Partirà in autunno l’iniziativa che punta a favorire la crescita di nuove imprese e nuovi imprenditori che scommettono su business sostenibili

Il nome richiama l’unità di misura dell’energia ma la scuola di Eni per l’impresa, Joule, che avvierà in autunno le sue attività per l’anno 2020-2021, non si rivolge solo a chi pensa di fare business nel settore energetico. La sfida è quella di far maturare, nei partecipanti, le competenze e le visioni per nuove vie imprenditoriali nell’ambito più ampio dell’economia circolare. I margini sono importanti, e non solo perché decarbonizzazione e lotta al cambiamento climatico sono le sfide del tempo: come indicava il rapporto Green Italy 2020 di Symbola, le aziende di questo segmento innovano più delle altre, sono più dinamiche sui mercati esteri rispetto al restante sistema produttivo e hanno una leadership più giovane.

Entro il 31 maggio è possibile presentare la candidatura per ottenere una delle 25 borse di studio messe a disposizione per imprenditori e imprenditrici under 40: il programma è quindi gratuito per coloro che saranno selezionati. Bisognerà aspettare l’autunno per partecipare: la formazione non sarà esclusivamente online, su una piattaforma web dedicata, ma anche in presenza. Ma niente tappa a San Donato Milanese, casa della multinazione dell’energia italiana: la didattica in aula si svolgerà, due volte al mese, nella sede Eni dedicata alla formazione, Villa Montecucco a Castel Gandolfo, nel Lazio. Le due modalità, fisico e virtuale, confluiscono nel programma definito dall’acronimo Hkp che sta per Human Knowledge Program; c’è anche una modalità Hkp Open, basata invece sul full distance learning (anche se non cambiano i contenuti, solo la flessibilità della partecipazione non vincolata a selezioni).

Il programma di apprendimento verte su più macrotemi. Un’area è più legata alla strutturazione del business, per capire come studiare il contesto di riferimento, le sfide proprie di una impresa a vocazione sostenibile, e come transitare quindi dalle idee al mercato (anche con la consapevolezza degli aspetti economici e legali, di finanziamento e posiziamento rispetto al panorama internazionale). Ma fare impresa significa anche comunicare all’esterno i propri obiettvi, scegliere collaboratori e risorse, e sfruttare le opportunità che il digitale offre (anche questi aspetti rientrano quindi nelle competenze da sviluppare).

Ma non di sola didattica vivranno i cosiddetti Joulyes: l’obiettivo è anche favorire il networking (perché le sinergie contano per fare impresa, anche pensando al dopo) e offrire momenti di tutoring e coaching che aiutino a strutturare il percorso individuale.

Dopo sei mesi di studio, e contatto con personalità del mondo accademico, del business e di esperti, la fase conclusiva verte sulla presentazione e discussione di un business plan per sviluppare o migliorare un’azienda o un prodotto.

Il fattore anagrafico non sembra contare moltissimo, per chi vuole candidarsi al bando, che si rivolge a soggetti dai 18 ai 39 anni. In compenso però la vocazione a fare impresa in peculiari settori, come quelli della sostenibilità, deve essere chiara: ai candidati infatti, a monte del processo di selezione, viene chiesto di presentarsi con un video e di esporre il contributo imprenditoriale che credono di poter dare nel segmento della transizione energetica, del cambiamento climatico e dell’economia circolare. Il percorso di selezione poi continua con una serie di prove per valutare anche gli aspetti psicoattitudinali e naturalmente la conoscenza dell’inglese (anche se la didattica è in larga parte in italiano).

Porte aperte anche a chi si è già messo in cammino con una propria idea con una startup e cerca più spinta per lo sviluppo; Joule prevede anche infatti un programma di incubazione e accelerazione di realtà early stage e later stage. Il riferimento va a Joule Energizer, acceleratore d’impresa che offre supporto di metodo ma anche finanziario e logistico.

Una delle prime iniziative di accelerazione chiama in causa anche l’incubatore del Politecnico di Milano, il Polihub; nell’ambito della call che prende il nome di “Switch2Product” figura, appunto, il programma speciale Joule. I progetti che partecipano a S2P potranno essere selezionati per partecipare allo special program se presentano soluzioni che rientrano negli ambiti decarbonizzazione e circular economy.

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