Cristina Chiabotto avrebbe contratto un debito di 2,5 milioni con il fisco. La showgirl, al fine di portare a termine una procedura di liquidazione, ha chiesto la possibilità di ricorrere alla legge 3/2012, detta legge salva – suicidi. La sua istanza è stata accettata dal giudice del Tribunale di Ivrea, Matteo Buffoni. In queste ore, Cristina Chiabotto è intervenuta con un comunicato per chiarire la sua posizione.

Cristina Chiabotto si difende

Cristina Chiabotto ha chiarito che il debito è stato contratto in assoluta buona fede. L’errore, secondo quanto dichiarato dalla trentatreenne, sarebbe stato quello di affidarsi a persone che non sono state in grado di gestire in modo appropriato i suoi guadagni:

 “Purtroppo, in totale buona fede, mi sono affidata ai professionisti sbagliati. Sono stata mal consigliata sotto il profilo fiscale quando, ancora giovanissima, a 19 anni ho iniziato la mia attività. Sono stata costretta a ricorrere alla legge ‘salva suicidi’ per far ciò che ritengo giusto e doveroso: pagare, come tutti, le somme effettivamente dovute. Non mi resta che attendere l’esito della procedura, con la serenità di chi ha la coscienza a posto. Non voglio sottrarmi al mio dovere, anzi. Vorrei solo fosse rispettato un principio valido per chiunque, cioè che l’ammontare dovuto di tasse si basi su quanto effettivamente guadagnato”.

La showgirl, poi, ha voluto precisare che il suo comportamento nei confronti del Fisco è stato definito “non fraudolento”“Ci tengo inoltre a precisare che, a differenza di quanto riportato da alcuni organi di stampa, nel decreto (peraltro pubblico) non si parla mai di evasione, ma piuttosto di ‘comportamento elusivo non fraudolento’, come espressamente dichiarato dal giudice. Ho sempre rispettato le regole e ho chiesto a chi mi consigliava di fare altrettanto”.

Le parole del giudice del Tribunale di Ivrea Matteo Buffoni

Il giudice del Tribunale di Ivrea Matteo Buffoni, in effetti, ha parlato di “un comportamento elusivo non fraudolento”: “La posizione debitoria della ricorrente  si manifestava in modo prorompente nell’anno 2014 in conseguenza di verifiche effettuate dalla guardia di finanza di Torino in relazione al periodo 2008-2013, all’esito delle quali veniva accertato un comportamento elusivo (non fraudolento) e di conseguenza veniva ripreso a tassazione un reddito superiore rispetto a quello dichiarato (motivo per cui negli anni passati le sarebbe stata pignorata una somma pari a 167mila euro, ndr)”. Questa somma, poi, è stata sommata a quella relativa al mancato pagamento delle tasse avvenuto dal 2014 al 2015, portando a un debito che supera i 2,5 milioni di euro.

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