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Andreas SOLARO / AFP

Giuseppe Conte e Luigi Di Maio

Il premier Giuseppe Conte e Luigi Di Maio si sono sentiti diverse volte per evitare quel corto circuito emerso durante la discussione sul Fondo Salva Stati. Il capo politico M5s è per un rinvio del Mes senza se e senza ma. “Così non lo approviamo”, la tesi. Il ministro degli Esteri e il presidente del Consiglio, secondo quanto si apprende, hanno convenuto su una linea che comprenda anche la strada del possibile rinvio. Del resto la mano tesa per aiutare il governo italiano a non dividersi dovrebbe arrivare oggi dall’Eurogruppo che dovrebbe confermare la disponibilità da parte dei partner europei a fare una concessione formale sul calendario.

Le “diverse sensibilità” preoccupano il Pd

I nodi però non sono affatto sciolti e Conte anche nei giorni scorsi non ha nascosto le sue perplessità, ribadendo la logica del ‘pacchetto complessivo’. Si cercherà una mediazione con l’Europa. Oggi sarà Gualtieri, che nei giorni scorsi ha parlato anche con molti esponenti M5s, a ribadire la linea della necessità di venire incontro alle richieste italiane. Tuttavia la tensione nella maggioranza e nel governo non accenna a diminuire. Il Pd, pur sottolineando le criticità sull’unione bancaria e sulla mancanza di necessarie garanzie per il nostro Paese, non intende prestare il fianco ad uno scontro che – questo il ‘refrain’ – rischia di diventare strumentale. E così assiste con preoccupazione a quelle che il premier definisce “diverse sensibilità”.

Il premier intende portare avanti una mediazione e non alimentare polemiche interne, da qui i contatti con Di Maio. “Qualcuno – ha spiegato al suo arrivo a Londra per il vertice Nato – ha sintetizzato che io ieri parlassi a nuora perché intendesse suocera, di una contrapposizione tra me e Di Maio. Una lettura che non condivido affatto, perché non corrisponde alla verità”. Conte mantiene i toni bassi (“Non batto i pugni sul tavolo, non sono abituato a farlo, sono determinato a difendere gli interessi dell’Italia”, afferma) ma muovendosi sul filo dell’equilibrio considera necessario trovare un percorso comune nella maggioranza. Anche perché – ha ribadito pure – sarà il Parlamento ad esprimersi.

Il rischio di un incidente al Senato

La prima data cerchiata in rosso è quella dell’11 dicembre quando il presidente del Consiglio, svolgerà nell’Aula del Senato “le comunicazioni del governo in vista del Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre”. Si lavorerà nei prossimi giorni ad una risoluzione di maggioranza. I Cinque stelle già stanno preparando alcuni punti e chiederanno agli alleati di accoglierli. Prima si punta ad ascoltare cosa dirà il governatore di Bankitalia Ignazio Visco che verrà ascoltato in Commissione politiche comunitarie. Nel Movimento in ogni caso la linea critica nei confronti del meccanismo di stabilità europeo è prevalente.

Tuttavia in molti non condividono la strategia del “fare tutto da soli”: “Dobbiamo – spiega una fonte pentastellata – trovare necessariamente un’intesa con le altre forze che sostengono il governo, altrimenti si crea un problema serio”. Il rischio è che al Senato si arrivi ad un incidente tale da mettere in crisi il governo. In ogni caso i vertici M5s non intendono arretrare su una posizione condivisa anche da Di Battista: “Così il Mes non conviene all’Italia”.

Di Maio ha spiegato che con il Fondo salva Stati l’Italia “rischia di finire sotto ricatto” e che serve “tempo per fare delle modifiche”. Ed ha rivendicato soprattutto il ruolo di ago della bilancia: “Decideremo noi come e se dovrà passare questa riforma del Mes, che è una cosa seria e su cui gli italiani debbono essere informati accuratamente”. “Per noi ‘ago bilancia’ sono interessi degli italiani non quelli di partito”, la risposta del Pd con Martella, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Il gioco del cerino sulle urne

La Lega intanto resta alla finestra. “Il Mes sarà la loro Tav”, ha confidato Salvini ai fedelissimi. Per il partito di via Bellerio potrebbero essere proprio i Cinque stelle a provocare l’incidente parlamentare. Intanto si sarebbero intensificati i contatti – qualcuno sostiene portati avanti direttamente dal ‘Capitano’ – tra la Lega ed alcuni ‘dissidenti’ del Movimento 5 stelle al Senato. “Siamo al gioco del cerino”, dicono gli ‘ex lumbard’. Alludendo al fatto che per il Pd è Renzi a volere il voto anticipato, mentre Italia viva al premier Conte ha portato avanti una tesi opposta, ovvero che sarebbero i dem a spingere sulle urne.

In ogni caso fino al 26 gennaio, giorno in cui si saprà chi vincerà in Emilia Romagna, la convinzione pure nella Lega è che non succederà nulla. E nel frattempo domani la maggioranza – è previsto un incontro alle 20 – potrebbe accelerare sulla legge elettorale. Il termine per arrivare ad un’intesa prima di Natale ma le posizioni restano ancora distanti. “Noi – dice un ‘big’ della Lega – siamo per qualsiasi legge elettorale a patto che si vada al voto al piu’ presto…”. 

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