Tasse, ecommerce e fake news: l’Europa non fa sconti a Facebook

Mark Zuckerberg rivendica il lavoro per fermare la disinformazione e aiutare le pmi, ma per il commissario Breton non basta

Un momento della videochiamata trasmessa su YouTube tra Thierry Breton e Mark Zuckerberg

Si erano già incontrati a febbraio per discutere di tasse, disinformazione e intelligenza artificiale. A qualche mese di distanza l’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, e il commissario europeo al mercato interno Thierry Breton, hanno discusso degli stessi temi in una videoconferenza, trasmessa in streaming su YouTube, e organizzata dal think tank Cerre, che si occupa di politiche e di regolamentazione dell’industria digitale. L’occasione per ribadire le rispettive posizioni, ma anche per trovare punti di contatto e avviare “una collaborazione proficua”. 

Da un lato, Breton ha spiegato come per le aziende del settore tecnologico sia necessario adeguarsi alle normative europee, per esempio quelle in materia fiscale, dall’altro Zuckerberg ha chiesto all’Europa di stabilire delle regole per i social network che creino uno standard occidentale, soprattutto per i contenuti di disinformazione e le fake news. Punto d’accordo la necessità di non lasciare alla Cina la possibilità di dettar legge in ambito tech.

La disinformazione su Facebook

Fake news e disinformazione sono stati tra i punti focali dell’incontro: l’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Covid-19 ha reso ancora più necessaria una verifica dei contenuti che vengono pubblicati online. E proprio, in merito a questo, Zuckerberg ha rivendicato il lavoro fatto: come le migliaia di post segnalati da inizio pandemia, la cancellazione dell’80% di post, video, immagini ritenuti dannosi o falsi prima che accumulino visualizzazioni, fino alla creazione dell‘Indipendent oversight board, un gruppo di 20 membri a cui è delegato il compito di decidere su contenuti più controversi. Tutte decisioni che, come sottolinea il commissario europeo, sono apprezzabili, ma non bastano per proteggere una “democrazia che rappresenta 450 milioni di persone”. In quest’ambito, è chiaro come i giganti del tech giochino un ruolo fondamentale e se, nel futuro, i risultati conseguiti non saranno soddisfacenti, toccherà all’Unione europea imporre regole più stringenti. Eventualità non esclusa dal fondatore di Facebook che, anziché norme, chiede delle linee guida a livello nazionale che possano essere d’aiuto nella gestione dei contenuti. “Siamo un’azienda privata non dovremmo decidere noi quali contenuti devono esserci. Servono regolamenti nazionali”, ha spiegato Zuckerberg.

Tasse e libero scambio

Ma oltre a combattere la disinformazione, i rapporti tra Unione europea e Facebook di reggono su altri due pilastri: fisco e libero scambio tra i paesi dell’Unione. Nel primo caso, l’esortazione di Breton è abbastanza chiara: “Non fate i furbi, pagate le tasse e non andate nei paradisi fiscali. Questo è qualcosa che bisognerà imparare nei giorni a venire”. Proprio per questo la Commissione europea, in futuro, monitorerà attentamente i comportamenti di Facebook e di altri colossi del tech. Nel secondo caso, invece, l’obiettivo è permettere a tutti gli stati membri dell’Unione europea di avere parità d’accesso al social network per vendere i propri prodotti. “Gli strumenti che Facebook intende usare per promuove l’attività di piccole e medie imprese devono essere ben calibrati perché potrebbero distruggere l’accesso al mercato e la competizione europea”, ha concluso il commissario.

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