Sulla scuola non c’è accordo nella maggioranza. Resta il nodo dei concorsi  

Nessuna intesa sul tema dei concorsi della scuola. Il vertice, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del ministro dell’istruzione Lucia Azzolina e dei capigruppo della maggioranza, non ha prodotto un accordo. Una nuova riunione si dovrebbe tenere tra domani e dopodomani, secondo quanto riferiscono fonti che hanno partecipato al tavolo.  

Non è quindi arrivata la fumata bianca per il decreto legge sulla Scuola al vertice di palazzo Chigi. Secondo quanto si apprende da fonti di governo, si lavorerebbe ancora ad un accordo ma servirà un nuovo aggiornamento. Il nodo è quello dei precari e della modalità del concorso per la loro stabilizzazione. I tempi sono stretti dal momento che il decreto approderà in aula al Senato martedì prossimo.

Le posizioni di Pd e M5s

Da una parte Pd e Leu che hanno alzato il muro e dicono no anche alla clausola di emergenza pensata dal ministro Azzolina (se si rialzano i contagi niente selezione in presenza) e puntano sul reclutamento dei professori in base ad una semplice graduatoria per titoli, dall’altra il responsabile dell’Istruzione e il Movimento 5 stelle.

“Il vertice di maggioranza è terminato con la decisione di Conte di proporre una proposta di mediazione. Per il Pd il concorso con le prove resta molto difficile da prevedere”. Questo è quello che hanno fatto trapelare fonti dem dopo l’incontro sul tema dei concorsi sulla scuola tra governo e capigruppo della maggioranza.

All’interno del M5s, invece, si ribadisce il no alle graduatorie per titoli. L’accordo possibile, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari pentastellate, può esserci seguendo la via del concorso che garantisce il merito. 

“I nostri ragazzi, gli studenti di oggi, rappresentano il futuro del nostro Paese. Meritano un’educazione di assoluto valore che deve arrivare loro attraverso una scuola di qualità e al passo coi tempi. No ai ricatti, no concorsi per soli titoli”. Così su Twitter il vice ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Buffagni. 

Anche Vito Crimi, capo politico del M5s, aveva affidato ai social la sua posizione in merito: “Non solo valutazione di titoli, ma anche esami: sarà questa la prova meritocratica che ci consentirà di mettere in cattedra già a settembre 32mila docenti, stabilizzando tanti precari. Andiamo avanti in questo percorso di civiltà, nel rispetto della Costituzione”. 

Il “no” di Più Europa ai soli titoli

“Nella pubblica amministrazione – e la scuola non deve fare eccezione – si entra per concorso. Ma spacciare per ‘concorso per titoli’ una stabilizzazione di precari viola lo spirito della Costituzione, favorisce alcuni rispetto ad altri e compromette la qualità generale dell’insegnamento pubblico. La scuola deve assumere i migliori, attraverso un processo selettivo trasparente a favore degli studenti, non subire le rivendicazioni sindacali”. Lo affermano Costanza Hermanin e Piercamillo Falasca, vicesegretari di Piu’ Europa.

“Che la richiesta di un concorso per soli titoli arrivi dal Pd e veda l’opposizione del ministro Azzolina e del M5S rende tutto ancora più surreale: il Pd pensi prima agli studenti, che devono tornare a scuola il prima possibile e nel migliore dei modi, che ai precari. La loro stabilizzazione, in un contesto che vede negato il diritto allo studio per milioni di bambini, ci sta come i 3 miliardi ad Alitalia: è un provvedimento fuori luogo e – concludono Falasca ed Hermanin – iniquo”.

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