I magazzinieri si lamentano delle condizioni di lavoro. L’azienda corre ai ripari in un periodo in cui l’ecommerce sta crescendo

La protesta dei lavoratori Amazon a New York (foto: Spencer Platt/Getty Images)

Con l’introduzione delle misure di distanziamento sociale introdotte negli Stati Uniti per combattere il diffondersi dell’epidemia, si sono intensificati i servizi di consegna a domicilio. Dalle grande catene di supermercati, passando per i servizi di ristorazione fino ad arrivare ad Amazon che, a dispetto dell’emergenza sanitaria, ha continuato a lavorare a ritmi sostenuti.

I lavoratori dell’azienda chiedono, però, maggiori tutele per salvaguardare la propria salute dopo che, in alcuni stabilimenti dell’area di New York, sono risultati positivi circa 10 impiegati. Ed è proprio dalla Grande Mela che parte il primo sciopero dei lavoratori Amazon. Ieri, 30 marzo, gli addetti del magazzino JFK8 si sono riuniti fuori dall’edificio per chiedere alla direzione più dispositivi di protezione per tutti i dipendenti, un aumento dell’indennità di rischio nel proprio salario e, soprattutto, una sanificazione completa dell’ambiente di lavoro, dopo i casi positivi di contagio.

Cosa è accaduto a New York

Il leader della protesta è Chris Smalls che, come si apprende dal sito d’informazione economica Bloomberg, è stato licenziato nella serata del 30 marzo dopo aver protestato contro l’azienda. “Amazon preferisce licenziare i lavoratori piuttosto che fare qualcosa per proteggere noi, le nostre famiglie e l’intera comunità”, ha affermato Smalls durante un video messaggio rilasciato alla tv americana Cnbc. “Sono indignato e deluso, ma non sono scioccato” – ha proseguito. “Come al solito, Amazon preferisce nascondere un problema  sotto il tappeto piuttosto che fare qualcosa per proteggere i propri impiegati”.

Non s’è fatta attendere la risposta dell’azienda di Jeff Bezos che ha accusato Smalls di aver violato, organizzando lo sciopero, le linee guida di sicurezza comune poiché sottoposto alla quarantena per essere entrato in contatto con un collega infetto. Motivo, quindi, che ha spinto Amazon al licenziamento.

Inoltre ha contestato anche le rivendicazioni degli altri lavoratori che hanno partecipato allo sciopero, sottolineando come siano stati forniti dispositivi di sicurezza a tutti i dipendenti e siano state anche intensificate le pulizie in tutti magazzini.  Secondo quanto riporta il Guardian, i lavoratori del colosso del commercio online trovano assolutamente inadeguate le misure di sicurezza adottate dall’azienda – per esempio tenere la distanza di un metro o distribuire disinfettante – perché, spesso, gli stabilimenti sono troppo piccoli e i lavoratori sono confinati in piccoli spazi.Sono già 11 i magazzini in cui sono stati registrati lavoratori positivi e, in Kentucky, uno è stato costretto a chiudere.

Lo sciopero italiano

Le stesse rivendicazioni arrivano anche oltreoceano, in Italia. In una nota pubblica sul sito della Cgil nazionale si apprende infatti che il 30 marzo anche i lavoratori degli stabilimenti Amazon di Calenzano, in provincia di Firenze, in Piemonte, Lazio e Lombardia si sono mobilitati “per chiedere che venga garantita la propria salute e la sicurezza e che venga limitata l’attività di consegna ai soli beni essenziali”.

Secondo il sindacato “l’unica strada per affrontare con responsabilità l’emergenza sanitaria è ridurre le attività in modo da consentire la minore esposizione dei lavoratori e adeguare l’organizzazione del lavoro, rispettando in questo modo tutte le indicazioni del ministero della Salute”.

Secondo Michele De Rose, segretario nazionale della Filt Cgil –intervistato da Today.it – “il mercato degli acquisti online è esploso e le consegne sono triplicate rispetto ad un periodo normale, motivo per cui diventa necessario mettere in sicurezza i lavoratori. Ma Amazon rifiuta di incontrare lavoratori e sigle sindacali e prosegue con la regole spedizione dei beni”. Per il sindacalista “l’azienda prosegue con lo stesso ritmo di consegno, ma per tutelare i lavoratori bisogna diminuire i carichi e mandare in strada meno persone”.

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