AGI – La fiducia al dl Giustizia al Senato è passata qualche giorno fa, ora il provvedimento arriva alla Camera per la conversione necessaria entro la fine della settimana. Ma la maggioranza si confronterà su una norma che – a detta di Italia viva e di una parte del Pd – rischia di cambiare le carte in tavola.

A palazzo Madama era stato raggiunto l’accordo sulla necessità di anticipare i tempi della ‘riapertura’ dei processi dal 1 luglio, con la possibilità per alcuni procedimenti di continuare la sperimentazione ‘telematica’ fino a fine del prossimo mese. Ora una riformulazione del governo ad un emendamento del decreto rilancio prevede la possibilità, previo accordo tra le parti, che i processi da remoto sia nel penale che nel civile possano tenersi fino al 31 dicembre 2021.

Si tratta di un singolo articolo che reca “modifiche all’articolo 83 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 e ulteriore attuazione delle misure urgenti adottate in materia di processo civile e penale”. Al comma 10 si prevede, tra l’altro, “la partecipazione da remoto alle udienze civili dei difensori e delle parti, su loro richiesta” e, sempre “con il consenso delle parti”, la trattazione – mediante collegamenti da remoto – dell’udienza civile che non richieda la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti e dagli ausiliari del giudice” e “la tenuta, mediante collegamenti audiovisivi, delle udienze penali”. Inoltre “il deposito telematico anche degli atti introduttivi nel processo civile” e “il deposito telematico di atti e documenti da parte degli avvocati nei procedimenti civili innanzi la Corte di Cassazione”.

Infine “su richiesta dell’interessato o quando la misura è indispensabile per salvaguardare la salute delle persone detenute o internate, lo svolgimento a distanza – mediante, ove possibile, apparecchiature e collegamenti di cui dispone l’amministrazione penitenziaria e minorile o mediante corrispondenza telefonica – dei colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati”.

“Con l’emendamento in esame – si legge nella relazione tecnica – si intende intervenire sulle modalità di svolgimento dell’attivita’ giudiziaria per rispondere all’esigenza di una ripresa più efficiente ed efficace del sistema giustizia attraverso la riproposizione di alcune misure risultate opportune” durante l’emergenza sanitaria.

Ed ancora: “Si realizzano in tal modo obiettivi di snellimento ed efficientamento delle procedure tali da agevolare la funzionalità degli uffici giudiziari e la gestione delle attività attraverso la valorizzazione degli istituti collaudati nel processo telematico tanto nel settore civile che in quello penale”.

Lo scopo – così nella motivazione – è quello “di non disperdere il patrimonio applicativo di una serie di misure“. E di “valorizzare, con introduzione in via sperimentale, istituti sulla cui attuazione si sono avuti riscontri positivi e che, in mancanza di una specifica normativa, sono destinati a cessare alla data del 30 giugno”.

Dunque “la partecipazione mediante collegamento a distanza è assicurata con le seguenti modalità:

  • a) per l’imputato o il condannato, se in custodia cautelare in carcere o detenuti, anche per altra causa, mediante videoconferenze o con collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero;
  • b) per l’imputato o il condannato, se agli arresti domiciliari dalla medesima postazione da cui si collega il difensore o dal piu’ vicino ufficio della polizia giudiziaria attrezzato per la videoconferenza, quando disponibile;
  • c) per l’imputato o il condannato libero o sottoposto a misure cautelari diverse dalla custodia in carcere o a misure alternative alla detenzione, dalla medesima postazione da cui si collega il difensore, il quale ne attesta l’identità”.

“Il processo da remoto esce dai confini dell’emergenza ed entra tra le norme a regime”, l’attacco di Forza Italia che chiede l’intervento del presidente della Camera, Fico. Perplessità di una parte del Pd e contro questo emendamento si schiera anche Italia viva. Intanto nei prossimi giorni proseguirà il lavoro dei rosso-gialli e del ministro della Giustizia, Bonafede, per portare la riforma del Csm in Cdm la prossima settimana. 

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