AGI – Tra divisioni nella maggioranza e tecniche dilatorie da parte delle opposizioni, l’approdo in Aula della legge elettorale, previsto per lunedì 27 luglio, rischia di slittare a data da destinarsi o, comunque, alla ripresa a settembre, anche se dal Pd assicurano che la riforma andrà all’esame dell’Assemblea di Montecitorio prima della pausa estiva dei lavori, per incassare almeno il primo via libera di uno dei due rami del Parlamento. Ma l’accelerazione voluta dai dem (o almeno da una parte del Pd) trova sul suo cammino la netta contrarietà di Italia viva, e qualche forte perplessità anche da parte di Leu. Tanto che ha subito un nuovo slittamento l’adozione del testo base, inizialmente prevista per oggi e rimandata a lunedì prossimo.

Compatto per il rinvio il centrodestra, che ha messo in atto una sorta di pratica dilatoria per allungare i tempi: dopo le proposte di Lega e FdI, la prima per il ritorno al Mattarellum, la seconda un Rosatellum corretto con premio di maggioranza, arriva anche la proposta a prima firma Forza Italia, che ne ha chiesto l’abbinamento. Tuttavia, il testo non è ancora stato assegnato alla commissione Affari costituzionali e, quindi, non è possibile procedere con l’abbinamento. Questioni tecniche che, però, contribuiscono a spostare in là il calendario rispetto al timing voluto dal Pd.

Ma sono soprattutto le divisioni interne alla maggioranza a frenare il cammino della riforma elettorale. Questa mattina Iv ha disertato il vertice giallorosso convocato proprio per stringere ‘i bulloni’ in vista del previsto appuntamento in commissione con l’adozione del testo base, poi rinviato. Anche Leu si è messa di traverso: ha preso sì parte alla riunione, ma annunciando che non avrebbe votato il testo base, ma si sarebbe astenuta. Insomma, tanto è bastato a Pd e M5s per capire che non era il caso di forzare la mano, con il rischio di ritrovarsi in minoranza in commissione.

E, alla luce degli ultimi sviluppi, vacilla fortemente l’accordo siglato a inizio anno dalla maggioranza sul proporzionale con soglia di sbarramento al 5%: a mantenere fede al patto, al momento, restano solo Pd e M5s, con Iv che è tornata a spingere sul maggioritario e a innalzare un muro sull’accelerazione dei tempi, e Leu che mira a rivedere la soglia di sbarramento. Con queste premesse, il Brescellum rischia di non avere i numeri. (AGI)

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