Lo scorso anno la University of Viriginia, la cui squadra di basket ha il soprannome di Cavaliers, ha vinto il torneo NCAA. Nel roster c’era un italiano, Francesco Badocchi, che in questa stagione ha tuttavia deciso di non far parte del team. Per un azzurro in uscita, però, ce n’è un altro in entrata: Tomas Woldetensae, che è esploso nell’ultima parte di stagione e che forse sarebbe stato protagonista della March Madness, se questa non fosse stata annullata a causa della pandemia di coronavirus per la prima volta nella storia.

Woldetensae non è un giocatore che è stato spesso sotto i riflettori delle Nazionali giovanili, anzi. Classe ’98, di origini eritree, ma bolognese in tutto e per tutto, cresciuto alla BSL San Lazzaro (che ha prodotto altri due azzurri in NCAA, Thomas Binelli, figlio di Augusto, per tutti “Gus”, e lo sfortunatissimo Gabriele Stefanini), ebbe qualche problema nell’approdo negli States. Avrebbe dovuto far parte della UMKC (University of Missouri-Kansas City), che è un college all’interno della Western Athletic Conference, la stessa nella quale giocano Alessandro Lever (a Grand Canyon) e Mattia Da Campo (ai Seattle Redhawks). La NCAA, però, non gli riconobbe alcuni corsi seguiti quando era ancora in Italia, e perciò dovette ripiegare sullo junior college di Indian Hills. Per i meno esperti del mondo NCAA, quando un giocatore non ha i requisiti per approdare direttamente in una delle università di primo piano, allora finisce in questi college, dove in genere si resta due anni prima di fare il salto.

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Dopo essersi fatto notare molto in fretta (17.3 punti e 2.5 assist nel secondo anno), entrando anche nel miglior quintetto NJCAA (First Team All-American), si è guadagnato in fretta le attenzioni di molti atenei di prim’ordine. Una visita in quel di Charlottesville, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, lo ha però convinto a scegliere i campioni NCAA in carica, dove avrebbe così iniziato quello che avrebbe voluto fare già due anni prima.

Dopo un inizio di stagione con qualche difficoltà sul piano realizzativo anche in partite con molti minuti a disposizione, anche a causa dei postumi di un infortunio al polso, Woldetensae ha lanciato il primo segnale serio il 26 gennaio, sommergendo sotto 7 triple (su 14 tentate) Wake Forest, poi battuta all’overtime. Di lì, sono arrivate due settimane molto felici a febbraio: 27 contro Louisville, 18 con tiro della vittoria contro UNC, 14 contro Boston e 10 contro Pittsburgh. Nel mese di marzo non era riuscito a incidere, prima dello stop definitivo a tutte le attività.

Per tipologia di gioco, Woldetensae è una guardia di 195 centimetri con ottimo tiro da tre, che è perfettamente in grado di costruirsi da solo. Nell’ultima stagione a Indian Hills ha chiuso con il 47.7% dall’arco e rivelando anche la buona mano dalla media distanza, mentre nell’ultima si è “limitato” al 36.1%. Va detto, però, che le volte in cui è riuscito veramente a incidere ha reso molto chiaro il concetto di ottimo tiratore. Ai Cavaliers sta cercando anche di migliorare, sotto la calma guida di Tony Bennett (tratto caratteriale che, per sua stessa ammissione, lo ha spiazzato), sul lato difensivo, che non è mai stato il suo forte prima d’ora. Le sue statistiche dell’anno a Virginia: 6.6 punti, 2.2 rimbalzi e 1.1 assist di media.

In una sua recente intervista al Corriere dello Sport-Stadio, ha lasciato trasparire due sogni nel cassetto. Uno, purtroppo, non lo potrà più realizzare: incontrare Kobe Bryant. L’altro, invece, potrà arrivare (verosimilmente una volta finita la prossima stagione, la sua quarta al college): si chiama NBA.

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federico.rossini@oasport.it

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Foto: Al Sermeno Photography / Shutterstock.com

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