Gli hub tecnologici del continente aumentano e rappresentano uno degli strumenti per sostenere la crescita delle aziende più innovative

Sono 643 gli hub tecnologici presenti in Africa. A censirli è una ricerca delle società di consulenza Briter Bridges e AfriLabs. Ed è proprio su questi centri per l’innovazione che il continente potrebbe innestare la sua rincorsa all’economia globale.
La maggior parte degli hub si trova tra Egitto, Sudafrica, Kenya e Nigeria. E anche se il 25% di essi, pur definendosi hub, in realtà si limita a fornire spazi di coworking, rappresentano un’opportunità di crescita A dimostrarlo è l’aumento del numero di ingegneri informatici, sponsorizzato dalle grandi aziende. La sola Microsoft, per dire, ha investito oltre 100 milioni di dollari per i suoi centri centri di sviluppo in Africa, dove conta di assumere almeno 500 sviluppatori entro il 2023. L’idea, come spiega Bloomberg, è quella di “utilizzare gli hub per reclutare ingegneri africani per lavorare in aree come i servizi cloud, l’intelligenza artificiale e le applicazioni per la realtà aumentata”.

Gli ostacoli
Ci sono ancora molti problemi da superare. Nell’Africa dei signori della guerra la censura a internet è comune e questo rende piuttosto difficile prevedere il rendimento degli investimenti delle aziende high-tech soprattutto in paesi come Sudan, Zimbabwe e Ciad. E poi la rete non è al massimo: il 4G è ancora una chimera e secondo gli esperti lo sarà almeno per un altro mezzo decennio, e ciò significa che la velocità dei dati wireless rimarrà molto più lenta rispetto a quella degli altri continenti. A meno che dal cilindro di Google e Facebook, anche loro attivissimi in Africa, non esca fuori qualche sorpresa visto che tra i vari progetti dei due big c’è anche la posa di cavi di fibra ottica ad alta velocità. Infine, a frenare l’innovazione ci sono i noti problemi infrastrutturali che hanno sempre segnato il destino economico del continente.
Le opportunità
Nonostante tutto ciò, in Africa la sola presenza di hub in grado di raccogliere attorno a loro le migliori energie e facilitare l’innovazione potrebbe fare la differenza. Anche perché alcuni di questi già pensano in grande, come Afrilabs, che ha messo in rete 174 centri di innovazione in 45 paesi africani e che a ottobre organizzerà il suo quinto evento annuale a Marrakech, “per offrire un’opportunità unica agli hub tecnologici della rete AfriLabs e ad altre parti interessate dell’ecosistema tecnologico africano come innovatori locali, imprese, investitori, università e agenzie di sviluppo la possibilità di creare reti e condividere conoscenze”.
La cosa più rilevante è che dagli hub partono i finanziamenti alle startup, attraverso concorsi o alla fine di un programma di accelerazione. Per ora sono solo il 40% a farlo, ma il numero è destinato a crescere: gli hub sono infatti sovvenzionati da organizzazioni senza scopo di lucro, organizzazioni filantropiche, ong e anche privati, che trovano vantaggioso un investimento sul medio periodo in paesi in via di sviluppo. In particolare per aziende come Google e Facebook, gettare le basi tecnologiche dell’intero continente è visto come un grande successo. Per motivi filantropici, certo. Ma anche perché l’Africa rappresenta circa un settimo dell’intera popolazione globale e il numero dei suoi abitanti secondo diverse proiezioni, da qui al 2050, è destinato a raddoppiare.
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