E molti sono obsoleti e non sicuri. Il governo vuole dare una sforbiciata, investendo sulle tecnologie cloud. Ecco la mappa dei server della Pa

L’obiettivo finale è da un lato quello di dar vita a un Polo strategico nazionale (Psn) chiamato a gestire un numero ristretto di data center sui quali gireranno i servizi definiti strategici. Dall’altro quello di razionalizzare i server oggi impegnati nella gestione dei servizi ordinari, dismettendo quelli obsoleti.
Il primo sarà una struttura gestita direttamente dallo stato, mentre per i secondi sarà possibile affidarsi al cloud, anche cercando sul mercato gli operatori chiamati a gestirli. Una strategia che, oltre a garantire sicurezza e affidabilità, dovrà portare a una razionalizzazione delle spese e a una riduzione delle emissioni di CO2 dei data center.
Questa la strategia del ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, delineata in un post su Medium da Paolo De Rosa, direttore tecnologico del dicastero affidato a Paola Pisano. Il primo passo per definirla è stato quello di censire i data center utilizzati dalle pubblica amministrazione.
Uno studio, i cui risultati sono stati resi noti nei giorni scorsi, che ha raccolto le risposte di 990 pubbliche amministrazioni, che hanno consentito di censire 1.252 data center.
La mappa mostra la situazione nelle singole regioni. Le dimensioni delle icone sono legate alla percentuale di data center di proprietà di una pubblica amministrazione rispetto al totale di quelli censiti.
Più che sulla proprietà dei server, l’attenzione dell’Agenzia del governo per l’innovazione digitale (Agid) si concentra sulla loro qualità. Nello specifico, appena 62 sono dotati dei requisiti di sicurezza e efficienza ritenuti necessari per continuare a operare. Gli altri 1.190 girano invece su macchine obsolete e, viene detto in maniera chiara da De Rosa, “devono essere dismessi quanto prima”.
Come detto, il cloud rappresenta una delle soluzioni per la sostituzione. Tanto che Agid ha messo a punto un programma di abilitazione al cloud che aiuta gli enti pubblici a individuare i servizi che possono essere migrati e le soluzioni gestionali più adatte. Inoltre sta lavorando con Consip a una gara da 1,2 miliardi che dovrebbe rendere più rapide per le pubbliche amministrazioni le procedure da seguire per dotarsi di servizi in cloud. La previsione è di pubblicarla per l’inizio del prossimo anno.
Intanto, però, ci sono già delle pubbliche amministrazioni che ricorrono al cloud. Nello specifico, si tratta di 420 delle 990 che hanno partecipato al censimento. Questo grafico mostra la tipologia scelta.
Al netto della tipologia scelta, l’appello di Agid è quello di seguire l’esempio di queste pubbliche amministrazioni. Per facilitare il percorso, ha pubblicato un programma di abilitazione al cloud che permette agli uffici pubblici di individuare i servizi più semplici da migrare. Dando il via, così, al cambiamento.
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