I PFAS possono anticipare l’insorgenza della menopausa

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(Credits immagine: silviarita via Pixabay)

Più li studiamo, più ne sappiamo. I Pfas, acronimo di sostanze per e polifluoroalchiliche, sono inquinanti praticamente onnipresenti nell’ambiente, sotto l’occhio di ricercatori e autorità da tempo e imputati di essere alla base di una lunga lista di effetti dannosi sulla salute. L’ultimo è la supposta capacità dei Pfas di anticipare la menopausa: nelle donne esposte arriverebbe in media due anni prima. E se due anni possono sembrare poca cosa, le conseguenze legate all’arrivo della menopausa, un processo sì naturale ma non privo di effetti collaterali, possono pesare sulla salute della donna, specialmente su quella cardiovascolare e delle ossa, avvertono gli scienziati.

I PFAS, inquinanti che si accumulano nel corpo

Quando parliamo di Pfas ci riferiamo a una classe di sostanze numerosissima, che conta oltre 4700 rappresentanti e a composti diffusi ovunque. Le caratteristiche chimiche infatti dei Pfas – resistenza alle temperature, ai grassi e all’acqua – li rendono infatti estremamente versatili. Li troviamo nei vestiti, nei contenitori per il cibo, nelle padelle antiaderenti, nei cosmetici, nei prodotti per la fotografia e nei pesticidi. Ne abbiamo fatto e ne facciamo un uso diffuso. Fin troppo diffuso: prima negli Usa e poi anche in Europa i PFAS negli anni sono diventati osservati speciali dal punto di vista ambientale e sanitario dopo la scoperta di inquinamenti locali da sversamenti industriali e dopo aver osservato che le popolazioni più esposte presentano livelli preoccupanti di queste sostanze nel sangue. In Italia in particolare a destare preoccupazione è la situazione del Veneto (anche se il fenomeno potrebbe essere più esteso nel bacino del Po), dove uno studio del Cnr nel 2013 mise in luce l’inquinamento elevato di una falda usata anche come fonte di acqua potabile. Da allora sono state prese misure a livello locale per evitare l’esposizione a queste sostanze, tramite l’adozione per esempio di filtri a carboni attivi e la chiusura dei pozzi più contaminati. Ma il problema può dirsi tutt’altro che risolto e questo perché i PFAS sono sostanze che si accumulano nel corpo, dove possono rimanere per anni. Che effetti hanno sulla salute, si chiedono da tempi diversi ricercatori, soprattutto per le persone più esposte, quelle delle aree più inquinate?

Gli effetti sulla salute dei PFAS

Quello degli effetti dei PFAS sulla salute è un puzzle complesso: alcuni pezzi sono stati messi al loro posto, altri sono più difficili da collocare. In parte perché studiare sul lungo termine l’effetto di alcune sostanze e separarlo da tutti gli altri fattori che possono incidere sulla salute (in primis gli stili di vita) non è semplice. Le evidenze, riassume l’Agenzia europea dell’ambiente, indicano che possono causare danni al fegato, al rene, possono aumentare i livelli di colesterolo, ridurre la risposta ai vaccini, ritardare lo sviluppo delle ghiandole mammarie, portare a problemi alla tiroide e tumore del testicolo. Per costi di salute stimati, nella sola Europa, tra i 52 e gli 84 miliardi di Euro. Una buona parte degli effetti, presunti o più certi, riguarda le alterazioni a livello ormonale, in virtù del fatto che i PFAS vengono considerati interferenti endocrini. È all’interno di questo contesto che si inserisce la ricerca su esposizione ai PFAS e insorgenza della menopausa.

Con PFAS più elevati la menopausa arriva prima

Lo studio, pubblicato su Journal of Clinical Endocrynology & Metabolism, ha studiato l’associazioen tra esposizione a PFAS e insorgenza naturale della menopausa (si può andare in menopausa anche in seguito a interventi di chirurgia o assunzione di farmaci), e lo ha fatto su un campione di oltre mille donne. Gli scienziati in questo modo hanno osservato che nelle donne in cui i livelli di PFAS erano più elevati – nel siero, soprattutto PFOS e PFOA, le sostanze più studiate – la menopausa tendeva a comparire circa due anni prima. “Anche l’arrivo di pochi anni prima del solito della menopausa potrebbe avere un impatto significativo sulla salute cardiovascolare e delle ossa, così come sulla qualità di vita e la salute in generale delle donne”, ha spiegato Sung Kyun Park della University of Michigan School of Public Health, tra gli autori del paper. La fine delle mestruazioni infatti per molte donne coincide con l’arrivo di vampe, cambiamenti dell’umore, problemi di sonno, qualche chilo in più e osteoporosi.

Riferimenti: Journal of Clinical Endocrynology & Metabolism, EEA, Regione Veneto

Credits immagine di copertina: silviarita via Pixabay