Da Blockbuster a Toys’R’Us fino a Thomas Cook, ecco i crack che hanno fatto più rumore. Più 2 salvataggi in extremis

1467903954_BlockbusterSe, con il fallimento di Lehman Brothers, gli anni Zero hanno conosciuto la crisi finanziaria più grande dopo il crollo di Wall Street del 1929, il decennio che si sta per chiudere ha portato con sé alcuni fallimenti aziendali altrettanto illustri. Negli anni Dieci del ventunesimo secolo, infatti, grandi società in diversi settori si sono trovate a chiudere i battenti o a rivedere profondamente la loro produzione.

Blockbuster (2010/2013)

Ad aprire il decennio è stata Blockbuster, il colosso della distribuzione e del noleggio di videocassette e videogame fondato nel 1985. Nel 2010 la società dichiara bancarotta invocando il Chapter 11 per tentare una riorganizzazione del proprio business, ma il 2013 sancisce il definitivo fallimento del gruppo. La compagnia non ha saputo adeguarsi ai cambiamenti del settore dell’intrattenimento, e l’avvento massiccio dello streaming ha fatto il resto.

E pensare che proprio dal mondo dello streaming avrebbe potuto venire la risposta a tutti i problemi dell’azienda. Nel 2000, infatti, un giovane Reed Hastings, a capo di una startup che oggi è un gigante di nome Netflix, aveva proposto a Blockbuster di acquistare la sua società per 50 milioni di dollari, ma l’allora amministratore delegato del colosso del vhs, John Antioco, rifiutò l’accordo.

Borders (2011)

Anche i mutamenti dei metodi di acquisto hanno avuto la loro importanza. Negli anni, per esempio, il settore delle librerie ha visto cambiare radicalmente il suo sistema di vendita, complice soprattutto la rivoluzione dell’ecommerce introdotta da Amazon venticinque anni fa.

E tra le vittime più illustri c’è sicuramente la catena di librerie americana Borders, che verso la fine degli anni ’90 era presente in diversi Paesi con megastore che arrivavano a coprire fino a 4.600 metri quadri di superficie. Fondata nel 1971, la compagnia è fallita definitivamente nel 2011, dopo aver chiuso tutti i punti vendita negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Nuova Zelanda e in Australia.

Toys’R’Us (2018)

Un altro fallimento causato soprattutto dall’avanzata massiccia dell’ecommerce sembra essere quello della catena americana di negozi di giocattoli Toys’R’Us, che nel 2018 ha chiuso i battenti dopo anni di bilanci in rosso che hanno portato la società a fare oltre 7 miliardi di dollari di debito. In questo caso si è aggiunto anche il fatto che molte aziende produttrici hanno iniziato a vendere i propri prodotti online in modo diretto, scavalcando la distribuzione.

Thomas Cook (2019)

Nemmeno il settore del turismo è stato risparmiato dai cambiamenti delle abitudini dei clienti. Tra i crolli aziendali recenti più eclatanti, infatti, ha fatto notizia soprattutto quello del tour operator britannico Thomas Cook, che lo scorso settembre ha dichiarato fallimento annullando nottetempo gran parte delle prenotazioni in corso e tutti i voli operati dalla compagnia, a causa di un debito di 1,7 miliardi di sterline.

Kodak (2012)

C’è però anche chi è riuscito a rimettersi in piedi, sebbene a caro prezzo. Quello toccato alla storica Kodak, per esempio, è un ridimensionamento notevole. Fondato nel 1888, il colosso americano è stato per anni il principale produttore di apparecchi fotografici professionali e di consumo, ma non ha superato indenne la rivoluzione digitale.

Nel 2012 la compagnia, insieme alle società controllate negli Stati Uniti, dichiara fallimento entrando in amministrazione controllata. Nel piano di rilancio la società ha dovuto cessare in particolare la produzione di macchine fotografiche e quella delle pellicole. Nel 2013 la società è uscita dal periodo di bancarotta, e da allora ha iniziato a concentrarsi soprattutto su altri prodotti, dalle stampanti agli accessori per fotografi professionisti, fino a telefoni, tablet e persino una criptovaluta.

Blackberry (2016/2017)

Nel settore dei telefoni cellulari, invece, va menzionato il caso di BlackBerry, che attorno al 2011 controllava circa il 50% dell’intero mercato dei cellulari negli Stati Uniti e il 20% a livello globale, mentre oggi è completamente assente dal mercato degli smartphone.

Evitando di adattare il proprio sistema operativo e di adeguarsi alla rivoluzione degli schermi digitali, la compagnia si è trovata nel 2016 completamente esclusa dalla guerra degli smartphone, anche se recentemente ha annunciato il lancio di un nuovo telefono e continua a puntare sulle tastiere fisiche integrate.

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