Gli Australian Open 2020 partono nel segno dei tre grandi dominatori del tennis mondiale, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Roger Federer, ma anche sotto la stella di nuovi astri che stanno cercando di imporsi e spodestare, dopo 15 anni di dominio, i BIg 3 (cui andrebbe aggiunto Andy Murray per buona parte della sua carriera), a partire dal russo Daniil Medvedev in giù.

Djokovic, pur partendo da numero 2 del mondo, è da considerarsi il favorito numero uno per conquistare l’ottava corona a Melbourne, ma il tabellone gli ha messo di fronte una serie di scontri interessanti, per quanto in alcuni casi non complessi se il serbo sarà quello visto in ATP Cup. Già il primo turno con il tedesco Jan-Lennard Struff (molto sfortunato, da numero 37 del ranking), potrà essere un buon banco di prova per comprenderne le ambizioni. Vederlo almeno ai quarti di finale appare, se non scontato, quantomeno molto probabile, ma lì potrebbe attenderlo Stefanos Tsitsipas. Con il greco, che ormai merita una considerazione più alta rispetto al ruolo di outsider, la sfida sarebbe a perdere per entrambi: in caso di vittoria di Djokovic, il numero 6 del mondo perde dei punti rispetto alla semifinale di un anno fa, mentre se dovesse prevalere Tsitsipas, allora la questione del numero 1 sarebbe chiusa per parecchio tempo in favore di Nadal.


L’eventuale semifinale vedrebbe Djokovic scontrarsi con Roger Federer. Lo svizzero è l’uomo sul quale ci sono le più grandi incognite: non gioca un match ufficiale dalle ATP Finals, e nel frattempo si è dedicato alle esibizioni (oltre che, nella giornata di ieri, all’evento benefico per raccogliere fondi in favore dell’emergenza incendi in Australia). Per di più, dopo un paio di turni mediamente abbordabili (anche se all’americano Steve Johnson, suo primo avversario, non piace essere preso sottogamba), arrivano calibri piuttosto pesanti: il polacco Hubert Hurkacz al terzo turno, uno tra il canadese Denis Shapovalov e il bulgaro Grigor Dimitrov agli ottavi, uno tra Matteo Berrettini (alla ricerca di conferme dopo gli US Open), il croato Borna Coric e Fabio Fognini ai quarti. Se Federer sarà in condizione ideale, allora la semifinale più attesa potrebbe verificarsi più facilmente, altrimenti non sono escluse sorprese. Il resto lo scopriremo soltanto al suo primo ingresso in campo sulla Rod Laver Arena.

Nonostante il ruolo di numero 1 del mondo, Rafael Nadal non si può certo definire il primo favorito del torneo. Nonostante questo, ha delle ottime chance di arrivare in semifinale, ma molto, se non tutto, passa dagli ottavi: più che il russo Karen Khachanov, la sua vera preoccupazione è l’australiano Nick Kyrgios, con il quale c’è una rivalità neanche troppo nascosta dai due, che ogni volta si esibiscono in battaglie furiose quando si incontrano. Da capire il ruolo di Dominic Thiem, che potrebbe incontrare Nadal ai quarti e che, lentamente, ma inesorabilmente, sul veloce sta guadagnando fiducia, oltre a essere uno dei pochi che sa come si combatte con il mancino di Manacor.

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Per la prima volta da parecchio tempo, si può scrivere il nome di un vero e proprio quarto favorito di prima fascia accanto al trio classico da quando Murray non è più in grado di competere a questi livelli: parliamo del russo Daniil Medvedev. Il russo ha un primo complicato contro l’americano Frances Tiafoe, uno dei sorteggi peggiori che potesse capitare a chiunque all’interno dei giocatori non teste di serie, ma di lì la strada si fa meno irta di pericoli, perché, per vari motivi, ad oggi il francese Jo-Wilfried Tsonga, l’americano John Isner e lo svizzero Stan Wawrinka non sono al suo livello. La sua ottima partenza in ATP Cup fa pensare che il suo discorso legato alla semifinale sia addirittura il più semplice dei primi quattro del ranking ATP, anche perché il tedesco Alexander Zverev non sembra essersi propriamente ripreso dai problemi che lo hanno tormentato lo scorso anno, e allo stato attuale sembra aver abbandonato il ruolo di uomo tra quelli da battere negli Slam (che, per la verità, mai è realmente riuscito ad avere). Semmai, in questo quarto di finale sarebbe il belga David Goffin ad appropriarsi di un ruolo che, se non è di primissimo piano, quantomeno lo è da pericolo per tutti.

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federico.rossini@oasport.it

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Foto: LaPresse

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