Il tribunale di Firenze ha dichiarato il fallimento del gruppo toscano, tra i primi a vendere in rete prodotti informatici

Cybersecurity ed ecommerce (Getty Images)

Cala il sipario su uno dei pionieri dell’ecommerce in Italia. Lo scorso 20 gennaio il tribunale di Firenze ha dichiarato il fallimento del gruppo italiano Chl, tra le piattaforme pioniere dello shopping online e attiva nei settori delle telecomunicazioni, dell’information technology e della logistica dal 1993.

La società toscana, quotata in Borsa sul listino Mta, è stata tra le prime in Italia a diffondere il modello di vendita online e già dal 1995 commerciava su internet in prodotti informatici, dai semplici componenti fino a pc assemblati dall’azienda stessa. Chl detiene anche il 98% della società di telecomunicazioni Terra Spa, con sede ad Arezzo, e ha sedi e personale a Roma, Arezzo, Firenze e Milano, oltre a 1,2 milioni clienti in tutta Italia.

Ma questi numeri non sono stati sufficienti. Nel primo semestre del 2019 i ricavi sono scesi da 11,2 a 8,5 milioni, e il passivo del reddito operativo aziendale è arrivato a 2,13 milioni di euro rispetto ai precedenti 487mila euro.

Già dallo scorso dicembre, inoltre, la Consob, l’Autorità di controllo della Borsa italiana, ha sospeso il titolo della società “fino a quando anche in esito alle ulteriori attività istruttorie in corso, non sarà possibile valutare il reale stato economico finanziario e patrimoniale dell’emittente e ripristinare un completo e corretto quadro informativo sui titoli”, si legge su Il Sole 24 Ore.

Secondo le indagini dell’Authority, che sono ancora in corso, sono emerse delle irregolarità nelle comunicazioni sull’effettiva situazione economica, finanziaria e patrimoniale del gruppo. In seguito alla decisione della Consob di sospendere le azioni, anche il tribunale di Firenze ha poi disposto la sospensione dei poteri del Consiglio di amministrazione dell’azienda.

Come riportato dalla nota pubblicata sul sito di Chl, il tribunale del capoluogo toscano ha nominato giudice delegato Cristian Soscia e curatore fallimentare Vincenzo Pilla, e il prossimo 14 maggio 2020 ci sarà l’adunanza per l’esame dello stato passivo. La nota si conclude specificando che i creditori ed i terzi che “vantano diritti reali o personali su cose in possesso della fallita potranno presentare domande di insinuazione fino a trenta giorni prima dell’adunanza”.

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