Da sempre l’Italia ha un rapporto complicato con gli Europei di calcio. Soltanto negli ultimi due decenni la nostra Nazionale si è qualificata in maniera costante alla fase finale della massima competizione continentale, ma nel computo totale le mancate partecipazioni sono 6 su 15, un dato sicuramente sorprendente in relazione alla caratura internazionale dell’Italia. A dispetto dei quattro trionfi ai Mondiali, agli Europei la selezione azzurra può vantare una sola affermazione, risalente al 1968. Andiamo a ripercorrere il rocambolesco cammino che spinse l’Italia sul tetto d’Europa per la prima e unica volta della sua storia.

Fu la prima edizione contrassegnata dall’introduzione dei gironi eliminatori, che videro ai blocchi di partenza 31 squadre in lizza per gli otto pass per i playoff. L’Italia di Ferruccio Valcareggi fu inserita nel gruppo 6 insieme a Romania, Svizzera e Cipro e ottenne la qualificazione senza alcun problema: con 5 vittorie e un pareggio gli azzurri dominarono la scena e si guadagnarono la sfida contro la Bulgaria. L’andata a Sofia vide i padroni di casa prevalere per 3-2 e costrinse l’Italia alla rimonta nella gara di ritorno: al San Paolo di Napoli Pierino Prati e Angelo Domenghini siglarono il 2-0 necessario per accedere a quelle che oggi definiremmo Final Four, in programma proprio nel Bel Paese.

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Le altre qualificate alla fase finale erano Jugoslavia, Inghilterra e Urss. Il sorteggio abbinò all’Italia proprio l’Unione Sovietica, sfida che andò in scena a Napoli nel pomeriggio del 5 giugno. L’infortunio nei primi minuti di Gianni Rivera, leader tecnico della Nazionale del ’68, complicò la situazione e facilitò il gioco contenitivo dei sovietici, che riuscirono ad imbrigliare l’Italia e ad imporre lo 0-0 finale. Nei tempi supplementari una cannonata di Domenghini fu fermata dal palo e strozzò in gola l’urlo degli 80.000 del San Paolo. A quel tempo non esistevano i calci di rigore, per cui a determinare la prima finalista degli Europei fu il lancio della monetina, cosa che al giorno d’oggi appare grottesca. Il capitano Giacinto Facchetti, che stando ai racconti dei suoi compagni di squadra era notoriamente fortunato, scelse il lato dei fiori e venne premiato dalla sorte, la quale mandò in visibilio il pubblico partenopeo e spedì gli azzurri in finale.

Nell’altra semifinale, disputata a Firenze, l’Inghilterra di Bobby Charlton, considerata dagli addetti ai lavori ancora più forte di quella che aveva vinto il Mondiale casalingo due anni prima, cedette per 1-0 alla talentuosa Jugoslavia, squadra che veniva definita il Brasile d’Europa per l’enorme qualità tecnica di cui disponeva. La finale si giocò a Roma sabato 8 giugno e vide il netto predominio degli slavi, completamente padroni del campo grazie al loro gioco arioso: in particolare, la loro stella Dragan Dzajic, poi eletto miglior giocatore del torneo, era letteralmente immarcabile e al 39′ realizzò la rete dell’1-0. Anche nella ripresa l’Italia non riuscì a cambiare passo e si salvò soltanto grazie alla grinta di Domenghini, l’ultimo a mollare: fu lui a segnare un calcio di punzione a dieci minuti dal termine e ad evitare la sconfitta. Nei tempi supplementari non accadde nulla di significativo e la partita venne ripetuta a distanza di due giorni.

La seconda finale fu completamente diversa dalla precedente. Grandi meriti vanno dati a Valcareggi che, criticato duramente dalla stampa in quei due giorni, decise di rivoluzionare la formazione con ben cinque cambi e optò per uno schieramento più spregiudicato dando fiducia a giocatori di qualità come Gigi Riva, Sandro Mazzola e Giancarlo De Sisti. D’altro canto, Rajko Mitic scelse di effettuare una sola variazione rispetto all’assetto di sabato e gli slavi pagarono la stanchezza. Al 12′ Riva raccolse un tiro dal limite dell’area di Domenghini e sbloccò subito il risultato. Venti minuti dopo un’azione emblematica sancì il raddoppio italiano: la palla partì dalle mani di Dino Zoff, transitò a centrocampo in rapidità e giunse a Pietro Anastasi, che scaricò un destro chirurgico per il definitivo 2-0. La Jugoslavia non riuscì minimamente a reagire e già dalla fine del primo tempo gli spalti dell’Olimpico si riempirono di fiaccole per celebrare il trionfo europeo dell’Italia, a distanza di 30 anni dall’ultimo Mondiale vinto.

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antonio.lucia@oasport.it

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Foto: Olycom / LaPresse

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