L’avventura di Valentino Rossi in MotoGP proseguirà anche nel 2021. Manca ormai solo l’ufficialità, ma la notizia va considerata ormai pacifica. “Voglio aspettare le prime gare per capire se sarò competitivo e decidere se andare avanti“, aveva spiegato il 41enne di Tavullia ad inizio gennaio. Nel frattempo il mondo è cambiato repentinamente e ad una velocità disarmante. Dapprima le scelte della Yamaha ufficiale di rinnovare il contratto allo spagnolo Maverick Vinales e di ingaggiare dal prossimo anno il fenomeno francese Fabio Quartararo; poi la drammatica pandemia che si è abbattuta sulla Terra, portando lacrime e panico.

Ad oggi non appare credibile ipotizzare una data certa riguardo l’eventuale inizio del Mondiale 2020 di MotoGP. Quasi impensabile che ciò avvenga nel prossimo trimestre: la speranza è che i motori possano tornare a rombare al crepuscolo dell’estate, con un calendario che diverrebbe fitto di appuntamenti sino al termine di novembre. I piani di Valentino Rossi sono stati dunque completamente stravolti. Non potrà beneficiare del responso della pista, almeno in tempi brevi. Ma è altrettanto vero che il nove volte campione del mondo non ha nessuna intenzione di lasciare, soprattutto qualora il Campionato non dovesse neppure cominciare. La Yamaha ha garantito al centauro italiano un sedile nel Team Petronas, seppur con una moto privata (ma siamo sicuri che l’approdo di Valentino non porti la scuderia di Iwata, de facto, a mettere in pista tre mezzi ufficiali?). E su questa soluzione sta spingendo con forza anche Carmelo Ezpeleta, boss della Dorna e grande amico del fuoriclasse di Tavullia.

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Secondo Carlo Pernat, noto ed apprezzato manager del Motomondiale, nonché scopritore di talenti pazzeschi come Max Biaggi e lo stesso Valentino Rossi, non esistono dubbi a riguardo: l’anno prossimo il n.46 continuerà a correre. “Valentino Rossi proseguirà anche nel 2021, ma avrebbe proseguito anche senza lo stop per l’epidemia. Ha una paura di smettere di correre pazzesca. Le moto sono la sua Disneyland. Lui correrà fino all’ultima goccia di sudore. A lui interessa vincere, come a tutti i piloti. Però, anche se arrivasse quarto o quinto, continuerebbe lo stesso, perché gli piace troppo quello che fa. Non è come Agostini, che a 37 anni non vinceva più e non ci riusciva più a correre. Valentino non vince da tanto tempo, però corre lo stesso, perché si diverte, è il suo mondo e non lo vuole lasciare. Io ho sempre detto che Valentino ha la carta d’identità taroccata. Lui non ha 41 anni, ma ne ha 27-28. Si allena come un ragazzino nel ranch con tutti i suoi giovani piloti, fa molta palestra, è ancora sveglio e il talento, se ce l’hai, non è che lo perdi. Rossi avrebbe corso nel 2021 anche senza quello che sta succedendo, ne sono stra-convinto. E’ chiaro che quest’anno non credo sarebbe riuscito a vincere il Mondiale, però qualche podio lo avrebbe fatto, di questo sono sicuro“.

L’attuale team-manager di Tony Arbolino si è poi addentrato in una diatriba che da anni divide gli appassionati: chi è più forte tra Valentino Rossi e Marc Marquez?Mi piacerebbe vedere combattersi Valentino Rossi a 25 anni e Marquez alla stessa età. E vorrei vederli anche a 37 anni. Allora potrei dire chi è il più forte. E’ evidente che l’età conti, il talento ce l’hanno tutti e due, chi per un verso o chi per un altro. Diciamo che Vale è un campione della vecchia generazione, Marquez è il campione della nuova. Valentino è poco tecnologico, Marquez lo è molto. Non puoi mai dire chi è il più forte, dovrebbero combattere con gli stessi anni e negli stessi Campionati. Se ciò fosse accaduto, ci saremmo divertiti tantissimo, perché hanno caratteristiche diverse. Secondo me Marquez è più cannibale, non ti lascia nemmeno una briciola, vuole tutto, è determinatissimo. Valentino, anche se era più forte, spesso aspettava gli ultimi giri per fare delle battaglie con Gibernau e compagnia bella. Marquez, se può, se ne va e ti straccia. Lo spagnolo è molto cattivo agonisticamente e credo che Agostini debba cominciare un po’ a gufare. Non arriverà ai 15 titoli, ma vicino ci arriva, perché è difficile batterlo. Queste moto sono molto più difficili da guidare e più tecnologiche. Un anno attuale vale due anni dei Mondiali del passato, quando si disputavano anche 12-13 gare a stagione, oggi sono 18-20. Per questo è difficile arrivare a 15 Mondiali“.

GUARDA L’INTERVISTA COMPLETA A CARLO PERNAT (PRIMA PARTE)

SECONDA PARTE

federico.militello@oasport.it

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Foto: Lapresse

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