Il boom di richieste durante il lockdown ha accelerato la riduzione del numero di sequenze utilizzabili. L’idea di aggiungere una 17esima cifra potrebbe non bastare

giappone
(foto: Yukinori Hasumi/Getty Images)

La diffusione del Covid-19 in Giappone ha avuto un forte impatto sul volume degli acquisti online, aumentandone il volume d’affari. Una circostanza che, a sua volta, ha provocato una grande richiesta di carte di credito: talmente tante che le banche nipponiche hanno dichiarato che, a breve, non saranno più disponibili combinazioni a 16 cifre originali per emetterne di nuove.

Un problema comune per oltre 280 istituti, che stanno cercando di capire in che modo possano essere disposte le cifre tenendo conto che le prime sei non sono modificabili, in quanto identificative del paese, del marchio e di altre informazioni tecniche, proprio come le successive dieci che, invece, servono a individuare il numero e il tipo di conto. La sequenza che necessita di essere originale è, quindi, quella degli ultimi sei numeri.

Una possibile soluzione, secondo quanto riferisce il Guardian, è aggiungere la 17esima cifra anche se è tutto fuorché semplice: richiederebbe delle prove aggiuntive per evitare che vengano contraffatte le carte, un aggiornamento degli oltre 300 milioni già emessi e un dispendio economico notevole per le società di carte di credito.

La politica “senza contante” del Giappone

Gli acquisti online non sono l’unico fattore ad aver provocato questa situazione. Da anni il governo giapponese sta spingendo i propri cittadini a limitare l’uso del contante e da ottobre, con l’aumento dell’imposta sui consumi dall’8 al 10%, ha introdotto anche sistema a punti come incentivo. L’obiettivo del primo ministro Shinzo Abe è arrivare al 40% di pagamenti cashless entro il 2025 (contro il 20% attuale) e di proseguire fino a raggiungere la quota del 80%. Una politica che, effettivamente, sta già dando i primi risultati: ogni anno i richiedenti di carta di credito aumentano circa del 2% e, secondo le società bancarie giapponesi, è un numero che è destinato ad aumentare. Però, l’impennata avuta nei primi mesi di quest’anno è sicuramente alle politiche di distanziamento sociale, dovute alla diffusione della pandemia, e alla necessità di dover ordinare sul web anche beni di prima necessità.

Il Giappone, rispetto ad altri paesi orientali come Corea del Sud e Cina, ha una percentuale molto bassa di transazioni senza contante. Seul  tocca quota 96%, mentre Pechino il 66%.

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