Non è come stare sulla Terra. L’ambiente, là fuori nello Spazio cambia, e non sorprende che con questo anche le risposte del corpo cambino. Come non lo sappiamo con certezza, ma studiare la permanenza degli astronauti nello Spazio ci dà qualche indizio e serve a programmare i viaggi che ci attendono nel prossimo futuro. Ed è un lavoro che procede senza sosta. Qualche risultato in materia arriva oggi da uno studio pubblicato sul Journal Radiology, che suggerisce come i viaggi spaziali possano causare cambiamenti nel volume del cervello e una deformazione dell’ipofisi, una ghiandola situata alla base del cranio che regola il funzionamento di molte delle altre ghiandole nel corpo umano.
Un problema legato alle condizioni di microgravità
I ricercatori hanno ipotizzato che l’esposizione cronica a un’elevata pressione intra-craniale, causata dalle condizioni di microgravità in cui gli astronauti si trovano sulla ISS, possa essere la responsabile di questi cambiamenti. “Quando ci si trova nello Spazio, i fluidi contenuti nel nostro corpo, come ad esempio il sangue nelle nostre vene, non tendono più a scendere verso il basso ma si ridistribuiscono nella parte alta del corpo,” ha commentato Larry Kramer, autore principale della ricerca, aggiungendo che questo potrebbe anche spiegare i problemi della vista già osservati negli astronauti. Sappiamo, infatti, che passare lunghi periodi impegnati in missioni spaziali influenza la vista, come ha riferito oltre metà dell’equipaggio sulla Stazione spaziale internazionale (ISS) dopo aver passato molto tempo in orbita. La ragione avrebbe a che fare con un rigonfiamento del nervo ottico, emorragie della retina e altri cambiamenti strutturali degli organi della vista.
Kramer e il suo team stavolta si sono concentrati sul cervello degli astronauti, e hanno eseguito risonanze magnetiche su 11 di loro, 10 uomini ed 1 donna, prima delle loro rispettive missioni sulla ISS. Anche una volta tornati a casa sono stati sottoposti a risonanza magnetica, il giorno dopo l’atterraggio, e successivamente a intervalli di 30, 90, 180 e 360 giorni.
Cambiamenti permanenti al volume del cervello
Le risonanze hanno mostrato che il tempo passato in orbita causava un’espansione del volume del cervello e del fluido cerebrospinale (come i ventricoli laterali, in cui scorre appunto il liquido cerebrospinale). Il volume rimaneva alterato un anno dopo il ritorno, suggerendo che questi cambiamenti – in gran parte imputabili a un aumento della materia bianca delle fibre nervose – possano essere permanenti. Le risonanze magnetiche hanno inoltre evidenziato cambiamenti all’ipofisi: dopo il periodo trascorso nello Spazio sembra sembra diventare più piccola e si appiattisce.

Il team sta ora studiando modi per contrastare gli effetti della microgravità. Tra le varie opzioni ci sarebbe la creazione di gravità artificiale usando ad esempio una grande centrifuga.
Riferimenti: Radiology
Credits immagine di copertina: NASA on Unsplash
