L’insidia maggiore, per maggioranza e governo, potrebbe arrivare dalla mozione di sfiducia nei confronti del Guardasigilli Alfonso Bonafede a prima firma Emma Bonino, più che da quella presentata dal centrodestra.

La mozione, per essere approvata, non ha bisogno della maggioranza assoluta, pari a 161 voti. Ma è sufficiente un solo voto in più. E proprio sui voti di singoli senatori non riconducibili al perimetro delle forze che sostengono l’esecutivo, i cosiddetti ‘peones’, potrebbe giocarsi domani al Senato l’intera partita.

Ma l’ago della bilancia, e su questo il pallottoliere parla chiaro, sarà Italia viva e i suoi 17 senatori. Il voto dei 17 renziani sarà infatti determinante per il destino della maggioranza e, di conseguenza, dello stesso governo. Tanto che sia Pd che M5s avvertono gli alleati: se Iv vota a favore della sfiducia a Bonafede si apre la crisi di governo, affermano Graziando Delrio e Vito Crimi.

Matteo Renzi non ha ancora sciolto la riserva, mantenendo la suspense su come voterà il gruppo mercoledì alle 9,30, a favore della sfiducia o contro? O ancora, i renziani si asterranno? Per ora si sa che la capogruppo di Iv alla Camera, Maria Elena Boschi, è stata a palazzo Chigi questo pomeriggio per due ore. E che la ‘trattativa’ è in corso, con le richieste di Iv messe sul tavolo del premier Giuseppe Conte, a partire dall’avvio del Piano choc chiesto da Renzi.

Un rimpasto per disinnescare la crisi?

Secondo i più maliziosi a palazzo Madama, nella trattativa tra Iv e il premier rientrerebbe anche la questione di un riequilibrio interno all’esecutivo (c’è chi, tra le file delle opposizioni, parla di un posto da sottosegretario alla Giustizia per un renziano, circola il nome di Migliore, ma non vi è alcuna conferma).

Ma al di là dei contatti in corso, il centrodestra non nutre speranze sull’atteggiamento di Italia viva. Quanto ai numeri, la maggioranza al Senato può contare sulla carta su 161 voti. Se domani Iv dovesse sfilarsi, l’asticella scenderebbe a 144 voti. E anche se alcuni senatori del Misto dovessero votare contro la sfiducia, per Bonafede ci sarebbero pochissime chance di spuntarla: la mozione di Bonino potrebbe infatti aspirare ad incassare anche 159-161 voti.

I riflettori, dunque, sono puntati oltre che sui renziani e sulle parole che Renzi pronuncerà in Aula, anche sulla mozione di Emma Bonino, che potrebbe catalizzare un numero piu’ alto di convergenze rispetto a quella del centrodestra, con il voto favorevole ad esempio di diversi ex M5s. L’esito, comunque, sarebbe il medesimo. Il Guardasigilli sarebbe sfiduciato e dovrebbe dimettersi. In quel caso, dice Crimi, “è come se si votasse una sfiducia al governo”.

Dello stesso avviso il Pd, che con Delrio mette in guardia gli alleati: “Si aprirebbe una vera crisi, non c’è dubbio. Non è che si può pensare di sfiduciare il ministro della Giustizia e pensare che la cosa si concluda con una pacca sulle spalle”.

E il suo omologo al Senato, Andrea Marcucci, puntualizza: “Voteremo contro la sfiducia, ma Bonafede si ricordi di essere un ministro di una coalizione”. Detto questo, nella maggioranza si propende a ritenere che, alla fine, Renzi non lancerà l’affondo finale. Intanto al Senato si fa di calcolo.

Il centrodestra tentato dal sì

E il centrodestra, per tentare la ‘spallata’, potrebbe votare a favore della mozione di Bonino. Forza Italia, ha annunciato Antonio Tajani, voterà a favore di entrambe le mozioni di sfiducia.

Potrebbe fare la stessa cosa anche la Lega, si spiega, mentre FdI sta valutando. Domani, dopo l’illustrazione delle due mozioni di sfiducia potrà intervenire in replica Bonafede. Seguiranno le dichiarazioni di voto e si procederà quindi con due diverse votazioni, per chiamata (ovvero per appello nominale dal posto).

Dopo le prime settimane di emergenza coronavirus, con le presenze dimezzate, l’Aula del Senato è tornata praticamente al suo plenum. Dunque, almeno sulla carta, si può ragionare su previsioni fatte sulla base della consistenza effettiva dei diversi gruppi.

I numeri della maggioranza

La maggioranza, dal punto di vista numerico, può contare su 96 senatori M5s, 35 del Pd, 17 di Iv, 5 di Leu, 2 del Maie e normalmente 6 del gruppo delle Autonomie (anche se Casini non ha sciolto la riserva, ascolterà le parole del Guardasigilli), per un totale di 161, pari alla maggioranza assoluta.

Se i renziani dovessero sfilarsi e votare a favore della sfiducia a Bonafede, i numeri della maggioranza scenderebbero a 144. A questi potrebbero aggiungersi pero’ i voti di singoli senatori: Sandro Ruotolo, alcuni degli 8 ex M5s (ma non Paragone e De falco, che voteranno la mozione di Bonino), l’ex dem Tommaso Cerno e, se presente, l’ex premier Mario Monti, per un totale che però difficilmente arriverebbe a toccare quota 150.

Il centrodestra, nel suo perimetro ufficiale, puo’ contare su 139 voti (60 Forza Italia, 18 FdI e 61 Lega). Con i 17 senatori renziani salirebbero a 156. Ma e’ sulla mozione Bonino che bisogna fare i ‘veri’ calcoli: se il centrodestra, assieme ai renziani, dovessero votare a favore del testo della senatrice di +Europa, ai 156 sì si aggiungerebbero quelli della stessa Bonino e dell’ex dem Matteo Richetti, ora Azione, che ha sottoscritto la mozione, più un gruppetto di senatori del Misto, per un totale che potrebbe arrivare a sfiorare la maggioranza assoluta di 161 voti. Tirando le somme, oltre ai renziani, rischiano di diventare determinanti nel voto sulla mozione di Bonino i singoli voti di alcuni sentori del Misto. 

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