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La Lega sospende due deputati per lo scandalo bonus

Stando a quanto riporta il sito de “Informazione“: Venerdì si conosceranno ufficialmente i nomi dei tre deputati (due della Lega e uno dovrebbe essere del Movimento 5 stelle) che hanno richiesto e incassato il bonus per le partita Iva. La misura varata dal governo – senza la previsione di un tetto di reddito per ottenerla – per fronteggiare la crisi da emergenza coronavirus.

A svelare l’identità dei tre parlamentari sarà il presidente dell’Inps in persona, Pasquale Tridico, che dopodomani alle 12 sarà in audizione in commissione Lavoro della Camera. In verità a mettere la parola fine su una parte del ‘giallo’ che ha scosso la politica a ridosso di ferragosto è la Lega stessa, che annuncia la sospensione di Elena Murelli e Andrea Dara, provvedimento adottato dopo “aver ascoltato e verificato le rispettive posizioni”, spiega il capogruppo Riccardo Molinari in una nota in cui si conferma che entrambi i deputati hanno percepito il bonus Inps di 600 euro previsto per i titolari di partita Iva.

“Pur non avendo violato alcuna legge – sottolinea Molinari – è inopportuno che parlamentari abbiano aderito a tale misura”. Detto questo, per la Lega resta “incredibile” che l’Inps non abbia ancora versato la Cig ai lavoratori in difficoltà. Dara, si legge sul sito della Voce di Mantova, risulta socio di minoranza di un’azienda che ha effettivamente percepito il bonus, ma – è la difesa del deputato – questi soldi non risultano essere transitati sul proprio conto corrente, bensì in quelli della ditta.

Murelli, fino alla sospensione arrivata oggi, è il capogruppo leghista proprio in commissione Lavoro. Luogo individuato dal presidente della Camera Roberto Fico – dopo una attenta valutazione delle varie ipotesi – come unica sede “opportuna” per sviscerare la vicenda dei bonus.

La commissione, infatti, è la sede propria in cui l’Inps interagisce con il Parlamento, si spiega, e si è dunque ritenuto più opportuno istituzionalizzare un passaggio nel luogo più idoneo. Qualsiasi altra via sarebbe stata ‘atipica’ e avrebbe potuto creare un precedente. Nomi a parte, non tutti i contorni della vicenda sui bonus Covid sono ancora chiari.

La reazione delle altre forze politiche

E le forze politiche sono pronte ad andare a fondo della vicenda. Forza Italia chiede le dimissioni di Tridico, idem i renziani. FdI insiste sulla necessità di cambiare la norma sui bonus. Da quanto tempo l’Inps e il suo presidente erano a conoscenza della questione? è una delle domande che Italia viva porrà a Tridico, finito sin da subito nel mirino delle opposizioni ma anche di una parte della maggioranza.

Altro quesito che sarà sottoposto al numero uno dell’Inps è chi ha fatto trapelare la notizia. Perchè, secondo diversi esponenti del centrodestra, dietro al ‘caso bonus’ ci sarebbe lo zampino dei pentastellati, che così darebbero una spinta alla vittoria dei sì al referendum sul taglio dei parlamentari, dando nuova linfa alla battaglia anti casta. Per la Lega, poi, si tratterebbe di una sorta di vendetta dello stesso Tridico, da tempo accusato di incapacità dal partito di via Bellerio, soprattutto durante la gestione dei fondi per la Cig.

L’indice puntato contro l’Inps

Quanto a mettere all’indice Tridico non è da meno Italia viva: “L’Inps pensi a distribuire le risorse”, afferma il presidente del partito, Ettore Rosato. E il vicepresidente della commissione Lavoro, Camillo D’Alessandro, aggiunge: “Vogliamo capire quando sono arrivate le informazioni sui bonus, se è vero che l’Inps ne era a conoscenza già da maggio e se il presidente dell’Inps ha informato il governo o il ministero del Lavoro, che per legge ha la funzione di vigilanza e controllo sull’Inps.

Se fosse vero – osserva il deputato Iv – che il ‘caso’ era già noto a maggio perchè non è stato comunicato? Si sarebbero potute introdurre delle norme correttive”. Insomma, venerdì Tridico rischia di finire sul ‘banco degli imputatì, sotto il fuoco di fila dei partiti. Durissima la Lega: “Chi ha sbagliato paga”, afferma il leader.

“Mi chiedo però come l’Inps che non è riuscita a pagare la cassa integrazione sia riuscita a pagare i 600 euro ai parlamentari”, aggiunge Salvini. Linea dura anche in Veneto, dove Luca Zaia potrebbe non ricandidare chi ha chiesto e ottenuto il bonus. Fa invece quadrato attorno al presidente dell’Inps il Movimento 5 stelle.

“E quindi Salvini, quello del partito dei 49 milioni, anzichè cercare di capire se tra i suoi parlamentari c’è qualcuno che ha chiesto il bonus di 600 euro se la prende con l’Inps?”, attacca ad esempio Danilo Toninelli. Intanto, il Garante della privacy ha inviato una richiesta di informazioni all’Inps e ha aperto una istruttoria in ordine alla metodologia seguita dall’Istituto rispetto al trattamento dei dati dei beneficiari del bonus destinato alle partite Iva e percepito anche da parlamentari e altri amministratori.

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