Microbi alieni potrebbero minacciare il nostro sistema immunitario

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Gli alieni potrebbero essere davvero una minaccia per la vita sulla Terra? Forse, ma non nel modo in cui la fantascienza ci ha abituato a pensare. Niente omini verdi brutti e cattivi che vogliono invadere il pianeta e sterminare l’umanità: gli extraterrestri più pericolosi (perché più probabili) potrebbero essere microscopici. È quanto ipotizzano i ricercatori dell’università di Aberdeen e Exeter che – tanto per portare il tema pandemia sul piano interplanetario – si sono chiesti come potrebbe reagire il sistema immunitario dei mammiferi a un microrganismo extraterrestre, fatto di molecole praticamente sconosciute. Ebbene, potrebbe trovarsi in serie difficoltà.

Vita terrestre e vita aliena

Finora non ne abbiamo trovate, ma continuiamo a cercare (in primis su Marte, verso cui sono partite ben tre nuove missioni spaziali – Hope, Tianwen-1 e, appena da poche ore, Mars 2020), consapevoli che forme di vita aliene potrebbero essere molto diverse dagli organismi terrestri. La loro biologia, infatti, potrebbe basarsi su aminoacidi (i mattoncini molecolari che formano le proteine) alternativi a quelli presenti sulla Terra, ed essere dunque anche una possibile minaccia. Perché?

Vita extraterrestre: una minaccia?

“Come puro esercizio mentale, ci siamo chiesti cosa potrebbe succedere se venissimo esposti a un microrganismo alieno recuperato da un altro pianeta o su una luna”, ha spiegato Neil Gow dell’Università di Exeter. “Il nostro sistema immunitario sarebbe in grado di rilevare le proteine prodotte a partire da questi mattoni non terrestri se un tale organismo venisse scoperto e fosse portato sulla Terra per poi fuggire accidentalmente?”

Per rispondere all’ipotetico quesito i ricercatori hanno sintetizzato dei peptidi, cioè corte catene di aminoacidi, utilizzando aminoacidi che sono stati ritrovati di frequente sui meteoriti (in particolare l’isovalina e l’acido α-aminoisobutirrico) ma che sono molto rari sulla Terra. Hanno poi valutato la reazione del sistema immunitario di alcuni topi esposti a questi peptidi alieni sintetici, constatando che la reazione delle cellule T è stata meno efficiente rispetto a quella che si ottiene esponendo gli animali a peptidi di natura completamente terrestre. L’attivazione a peptidi di isovalina è stata appena del 15% e quella a peptidi di acido α-aminoisobutirrico del 61%, contro l’82% e il 91% rilevato dopo l’esposizione a peptidi di controllo.

“La nostra indagine ha mostrato che questi exo-peptidi vengono elaborati [dal sistema immunitario dei mammiferi] e le cellule T vengono attivate, ma queste risposte sono meno efficienti rispetto a quelle suscitate da peptidi terrestri ordinari”, ha commentato Katja Schaefer, che ha condotto gli esperimenti. “Pertanto ipotizziamo che il contatto con microrganismi extraterrestri possa rappresentare un rischio immunologico per le missioni spaziali che mirano a recuperare organismi da altri pianeti e lune“.

Riferimenti: Microorganisms

Immagine: ChadoNihi via Pixabay

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