
(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 02 SET – Beni mobili e immobili per
quasi 9 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di
Finanza di Reggio Calabria al Gruppo Sapone, realtà
imprenditoriale che avrebbe beneficiato dell’eredità del “re dei
videopoker” Gioacchino Campolo e, quando quest’ultimo era finito
nei guai giudiziari, era subentrato nel business delle slot. Il
provvedimento è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione
del Tribunale reggino su richiesta della Procura. I finanzieri
hanno apposto i sigilli a terreni, a fabbricati e società
riconducibili ai coniugi Antonio Sapone, di 52 anni, e Maria
Ripepi (51) ai quali, assieme al figlio Vincenzo Sapone (28),
sono stati sequestrati anche rapporti finanziari a causa di una
sproporzione valutata in 8,8 milioni di euro. Secondo la
Procura, tutti e tre sarebbero “contigui al gruppo mafioso
Labate”. Il gruppo, secondo quanto emerso dalle indagini, di
fatto ha preso il posto di Gioacchino Campolo. I coniugi e il
figlio, negli ultimi anni, sarebbero riusciti a fare quel salto
imprenditoriale con una vertiginosa crescita economica grazie
alle “sponsorizzazioni” assicurate dalla cosca Labate detta “Ti
Mangio”. Oltre che dalle indagini, la loro vicinanza ad ambienti
criminali è stata confermata dalle dichiarazioni di diversi
collaboratori di giustizia come Mario Gennaro, Enrico De Rosa e
Stefano Tito Liuzzo. Per Antonio Sapone, Maria Ripepi e Vincenzo
Sapone l’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa.
Ma sono indagati anche per “plurime condotte – scrivono gli
investigatori – integranti delitti contro la pubblica
amministrazione, grazie al concorso di pubblici ufficiali
infedeli”.
Nell’inchiesta c’è anche un episodio di corruzione di un
ispettore della Polizia di Stato in
servizio alla questura di Reggio Calabria. Il fatto risale al
2012 e l’ispettore è ormai in pensione. Stando, però, a due
informative del marzo 2019 e del gennaio 2020 redatte dalla
Guardia di finanza e trasmesse in Procura dal maggiore Giovanni
Andriani e dal capitano Flavia Ndriollari, “in cambio
dell’assunzione del figlio, il pubblico ufficiale interveniva
per fare ottenere a Vincenzo Sapone le autorizzazioni necessarie
alle sale giochi e scommesse di viale Calabria e via Camagna”.
(ANSA).
