AGI – Il gip di Milano, Giulio Fanales, ha deciso questa mattina che Luca Sostegni rimarrà in carcere. Il prestanome dei commercialisti vicini alla Lega, fermato nella vicenda dell’acquisto a prezzo gonfiato di un immobile a Cormano da parte della Lombardia Film Commission, permarrà dunque a San Vittore, come richiesto dai pm titolari dell’indagine Eugenio Fusco (aggiunto) e Stefano Civardi, perché – secondo il giudice – rimangono le esigenze cautelari. In base alle disposizioni del giudice, la custodia cautelare è stata confermata per i reati di peculato e per l’estorsione di 5 mila euro, ovvero i contanti che sono stati trovati addosso al presunto faccendiere al momento in cui la finanza lo ha fermato. Il fermo è stato convalidato solo per il peculato, rigettato invece il reato di turbativa, di cui sono accusate anche le altre tre figure coinvolte nella vicenda, Andrea Manzoni, Alberto Di Rubba e Michele Scillieri.

Il quadro delle accuse

I 5mila euro non sarebbero frutto di un’estorsione, ha sostenuto il presunto prestanome davanti al gip. In base alle ipotesi investigative raccolte nel decreto di fermo, quel denaro era frutto di un’estorsione perpetrata da Sostegni nei confronti degli altri tre indagati, ovvero i commercialisti vicini alla Lega, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, ma in particolare nei confronti di Michele Scillieri (nel cui studio in via delle Stelline a Milano ebbe sede per un periodo la Lega per Salvini Premier): quella somma faceva parte di una richiesta di 50mila euro da parte di Sostegni in cambio del silenzio sull’operazione sospetta. Sulle sue tracce già da tempo c’erano infatti i giornalisti di Report, che avevano tentato di raggiungerlo in Brasile dove viveva e con cui minacciava di “parlare” se non avesse ottenuto i soldi. 

Rimasto senza denaro però, Sostegni aveva preso un volo per l’Italia il 29 febbraio, proprio poco prima che i confini fossero chiusi per la pandemia. Bloccato in Italia a causa del Covid, aveva deciso di farsi dare almeno una parte della somma (20mila euro li aveva già incassati) e ripartire verso il Brasile; quando gli uomini del nucleo dei polizia economico finanziaria lo hanno bloccato aveva già comprato un biglietto per San Paolo da Francoforte.

Secondo l’ipotesi dell’accusa, i 5mila euro che aveva addosso quando è stato fermato fuori da un negozio prima che salisse in auto, erano appena stati consegnati ed erano una tranche di quel ‘pacchetto’. Secondo Sostegni invece facevano parte di un accordo stipulato con i suoi referenti e in particolare con Scillieri. Nella vicenda infatti lui aveva fatto da prestanome nella prima società proprietaria dell’immobile, che poi e’ stato ceduto attraverso una immobiliare (intestata al cognato di Scillieri) alla Lombardia Film Commission, di cui Di Rubba era a quel tempo presidente e Sostegni era sindaco. Nel passaggio il valore della struttura era passato da 400mila a 800mila. L’obiettivo dei pm è capire a cosa fosse destinata quella plusvalenza.

Ieri a San Vittore, il presunto prestanome è rimasto per oltre 4 ore a colloquio con gip e pm: quello davanti al giudice per le indagini preliminari e’ stato “un interrogatorio veloce” – ha spiegato la sua legale, Daniela Pulito – tuttavia e’ proseguito poi il dialogo con i pm, “vista la disponibilità” dell’assistito: “Ha risposto ad alcune domande a ha fatto alcune dichiarazioni”, ha aggiunto l’avvocato.

La Difesa valuta il ricorso al Riesame

La difesa di Sostegni valuta il ricorso al Tribunale del Riesame. Sostegni potrebbe sostenere – tramite la sua legale Daniela Pulito – che al momento non permangono le esigenze cautelari esposte nel decreto di fermo (pericolo di fuga, reiterazione del reato e inquinamento delle prove) e per questo potrebbe fare ricorso al Riesame, entro 10 giorni. “Faremo una valutazione attenta delle carte”, e in particolare del decreto che conferma le esigenze cautelari “perché al momento alcuni passaggi non convincono”.

Inoltre è ancora poco quello che è stato messo a disposizione dell’indagato: “Non ci sono relazioni di servizio, brogliacci o intercettazioni”, che hanno costituito il cuore dell’indagine, spiega l’avvocato all’AGI. L’avvocato, nel caso in cui decidesse di ricorrere al Riesame, potrà accedere agli atti metti a disposizione dell’accusa, eccetto quelli secretati per esigenze investigative. 

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