Quando nasci in una località che è soprannominata “La Città d’Acciaio” non puoi che avere una scorza ben spessa ed un carattere notevole. Un aspetto che va a legarsi con il fatto che Terni sia anche definita “La Città di San Valentino”, che noi non prenderemo tanto in considerazione dal punto di vista del romanticismo, quanto da quello dei sognatori. Ecco, Libero Liberati, figlio prediletto del capoluogo umbro, era proprio così. Un mix tra tenacia e voglia di stupire, perché quando correva nel Motomondiale non si poteva che essere un po’ fuori dagli schemi per primeggiare.

Il centauro, che prese proprio il soprannome di “Cavaliere d’Acciaio” nacque a Terni il 20 settembre 1926 e, sin da subito, fece capire a tutti che la sua vita si sarebbe unita in maniera inscindibile con i motori. Prima di aprire ufficialmente la sua carriera vera e propria, infatti, iniziò a lavorare (i casi della vita) presse le Acciaierie della città con il ruolo di autista. Una parentesi brevissima. Le moto erano nel suo destino, e nemmeno la seconda guerra mondiale gli fece cambiare i piani.

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Dopo diverse vittorie nei circuiti nazionali arrivò l’esordio nel Motomondiale (grazie ad una sorta di colletta della città), nel 1950. Una sola gara, con la Moto Guzzi nella classe 500. Liberati non andò oltre un ventiduesimo posto nel Gran Premio delle Nazioni di Monza vinto da quello che sarebbe poi divenuto uno dei suoi grandi rivali, il britannico Geoff Duke. il cosiddetto “Duca di Ferro inglese”. Acciaio contro ferro. Una costante. Stesso discorso nella stagione successiva, con una sola apparizione nella stessa gara, questa volta in sella ad una Gilera ed un settimo posto a quasi due minuti di distacco nella prova vinta da Alfredo Milani davanti a Umberto Masetti e Nello Pagani. Proseguendo la sua carriera internazionale con quella italiana (dove continuò a fare incetta di successi) nel 1952 disputò quattro gare nella classe regina. Settimo nel Gran Premio di Svizzera, quindi ottavo ad Assen e Monza, infine sedicesimo in Spagna al Montjuic.

La sua esperienza nella 500 prosegue con qualche apparizione qui e là. Nel 1953, per esempio, fu terzo a Monza per il primo podio della carriera, quindi giunse secondo nel Gran Premio di Francia a Reims alle spalle del solito Geoff Duke, prima di un’altra piazza d’onore a Monza nel 1956. Le uniche gare a cui prese parte. Tutto cambiò nel 1957. La Gilera gli mise in mano una moto pronta a combattere e il “Cavaliere d’Acciaio” non fu da meno. Primo all’esordio sotto la pioggia torrenziale del Gran Premio di Germania di Hockenheim (una prova epica, alla quale si presentò portato a braccia sulla griglia di partenza dopo una brutta caduta nella gara della 350 conclusa da poco), con appena 3 decimi di margine sul britannico Bob McIntyre quindi, dopo aver saltato il Tourist Trophy, fu secondo ad Assen a mezzo minuto dal britannico John Surtees, quindi primo a Spa con circa un minuto di vantaggio sul britannico Jack Brett, primo anche nel Gran Premio dell’Ulster davanti a McIntyre, infine arrivò il trionfo conclusivo di Monza con 24 secondi su Geoff Duke. Una stagione dominata. 32 punti in classifica contro i 20 di McIntyre ed i 17 di Surtees. Un punteggio che diventò poi di 38 punti. Come mai? Al termine della gara vinta a Spa, venne squalificato per presunte irregolarità e la vittoria venne assegnata a Jack Brett. Dovette aspettare l’inizio del 1958 per essere riabilitato, vedendo l’ordine di arrivo originale di nuovo valido.

Il 1957 fu l’anno del primo e unico titolo della sua esperienza nel Motomondiale. Nella stagione precedente tuttavia, Liberati aveva già iniziato a correre anche nella 350 con la vittoria di Monza, mentre nel 1957 sfiorò il titolo anche in questa classe grazie alla vittoria di Hockenheim (centrata nonostante una caduta a pochi chilometri dall’arrivo), condita dal secondo posto di Spa ed i terzi di Assen, Monza e Ulster. Quell’anno coincise con il patto di astensione firmato da Gilera, Moto Guzzi e FB Mondial con Liberati che si trovò senza scuderia. A quel punto decise di gareggiare con una moto privata e fece un’esperienza nel Mondiale del 1959 con una Moto Morini in 250, tornando in seguito a condurre la sua vecchia Gilera Saturno, senza peraltro riuscire ad ottenere risultati di particolare rilievo tra gli anni 1958 e 1960. La sua carriera si concluse qui. Con un titolo iridato in tasca nella classe regina, 6 successi e 14 podi complessivi.

Una carriera che, tuttavia, stava per ripartire nel 1962. La Gilera decise di tornare alle gare e il pilota umbro iniziò ad allenarsi per farsi trovare pronto per il via del campionato, vista anche l’età di 35 anni. Il 5 marzo di quell’anno stava percorrendo la Strada statale 209 Valnerina. Liberati scivolò sulla strada bagnata all’altezza della curva di Cervara, colpendo violentemente la parete rocciosa. La morte arrivò sul colpo, gettando nello sgomento l’intera città. Il “Ternano Volante” chiuse in quel momento la sua vita per entrare di diritto nella leggenda delle moto.

alessandro.passanti@oasport.it

Twitter: @AlePasso

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Foto: Wikipedia Libero Liberati

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