In teoria in questi momenti avremmo dovuto commentare quanto successo nel Gran Premio di Australia 2020 di Formula Uno, cercando di capire se davvero la Mercedes avrebbe confermato quando fatto vedere nei test di Barcellona, oppure se Ferrari e Red Bull avrebbero fatto lo sgambetto a Lewis Hamilon e Valtteri Bottas. Tutto questo, purtroppo, è stato messo nel cassetto già dalla nottata tra giovedì e venerdì. Il rischio di contagio del coronavirus, infatti, ha reso necessaria la cancellazione del weekend di Melbourne, con conseguenze inevitabili tra scuderie, piloti, organizzatori e pubblico. Non è questa la sede per parlare delle polemiche scaturite, piuttosto è l’occasione per analizzare il Circus con uno dei suoi più illustri rappresentanti.

Sebastian Vettel, infatti, ha rilasciato una lunga intervista a morosport.com. nella quale ha toccato diversi argomenti, con la sua consueta intelligenza e con il suo modo sempre delicato di analizzare le varie situazioni.  La grande domanda delle ore precedenti le prime prove libere del Gran Premio d’Australia è stata se correre o non correre. Lo sport come va posto in questi frangenti? “La Formula Uno è la mia vita, ha una grande importanza, ma ovviamente comprendo che per il grande pubblico questo sport sia una gara di due ore che si corre ogni due settimane. Quello che facciamo intrattiene tanta gente, e per quanto in questa situazione sia impossibile capire cosa ci aspetta e fare previsioni su cosa accadrà, si cerca di mantenere quanta più normalità possibile. Credo che quando la gente si ritrova costretta a cambiare le proprie abitudini quotidiane, può essere bello offrire qualcosa a cui le persone sono abituate, sperando che insieme regali anche qualche emozione positiva”.

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Dal punto di vista del tedesco, invece la situazione viene vissuta, come sempre, con grande razionalità. Si va avanti, prendendo precauzioni per quanto è possibile, ma in certe circostanze ti metti nelle mani di altre persone. Ci siamo affidati a coloro che lavorano e gestiscono il trasporto aereo, ed è una scelta nostra, nessuno ci ha obbligati a salire su un volo diretto a Melbourne, alla fine venire qui è una scelta che ognuno di noi ha fatto liberamente. Siamo qui per fare ciò che amiamo, che è correre, ma ovviamente non possiamo non essere consapevoli di quanto sta succedendo e dobbiamo adattarci a quel che accade come tutti”.


La grande spaccatura in questi giorni così convulsi sembra si sia vissuta tra piloti della nuova generazione ed i cosiddetti “senatori” con Kimi Raikkonen, Lewis Hamilton e lo stesso Seb Vettel con posizioni particolarmente differenti. “Si, ma è normale che sia così la vita ti insegna parecchie cose. Quando avevo 10 o 15 anni per me esistevano solo le corse, nient’altro che le corse. Tutto ruotava intorno a quello, mentre oggi le cose sono un po’ cambiate. Questo non vuol dire che la mia passione si sia affievolita, anzi, ma sicuramente sono in grado di andare oltre il mondo del motorsport”.

Per il quattro volte campione del mondo inizia la stagione numero 13 della carriera nella massima categoria del motosport. Cosa è cambiato dall’esordio? “Ero compagno di squadra di Sebastian Bourdais, lui terminò la gara in zona punti e io mi ritrovati girato alla prima curva e… se non ricordo male contro le barriere. Fu una gara in cui molti altri piloti si ritirarono, quindi se avessi concluso regolarmente la corsa avrei probabilmente portato a casa dei punti. Per me fu una giornata nera, ma per la Toro Rosso alla fine si rivelò un weekend comunque positivo grazie ai punti conquistati dal mio compagno di squadra”.

Le sensazioni quando si arriva in griglia sono le stesse del 2008? “Alcuni aspetti sono ancora simili, ma in generale il feeling è diverso. Ricordo che quando arrivai qui per la prima volta ero molto più nervoso, non sapevo cosa sarebbe accaduto, e non conoscevo la pista… quindi i punti interrogativi erano parecchi. Oggi questi dubbi non ci sono più e in generale so che per quanto possano esserci imprevisti non ci sarà nulla che non abbia già fatto in precedenza, un aspetto che aiuta ad essere più sicuri. Ma quando poi arrivano le qualifiche e la gara, beh, l’adrenalina sale ed è sempre esaltante, soprattutto quando si è alla vigilia della prima gara del Mondiale. Diciamo che col tempo impari a seguire una tua routine, sei in generale più rilassato, ma non si è indifferenti quando senti il conto alla rovescia e sai che stanno iniziando le qualifiche o la gara, ed è bello che sia così, per me è sempre così e mi piace che lo sia”.

alessandro.passanti@oasport.it

Twitter: @AlePasso

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Foto: Lapresse

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