Apple e Google aggiungono un alert settimanale per segnalare se non hai avuto contatti con persone risultate positive al test del Covid-19, convidisi con la app di contact tracing

La notifica di zero contatti a rischio registrati da Immuni (foto dal profilo di Alessia Monteleo su Twitter)
La notifica di zero contatti a rischio registrati da Immuni (foto dal profilo di Alessia Monteleo su Twitter)

Un aggiornamento settimanale per indicare zero contatti a rischio. Apple sta iniziando ad avvertire i suoi utenti che hanno scaricato Immuni, la app scelta dal governo italiano per raccogliere dati utili al tracciamento dei contagi da coronavirus (contact tracing), anche se nell’ultima settimana non hanno avuto potenziali esposizioni con persone poi risultate positive al test del Covid-19. E presto, a quanto apprende Wired da fonti vicine al ministero dell’Innovazione, la funzione arriverà anche su Android.

I primi layout di Immuni, la app per fare contact tracing in Italia (fonte: Bending Spoons/Ministero dell'Innovazione)
I primi layout di Immuni, la app per fare contact tracing in Italia (fonte: Bending Spoons/Ministero dell’Innovazione)

Come funziona la notifica “zero”

Nello specifico, la notifica “zero” non è una novità introdotta da Immuni, ma una funzione aggiuntiva predisposta dagli sviluppatori del motore alla base di molte delle app di contact tracing diffuse nel mondo, ossia Apple e Google. Per ora è partita solo l’azienda dell’iPhone (ma non è chiaro con quale aggiornamento di sistema). Il rapporto si basa sulla raccolta delle interazioni che archivia il sistema di interscambio via bluetooth realizzato dai due colossi per far dialogare gli smartphone delle rispettive scuderie. Se il risultato è pari a zero esposizioni a rischio, d’ora in poi il sistema invierà una notifica con cadenza settimanale. “Questa settimana il dispositivo ha identificato 0 potenziali esposizioni e le ha condivise con Immuni”, recita il messaggio comparso in queste ore ai primi utenti di iOS.

Sembra che lo scopo sia quello di fornire una sorta di verifica che tutto funzioni correttamente: se non hai ricevuto notifiche, non è perché la app non lavora regolarmente, ma perché finora non hai incontrato nessuno che, dopo aver effettuato il tampone per il coronavirus, sia risultato positivo e lo abbia comunicato tramite Immuni.

Introdotta nei giorni in cui la app italiana ha tagliato quota 5 milioni di dowload, la nuova funzione potrebbe tuttavia generare qualche momento di allarme o confusione. Su Twitter, alcuni tra i primi utenti che hanno visualizzate le notifiche di contatti “zero” non hanno nascosto l’apprensione di vedere comparire un avviso legato all’app di contact tracing sul telefonino. E la ricorrenza di un avviso settimanale rassicurante potrebbe rendere gli utenti più distratti rispetto al contenuto delle notifiche stesse.

Inoltre, per come è formulata la notifica, sembra che il dispositivo condivida dati sui contatti, mentre il modello decentralizzato con cui è progettato prevede che la app si colleghi al sistema centrale, dove vengono registrati i casi di positività, scarichi la lista aggiornata e poi la confronti con l’elenco degli smartphone con cui è entrata in contatto (archiviato in locale) per segnalare all’utente l’eventuale esposizione.

Il rimbalzo dell’app

Nel frattempo in Italia gli sforzi sono concentrati per aumentare il tasso di adozione della app, sviluppata dalla startup milanese Bending Spoons, ma basata sul protocollo internazionale di Apple e Google. Secondo la rivista del Massachusetts institute of technology, Irlanda e Germania sono i due Paesi in cui le rispettative app di contact tracing hanno avuto i maggiori tassi di adozione (37% e 20%).

In Italia siamo all‘8,3%, nonostante le differenze con le altre applicazioni siano minime, visto che il protocollo di base è quello comune di Apple e Google. Wired ha tuttavia identificato alcuni dei fattori che pesano sull’adozione in Italia. Tra questi, il fatto che solo alcune tipologie di smartphone possano reggere l’app.

Nel frattempo, il governo ha lanciato uno spot per promuovere il download e incassa il sostegno di Comuni (Bologna il più grande, ma anche Verbania e Capri e Anacapri con un progetto specifico, tra gli altri), associazioni di categoria (come Federalberghi e la Federazione italiana pubblici esercizi) e aziende (come la catena di negozi alimentari Eataly).

Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, dal primo giugno (data di rilascio della app) sono stati 105 gli utenti positivi al test del Covid-19 che, avendo scaricato Immuni, hanno segnalato l’esito dell’esame attraverso la app. Nello specifico, sono stati 21 a giugno, 38 a luglio e 46 ad agosto (dato aggiornato al 23). Dal 13 luglio, inoltre (data in cui è partito il conteggio) sono state spedite 809 notifiche, mentre quattro casi positivi hanno ricevuto l’allerta di Immuni essendo stati a stretto contatto con altro utente positivo, che a sua volta aveva una app. Casi di focolai individuati grazie all’applicazione.

Ad ogni modo, secondo Stefano Denicolai, docente di gestione dell’innovazione all’università di Pavia e tra i 74 consulenti tecnologici del governo durante l’emergenza, raggiungere “un livello uniformemente distribuito in tutta Italia” è “irrealistico”. Per l’esperto, più cha stabilire una percentuale generale di adozione, occorre ragionare a macchia di leopardo, con una distribuzione a macchie e dove Immuni è più diffusa e altri in cui lo è meno: “Potrebbe creare dei centri localizzati di contenimento del virus, con effetti che possono riverberarsi nelle zone periferiche”. Tanto che, a quel punto, per Denicolai pochi picchi potrebbero generare un impatto rilevante a livello di intero sistema”. La partita è aperta.

[Aggiornamento del 25 agosto 2020, ore 11.50: dopo la pubblicazione di questo articolo, Wired ha ricevuto segnalazione che alcuni utenti ricevono questo tipo di notifiche già da giugno e luglio e anche su Android].

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