un mutuo, per esempio, viene valutata da un software che, però, non dice nulla all’utente sulle ragioni di un eventuale rifiuto. Noi riusciamo a spiegarle ai clienti con un meccanismo che testa l’algoritmo utilizzato, senza violarne il segreto”. I settori bersaglio sono il bancario, l’assicurativo e la sanità.
Grandi applausi, infine, e il premio speciale categoria Life Sciences per la startup sarda BacFarm, che utilizza i batteri come fonte alternativa per estrarre in maniera selettiva i carotenoidi, biomolecole che il corpo umano e animale non sono in grado di produrre, e vanno necessariamente assunte con la dieta. L’obiettivo è contrastare il progresso di malattie precancerose e neurodegenerative.
Il Sud: ricerca al top, ma manca il business
Ha vinto un’azienda del nord ma è stata un’edizione caratterizzata dalle proposte innovative provenienti dal Mezzogiorno. Dalla Sardegna, come appena detto, alla Calabria, dove a Cosenza un gioiello come 2Smartest (spinoff di Unical) “corre in aiuto” addirittura del Cern di Ginevra grazie a un innovativo sistema di giunzione dei tubi. A Catanzaro, invece, Natpsor vuole rivoluzionare la cura della psoriasi con una mascherina dotata di microchip.
“Le nostre eccellenze sono distribuite su tutto il territorio nazionale – riflette Giovanni Perrone, presidente uscente di Pni Cube e professore ordinario di Ingegneria all’università degli Studi di Palermo -. Abbiamo atenei in grado di esprimere competenze di altissimo livello in tutta Italia: la capacità di metterle a rete espressa nel contesto di questo premio dovrebbe, forse, essere presa ad esempio anche da altri enti. Al Sud c’è un gap tra le idee imprenditoriali innovative e chi può finanziarle, ma è anche grazie a progetti del genere che ci stiamo muovendo per avvicinare gli investitori ai nostri incubatori. Il divario esiste, però, e va colmato”.
Giovani di valore
Pochi hanno vinto, ma aggirandosi tra i padiglioni colpiscono due cose: il livello qualitativo medio delle proposte, frutto di una selezione regionale che evidentemente ha funzionato, e l’età dei ragazzi, che spesso hanno meno di 30 anni e appaiono molto lontani dallo stereotipo di chi cerca facili successi. Conoscono, piuttosto, le imprese e il sacrificio richiesto a chi vuole lanciare un prodotto. Come Valentino Grossi di Allbora, marketplace dedicato alle pmi che aspira a mettere in contatto fornitori e clienti sulla base delle reali esigenze di produzione. Quelle che lui ha appreso lavorando dentro i capannoni fianco a fianco con gli imprenditori. “Creare un’azienda? – dice -. Non significa fare surf e staccare 3 settimane ad agosto”. Magari per postare foto su Instagram.
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