Dai negozi alimentari allo sport, dai divieti di assembramento di più di due persone nei luoghi pubblici alla chiusura degli studi professionali, al blocco dei cantieri non urgenti ed alla chiusura di tutti gli uffici pubblici non essenziali. E, ultima in ordine di tempo, le polemiche su passeggiate genitori-figli e jogging. E’ un vero e proprio valzer delle ordinanze (con il seguito di circolari ed interpretazioni) quello che, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, si registra nelle decisioni di Governo, Regioni e Comuni per cercare di mettere un argine alla diffusione del coronavirus.

Si tratta di una serie di ordinanze (iniziata con la decisione della Regione Marche sulla chiusura delle scuole, poi revocata dopo una interlocuzione con il Governo e comunque su decisione del Tar) anche di piccoli Comuni, oltre a quelle di Governo e Regioni, che in molti casi hanno disorientato, e disorientano, i cittadini. Una sorta di ordine sparso, certamente dettato dall’obiettivo primario di difendere la salute dei cittadini, ma che in ogni occasione apre il fronte delle polemiche. Nelle ultime ore è stata la circolare del Ministero dell’Interno sulla passeggiata genitore-figlio ad aprire una nuova discussione. Il via libera del Viminale a questa possibilità ha subito incontrato il netto dissenso dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera e del presidente della Campania, Vincenzo De Luca. E questa mattina hanno rincarato la dose il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, e quello della Sicilia, Nello Musumeci, mentre i sindaci della provincia di Bergamo, ma anche quelli di altre città, hanno chiesto alle polizie locali di non applicare le regole disposte da Roma.

“Rivolgo il mio appello al Governo nazionale – sottolinea De Luca – perché confermi in maniera chiara e forte l’obbligo per tutti di rimanere a casa, salvo che per l’acquisto di beni alimentari o di medicinali. Rinnovo il mio appello accorato ai nostri concittadini perché rispettino rigorosamente l’ordinanza regionale che vieta le uscite, sappiamo bene tutti noi quanto sia grande e pesante l’impegno richiesto. Ma sarebbe un delitto vanificare i sacrifici fatti in queste settimane abbandonandosi ora a comportamenti irresponsabili”.

In Lombardia, dopo la circolare del Viminale, “non cambierà nulla di quello che c’è nella mia ordinanza”, ribadisce Fontana. Che poi aggiunge: “Mi rendo conto che la cosa pare anche da un punto di vista estetico brutta, però bisogna cercare di limitare il più possibile” i contatti. Inoltre si rischia che “il passo” successivo sia “mettersi assieme con un amichetto, incontrare un’altra mamma e fare quattro chiacchiere, è una catena che se non c’è una stretta iniziale rischia di diventare troppo lunga”.

Categorico Musumeci: “Sono assolutamente contrario alla possibilità delle passeggiate con i bambini. Si faranno, ma solo quando sarà finita l’emergenza. Se ci sono casi di bambini affetti da particolari patologie, questa possibilità sarà consentita – aggiunge – ma solo con la certificazione medica che attesti queste gravi patologie. Se passa l’idea che il peggio è passato, è la rovina, si vanifica tutto, si innesca un picco incontenibile. E’ una guerra e nelle guerre le libertà personali subiscono pesanti sacrifici per il bene di tutti”.

​​”Riusciremo a contenere la diffusione del virus soltanto se saremo rigorosi”, dice ancora il presidente della Regione siciliana. “Ho l’impressione che ci sia una sorta di relax, come se tutto fosse finito. In Sicilia e nel Sud il picco deve ancora arrivare. Non possiamo vanificare sforzi e sacrifici fatti da 5 milioni di siciliani. Almeno fino al 20 aprile dobbiamo aspettarci il picco e stiamo lavorando in funzione di questo”.

Intanto, da Nord a Sud restano in vigore le varie ordinanze dei governatori e, in molti casi, le disposizioni emesse dai sindaci. Negozi alimentari chiusi le domeniche e nei giorni festivi in Veneto, Emilia Romagna, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Calabria, con le inevitabili code nei giorni precedenti. Chiusure anche in alcune città capoluogo, su decisione dei primi cittadini. Ci sono poi una serie di provvedimenti, a volte anticipati dagli Enti locali, a volte successivi e più restrittivi rispetto alle decisioni del Governo. 

Non mancano, quindi, le ordinanze dei sindaci che, prima dell’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, di giorno in giorno hanno chiuso attività commerciali, hanno rimosso panchine, anticipato lo stop a lotterie varie, bloccato self service e distributori automatici, limitato gli orari dei supermercati. In due regioni, Calabria e Basilicata, i governatori Jole Santelli (che ha anche prorogato al 12 aprile la “zona rossa” in quattordici comuni) e Vito Bardi hanno chiuso i confini, con il divieto di entrata e uscita dal territorio se non per urgenti motivi di salute e di lavoro. In Sicilia e Sardegna i collegamenti sono stati più che dimezzati, con una serie di provvedimenti per blindare il territorio. Tra le polemiche più aspre c’è quella dello Stretto, costata una denuncia per vilipendio al sindaco di Messina, Cateno De Luca, autore tra l’altro dell’ordinanza che prevede l’istituzione di una banca dati dei passeggeri e un servizio di prenotazione on line.

Infine, le autocertificazioni. Anche qui la musica è sempre la stessa. Cambiano, come le ordinanze e le circolari, e sono sempre in aumento. Come la confusione tra i cittadini. 

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