Dai campi alla tavola: le idee di alcune società innovative nel settore del foodtech, per trasformare i processi di coltivazione, produzione e cottura

Foodtech (Getty Images)
Foodtech (Getty Images)

Per comprendere in che direzione stiano andando gli interessi della collettività sulle tematiche chiave che ci pervadono – mobilità, telecomunicazioni, sanità – è interessante monitorare come si muovono le imprese quando fanno innovazione. O meglio, come spesso accade, quando fanno open innovation. Lanciano call for ideas, hackathon, incubatori, progetti legati alle università, mobilitando le nuove generazioni e spronandole a trovare soluzioni e opportunità a problemi o temi di interesse aziendale.

Il mondo del foodtech è in prima fila da anni con le big company sempre in cerca di novità per crescere. Deloitte officine innovazione coordina da due anni il percorso Foodtech accelerator in collaborazione con alcune aziende partner che hanno stilato una serie di campi di interesse su cui intendono fare passi avanti, ingaggiando startup. Per questa seconda edizione i trend di interesse sono “innovative packaging”, “automated commerce”, “agritech” e “disruptive food&alternative beverages”.

Sono 9 le startup provenienti da Italia, Israele, Canada e Hong Kong che sono state selezionate. Eccole.

Agritask

Startup israeliana che ha sviluppato una piattaforma di gestione agronomica. Consente agli agricoltori di tutto il mondo di beneficiare della precision agronomy e delle tecnologie agricole avanzate, anche se si hanno poche competenze digitali, senza il costo elevato della gestione di più sistemi tecnologici. E senza cambiare le abitudini di lavoro.
Un sistema completo che si può implementare e che integra molteplici tecnologie. AgriTask correla vari dati: provenienti dalla terra, dall’analisi di immagini aeree dal satellite, dati di previsione e attività che vengono eseguite o pianificate per colture specifiche. Inoltre provvede a dare un supporto decisionale a tutti gli attori dell’agricoltura che lo usano.

Cytophage

Dal momento che sulla terra viviamo una fase di abuso degli antibiotici, stanno emergendo batteri resistenti agli antimicrobici, soprannominati super-bug. La startup canadese Cytophage ha trovato la soluzione al problema nei batteriofagi, virus presenti in natura che uccidono i batteri.

Ha creato una tecnologia in grado di generare qualsiasi tipo di batteriofago in laboratorio, accelerandone lo sviluppo e l’applicazione per prevenire o curare le infezioni umane, animali e per agire nella sicurezza alimentare. “La nostra visione è che ogni ospedale, veterinario e struttura agricola disporranno di una fornitura di prodotti Cytophage per gestire qualsiasi infezione o contaminazione batterica”, spiegano dalla società. Iniziando dalle più comuni come la salmonella o escherichia coli.

Equinom

Startup israeliana che sviluppa semi non ogm destinati al consumo umano con profili nutrizionali superiori e rese produttive migliorate rispetto a quelli normali. “Siamo il più grande fornitore di sesamo ad alto rendimento e infrangibile, con molti acri coltivati negli Stati Uniti, in Australia e in Europa. Il nostro focus attuale è sulle proteine vegetali. Siamo pronti ad accelerare lo sviluppo di proteine alternative sostenibili, affidabili e più sane”, la posizione dell’azienda. Cercando di risolvere le tre sfide più significative che la categoria deve affrontare: disponibilità, diversità e prezzo.

Equinom è impegnata a lavorare con l’industria alimentare e la sua catena di approvvigionamento per creare ingredienti alimentari migliori, contenenti solo ciò che la natura ha messo a disposizione.

Heallo

Startup italiana che ha brevettato un processo enzimatico in grado di estrarre dalle trebbie una fibra solubile che, aggiunta negli alimenti e nelle bevande, riduce significativamente gli impatti del picco glicemico e dei carboidrati. Una scoperta importante per il mondo dei diabetici, ma anche per coloro che ricercano un’alimentazione equilibrata, povera di zuccheri.

Le applicazioni sono diverse, come spiegano dalla startup: “Per esempio, aggiungendone due grammi in un litro di succo, si riduce del 23% l’impatto glicemico. Con la birra invece immettiamo la fibra in fase di produzione: abbiamo calcolato una riduzione di zuccheri del 42%”. La prima linea di birra che contiene questa fibra è pronta e tra poco sarà in commercio, ma intanto la sperimentazione continua anche nel food, con il cioccolato, e negli integratori.

Ktchn Lab

Startup italiana attiva nel mondo delle ghost kitchen, di cui è stata pioniera nel nostro Paese. Opera con cucine dove vengono assemblati, scaldati e predisposti piatti di qualità, che poi vengono venduti nel circuito del food delivery. La spedizione è assicurata in 20 minuti .“Garantiamo un servizio veloce e accurato. Niente pizze e hamburger, ma piatti con ingredienti di prima scelta”, sostengono dall’azienda.

Nessun punto vendita diretto con il consumatore e nessuna insegna: tutto è, appunto, “ghost”, nascosto. Il prossimo step, oltre a nuove aperture in Italia (Torino) e all’estero (Madrid) è quello di collaborare con un partner di Foodtech accelerator per lanciare un nuovo brand store.

Innovopro

Si tratta di una startup israeliana impegnata a fornire ingredienti proteici vegani per creare prodotti alimentari nutrienti, convenienti, sicuri e sostenibili. Che abbiano un eccellente profilo nutrizionale, ma anche buon gusto. Ha messo a punto un concentrato di proteine a base di ceci sotto forma di farina, utilizzabile per diverse ricette, dalla maionese al pudding, al gelato vegano. Il composto non è ogm, non è segnato come un allergenico e ha un alto valore nutrizionale. La startup ora ha come obiettivo quelli di svolgere test sull’ingrediente e di sviluppare il business development.

Ixon

Startup di Hong Kong che ha sviluppato una tecnologia patent pending di confezionamento asettico degli alimenti. Permette di conservare prodotti sottovuoto senza la necessità di utilizzare il frigorifero. In questo modo viene meno il bisogno di preservare tutta la catena del freddo, con i relativi costi e problematiche che porta con sè. Il cibo confezionato con la tecnologia di Ixon viene prima cotto a bassa temperatura e può essere consumato fino a due anni dopo.

Tutte le caratteristiche organolettiche sono garantite e preservate, abbiamo già fatto dei test che hanno dato esito positivo”, sottolineano dall’azienda. Ora l’obiettivo della startup è quello di sviluppare ulteriormente la tecnologia e ridefinire il business model in modo da prepararsi all’industrializzazione.

Soos Technology

Startup israeliana di biotecnologia il cui obiettivo è eliminare la pratica di abbattimento dei pulcini maschi nell’industria della produzione di uova. “Ogni anno, incubatoi commerciali in tutto il mondo producono 15 miliardi di pulcini: 7,5 miliardi sono femmine che possono deporre le uova, e 7,5 miliardi sono maschi che non hanno un uso commerciale e sono quindi sterminati dopo la schiusa”, la linea della startup.

Soos ha sviluppato un sistema di incubazione basato sull’intelligenza artificiale che influenza il processo di sviluppo del sesso nell’embrione di pollame e trasforma i maschi genetici in pulcini femminili funzionali. Lo fa con il controllo dell’ambiente nell’incubatore, modificando parametri di umidità, temperatura, livello di anidride carbonica e soprattutto con determinate e particolari vibrazioni sonore.

ZeroEgg

Startup israeliana che ha ideato un prodotto di origine vegetale che sostituisce le uova e può essere utilizzato in ogni preparazione che le contempli. Si tratta di un composto liquido che ha lo stesso sapore delle uova, con cui si possono preparare frittate, uova strapazzate o prodotti da forno, ma anche torte salate e salse, per esempio la maionese. È da considerarsi un sostituto delle uova sia per gusto che per nutrienti. L’obiettivo della startup è quello di testare il prodotto e valutare una strategia di go-to-market: Faremo alimenti a base vegetale accessibili, saporiti, nutrienti, convenienti, meno inquinanti, meno dispendiosi e, soprattutto, innocui per gli animali e le persone”.

Le 9 startup accederanno al un programma del Foodtech accelerator che prevede 15 settimane per sviluppare obiettivi come definire strategie di go-to-market, piani di scale-up industriale e di internazionalizzazione e naturalmente lo sviluppo di prodotti o servizi. A disposizione un budget di 70mila euro ciascuna, di cui 50mila in servizi. A maggio una giornata finale di presentazione all’ecosistema dell’innovazione e agli investitori. L’iniziativa è sostenuta da Italia zuccheri coprob, Cereal docks, Amadori e Birra Peroni.

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