Nella giornata odierna diversi media italiani riportano una dichiarazione attribuita a Mattia Binotto, secondo il quale uno dei grossi problemi del progetto SF1000 sarebbe la mancanza di correlazione dei dati tra la pista e la galleria del vento. In altre parole, i riscontri dati dal wind tunnel non corrisponderebbero alla realtà dei fatti una volta che la monoposto si trova a girare per davvero. Un fatto inquietante, soprattutto se si considera come nell’ultimo decennio la magagna sembrerebbe presentarsi ciclicamente.

Non parliamo del fatto che il team principal del Cavallino Rampante ripeta questa storia ormai da diverso tempo (alla vigilia del GP d’Australia, poi cancellato, aveva espresso gli stessi concetti, peraltro esternati pubblicamente anche lo scorso anno), bensì al fatto che la Ferrari si sia trovata a fronteggiare lo stesso guaio già parecchi anni or sono. Infatti non bisogna dimenticarsi come a Maranello la galleria del vento abbia dato parecchi grattacapi già all’inizio del decennio passato.

L’attuale wind tunnel è stato costruito tra il 1996 e il 1998 su impulso di Luca Cordero di Montezemolo. La struttura venne edificata seguendo un progetto realizzato da Renzo Piano e si rivelò fondamentale per i successi ferraristi di inizio XXI secolo. Tuttavia, con il passare degli anni, si rese necessaria una ristrutturazione, che avvenne nel 2011. Infatti, quando la Ferrari 150° Italia pilotata da Fernando Alonso e Felipe Massa si dimostrò meno competitiva della F10 con cui lo spagnolo si giocò il titolo iridato dell’anno precedente, si affermò che il progetto era stato condizionato da “un errore di calibrazione”.

“Abbiamo un problema strutturale con la galleria del vento”, dichiarava Stefano Domenicali nell’aprile del 2011. Contemporaneamente, l’allora direttore tecnico Aldo Costa affermava che “stiamo facendo delle comparazioni tra i dati raccolti in pista e in galleria del vento, cercando di capire quale sia il problema”. Dichiarazioni che suonano familiari? In quel caso la Ferrari decise di non usare più il suo wind tunnel, utilizzando nel frattempo quello della Toyota a Colonia, in Germania. La galleria del vento venne ricalibrata e successivamente rimessa in funzione.

Tuttavia, a fine 2012 il problema della “mancanza di correlazione” si ripresentò nuovamente. A Maranello si decise allora di fermare nuovamente la struttura. Era l’ottobre del 2012 e Luca Cordero di Montezemolo dichiarava alla Gazzetta dello Sport: “il vero problema è che a volte i dati coincidono e questo crea ancor più confusione. Domenicali è giunto a una conclusione, spegnere la galleria del vento per un po’ e svolgere le prove altrove, per verificare e ricalibrare tutto. Servirà tempo, non so se avverrà a dicembre o gennaio, spetta a lui decidere: ho piena fiducia in lui”. Insomma, nel giro di un anno e mezzo (aprile 2011-ottobre 2012) non era cambiato niente e la magagna si era ripresentata. In Ferrari allora si decise per un intervento più pesante sulla struttura, che rimase ferma per un anno, tornando operativa solo nel novembre 2013.

Non a caso, la Ferrari 138 del 2013 si dimostrò meno competitiva della F2012 con cui Alonso lottò per il Mondiale. Inoltre la monoposto del Cavallino Rampante più disgraziata del XXI secolo (almeno sino a oggi) fu la F14T, progettata nel 2013 e con cui nel 2014 vennero raccolti la miseria di due podi in 19 Gran Premi. Dopo il secondo intervento, il wind tunnel non ha più generato scompensi, almeno sino all’ultimo anno. Ora il guaio della “mancanza di correlazione” sembrerebbe presentarsi nuovamente.

Viene pertanto da porsi una domanda tanto ingenua quanto inquietante: possibile che un’azienda come la Ferrari si trovi a fronteggiare un problema così serio con una struttura fondamentale per la progettazione delle monoposto per ben tre volte nell’arco di nove anni?

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paone_francesco[at]yahoo.it

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