Alzheimer, verso un nuovo test del sangue per la diagnosi precoce

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(Foto: Belova59 da Pixabay)

In futuro diagnosticare la malattia di Alzheimer potrebbe essere più facile. Invece di incrociare test di memoria e scansioni cerebrali i medici potrebbero prescrivere un semplice prelievo di sangue e valutare i livelli plasmatici della proteina p-tau217. A sostenere la validità di questo approccio sono oggi due nuovi studi, uno della Lund University (Svezia) e uno della Washington School of Medicine (Usa), pubblicati rispettivamente su Jama e sul Journal of Experimental Medicine: il test avrebbe un’accuratezza del 96% e, sebbene adesso abbia più valore di ricerca che altro, in futuro potrebbe diventare uno screening per individuare precocemente la malattia e intervenire prima che il cervello venga compromesso in modo irrimediabile.

Diagnosi precoce

Da tempo ricercatori e clinici stanno cercando un modo per predire o diagnosticare precocemente la demenza di Alzheimer attraverso l’individuazione di biomarcatori. Oggi, infatti, la malattia viene individuata nella maggior parte dei casi quando i sintomi sono evidenti e il cervello è ormai troppo compromesso per riuscire a valutare gli effetti delle terapie sperimentali.

Ricordiamo infatti che non esiste una cura per l’Alzheimer e che proprio per gli scarsi risultati della ricerca a fronte di importanti investimenti alcune grandi industrie farmaceutiche stanno abbandonando il settore.

Per questo trovare un modo semplice, economico e magari applicabile su larga scala per fare una diagnosi precoce è tanto importante. E forse siamo a un punto di svolta.

Il test del sangue

Nelle due ricerche gli scienziati mostrano come la presenza a certi livelli nel plasma della proteina p-tau217 sia altamente specifica per la malattia di Alzheimer e che misurarli possa consentire di fare una diagnosi in modo semplice ma accurato.

Le persone con Alzheimer avrebbero livelli di p-tau217 nel sangue superiori rispetto alle persone non affette – valori che possono essere riscontrati già molti anni prima che i sintomi della malattia si manifestino.

Secondo i ricercatori il test della proteina p-tau217 fornisce un quadro delle condizioni del paziente equivalente a quello che si ottiene con una scansione cerebrale o andando a cercare la stessa proteina nel liquido cerebrale e nel midollo spinale dei pazienti, anche prima che sviluppino i sintomi. Inoltre analizzando questo parametro si riesce a distinguere la malattia di Alzheimer da altre condizioni neurodegenerative.

Verso lo screening di massa?

Per gli esperti questi risultati sono entusiasmanti, ma bisogna rimanere coi piedi per terra. Dovrà passare ancora molto tempo prima che il test possa essere implementato nella pratica clinica: deve essere validato da ulteriori studi.

Inoltre uno screening di massa porrebbe delle questioni etiche e pratiche a cui la società e i governi dovrebbero rispondere. “Le persone vorrebbero davvero sapere che svilupperanno la malattia di Alzheimer, dato che non esiste un trattamento?”, si chiede David Curtis dello Ucl. “Potrebbero utilizzare queste informazioni per pianificare la pensione o prendere accordi anticipati per l’assistenza?”

I due studi pongono delle basi importanti, ma per il momento l’applicazione del test ha maggiore rilevanza in ambito di ricerca, per individuare molto precocemente la malattia in persone che hanno una storia familiare di demenza e che potrebbero partecipare a studi clinici che consentano finalmente di trovare approcci efficaci per bloccare o ritardare la neurodegenerazione e le sue manifestazioni.

Via: Wired.it

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Credits immagine di copertina: Belova59 da Pixabay

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