Nonostante il decreto Semplificazioni impedisca ai sindaci di vietare le reti 5G, proseguono le ordinanze contro. Con rischi sui tempi e spese legali per gli annullamenti

A Forio, uno dei sei Comuni dell’isola di Ischia, dicono di voler rimarcare il loro no. Mentre nella vicina Lacco Ameno il commissario straordinario spiega di aver avviato la macchina amministrativa già prima. E così, tra la fine di luglio e i primi di agosto, i due borghi hanno emanato ordinanze per sospendere il 5G. Nonostante dal 16 luglio in Italia sia in vigore il decreto Semplificazioni del governo, che all’articolo 38 mette un freno ai veti sollevati dai sindaci contro il nuovo standard, i provvedimenti per bloccare l’installazione della quinta generazione di telecomunicazioni mobili proseguono.
Due dei sei Comuni di Ischia hanno deliberato lo stop al 5G dopo la pubblicazione del decreto. Così hanno fatto anche San Felice sul Panaro e Medolla, nel Modenese, rispettivamente il 24 e 30 luglio, Sirolo (Ancona) l’8 agosto, poi Villa Lagarina, in provincia di Trento, il 24, Mercenasco (Ivrea) il 26 e La Salle (Valle d’Aosta) il 27.
È una linea del fronte in continuo mutamento, quella di città e paesi che vietano le antenne di quinta generazione. Mentre otto Comuni si sono iscritti al fronte del no dalla metà di luglio, altri hanno fatto un passo indietro dopo il decreto Semplificazioni. È il caso di Vicenza, tra le città più grandi ad aver adottato un’ordinanza per lo stop al 5G, revocata dal sindaco Francesco Rucco il 31 luglio per evitare contenziosi. Mentre, anche per effetto del decreto governativo, il Tribunale amministrativo regionale di Catania ha sospeso il provvedimento del sindaco di Messina, Cateno De Luca, dopo il ricorso di Vodafone. Nel complesso, a quanto risulta a Wired, le ordinanze no-5G di cinque Comuni sono state sospese o revocate.
I numeri del no
Il bilancio resta comunque in positivo per il fronte dello stop. Aggiornando i dati rispetto all’ultimo conteggio di luglio, anche grazie alle segnalazioni dei lettori e all’individuazione di nuove ordinanze, anche di molti mesi precedenti, risultano 450 i Comuni italiani che dal 2019 hanno vietato il 5G. La stima di Wired si basa sull’incrocio dei dati dell’Alleanza italiana stop 5G (un’associazione che dal 2018 reclama una moratoria delle nuove antenne), documenti ufficiali e articoli di stampa. Ai fini del calcolo si considerano gli atti che impongono un vero divieto, come ordinanze dei sindaci o delibere di giunta e del consiglio comunale. Sono esclusi atti più blandi (come mozioni, ordini del giorno e indirizzi generici) e sono stati eliminati dal conteggio i Comuni le cui ordinanze sono state revocate o sospese (anche se questi ultimi restano visibili sulla mappa, per fornire un quadro più completo).
A conti fatti, circa 4,46 milioni di italiani vivono in zone da cui il 5G è stato bandito. Una cifra leggermente inferiore a quella del 15 luglio. A pesare è soprattutto l’uscita di scena di due pesi massimi, per risonanza nazionale e popolazione residente: Vicenza e Messina. Il Veneto, con 74 Comuni contro, è la regione in cui l’opposizione ha attecchito di più in termini di numero di campanili. Non a caso il presidente dell’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) locale, Mario Conte, primo cittadino di Treviso, ha già alzato le barricate contro il decreto Semplificazioni. E questo benché a livello nazionale Anci abbia preso una posizione chiara contro le ordinanze di blocco del 5G e il suo stesso Comune non abbia adottato provvedimenti simili.
La ghigliottina dei veti
Il decreto Semplificazioni, di fatto, stabilisce già l’annullamento di tutti queste ordinanze alla prima impugnazione da parte delle compagnie di telecomunicazioni. Bisognerà, tuttavia, passare dal Tar, causando così ritardi nell’installazione delle antenne, intasando i tribunali e aggravando le spese legali proprio a carico delle amministrazioni soccombenti. Ancor più di quelli firmati prima del 16 luglio, gli atti promulgati dopo il decreto Semplificazioni nascono già morti. Provvedimenti bandiera che, di fatto, costeranno ai sindaci le parcelle degli avvocati difensori.
“Noi abbiamo voluto esprimere la volontà della nostra comunità”, dice a Wired Francesco Del Deo, sindaco di Forio. Le delibera della sua giunta è del 6 agosto. La sollecitazione è arrivata da un comitato locale no 5G, perché lo stesso primo cittadino commenta: “Anche io sono convinto che non sarà il 5G a portare più danno o che non ci sarà proprio danno”. Nel frattempo, però, la moratoria c’è, anche se nessuna compagnia finora si è fatta avanti per installare infrastrutture dedicate.
Il comitato no 5G di Ischia ha fatto proseliti anche nella vicina Lacco Ameno, il cui timone è affidato a un commissario straordinario, Ida Carbone, vicecapo di gabinetto della prefettura di Napoli. Lo stop è stato firmato il 23 luglio, a sette giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto Semplificazioni. “Io avevo programmato quell’atto da tempo, sarà arrivato in ritardo”, la spiegazione di Carbone a Wired.
“Sull’interpretazione di questa norma, tra l’altro, si è già espresso anche il Tar Sicilia-Catania nel provvedimento cautelare relativo al provvedimento adottato dal Comune di Messina”, aggiunge il legale. In quella sentenza il collegio catanese scrive che “la disposizione, recependo evidentemente la giurisprudenza consolidata, sancisce, per un verso, l’illegittimità di un divieto generalizzato alla installazione degli impianti del genere in esame, per un altro, l’impossibilità di adottare ordinanze contingibili e urgenti in una materia la cui competenza è riservata allo Stato”. Tuttavia alcuni Comuni hanno proseguito, vuoi per ignoranza della norma, vuoi per mero calcolo politico.
La geografia del no
Il no al 5G ha preso piede nel golfo di Napoli, visto che nei mesi scorsi già i Comuni dell’isola azzurra, Capri e Anacapri, hanno varato il loro blocco. Fanno parte, con Forio e Lacco Ameno, dell’Associazione nazionale comuni delle isole minori, di cui proprio Del Deo è presidente, anche se l’organizzazione non ha mai preso una linea netta sul tema del 5G. Nel complesso, la diffusione di ordinanze contro le nuove antenne ha rallentato notevolmente rispetto ai mesi in cui l’Italia era in lockdown. Solo tra marzo, aprile e maggio 2020 se ne contano 285, il 63,3% del totale.
Resistono però alcune roccaforti del no. Come le Marche, dove il 19,6% dei cittadini vive in città e paesi che hanno vietato il 5G, con punte nel Fermano (35 Comuni) e nel Maceratese (16). Qui l‘Unione montana dei Monti azzurri (composta da 15 enti locali), il 25 maggio scorso bandisce lo stop. “L’abbiamo fatta non tanto in quanto contrari, ma perché chiedevamo di essere informati sul funzionamento. Non è una tecnologia che possiamo fermare”, spiega Paolo Teodori, sindaco di uno dei Comuni coinvolti, Ripe San Ginesio. La delibera però c’è e resta al suo posto, anche dopo il decreto Semplificazioni. “Non revochiamo nulla. Staremo vigili. Ci stiamo dotando di un piano antenne”, dice il presidente dell’unione, Giampiero Feliciotti.
Il Leccese conta il maggior numero di Comuni contrari in una singola provincia: 42. La Puglia è anche la regione con il valore più alto di residenti in aree no-5G: 714.434. Dopo la sospensione di Messina, sorpassa la Sicilia (nonostante annoveri ancora Siracusa, Ragusa nel fronte dello stop) e il Veneto.
Anche le nuove delibere fanno affidamento al solito canovaccio dell’Alleanza italiana stop 5G, la cosiddetta risoluzione di Vicovaro, basato su quattro argomentazioni principali, tutte già smentite, ridimensionate o inquadrate da autorevoli fonti scientifiche (tra cui l’Istituto superiore di sanità). Come il tema del principio di precauzione, la cancerogenicità delle onde elettromagnetiche, pronunce di giurisprudenza sul rapporto tra telefoni cellulari e tumori e la questione dell’elettrosensibilità.
Il 5G viaggia su frequenze già utilizzate (alcune dalle televisioni) e l’Italia ha, tra l’altro, limiti elettromagnetici più bassi della media europea: 20 volt/metro (V/m), contro i 31 V/m del Belgio, i 47 V/m della Grecia e i 61 V/m delle linee guida della Commissione internazionale per la protezione delle radiazioni non ionizzanti (Icnirp), adottati in Spagna, Francia, Germania e Regno Unito.
Il primato dell’Italia a rischio
Nonostante il blocco dei Comuni no 5G, l’Italia resta nei Paesi di testa in Europa per sviluppo delle nuove reti. È al terzo posto per numero di test, dietro Spagna e Germania, stando all’ultimo rapporto trimestrale dell’Osservatorio europeo sul 5G, e sono quattordici le grandi città del Belpaese già raggiunte dalla quinta generazione di comunicazioni mobili (più 28 Comuni dell’hinterland milanese). Per Milano l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, ha pronosticato entro fine anno il raggiungimento del 90% di copertura. Il 5G consentirà di sviluppare frontiere della tecnologia come l’auto a guida connessa, la medicina da remoto e una diffusa automazione. E secondo una recente ricerca della società di consulenza Deloitte, peserà anche sull’acquisto di dispositivi connessi per la casa.
I ritardi, però, che può provocare il blocco delle antenne rischiano di presentare un conto salato. Gli esperti della multinazionale della consulenza Ernst Young hanno calcolato che in Italia 12-18 mesi di slittamento costano “minori benefici stimati tra 2,9 e 43, miliardi di euro”. Poi ci sono le regole dell’Autorità garante delle comunicazioni: le compagnie telefoniche hanno 54 mesi dalla ricezione delle frequenze per installare il 5G. E ora devono prendere in considerazione i tempi di ricorsi e sentenze. Il rischio di sforare le scadenze è tutt’altro che remoto.
[Come leggere i dati e contribuire: Wired aggiornerà la mappa nel tempo. Il censimento, che confronta i dati dell’Alleanza italiana stop 5G con documenti ufficiali e fonti di stampa, tiene conto solo dei provvedimenti che impediscono concretamente l’installazione di antenne. Non rientrano nel novero dei Comuni no-5G di questo articolo, quindi, quelli che hanno adottato strumenti più blandi, come mozioni, ordini del giorno o approfondimenti e finanziamenti alla ricerca, poiché non vietano del tutto i progetti delle compagnie telefoniche. Restano segnalati sulla mappa i Comuni (per mostrare l’evoluzione) in cui le ordinanze sono state sospese o revocate, ma non sono considerati nel conteggio finale. Per questo rispetto ai quasi 600 Comuni dell’Alleanza, Wired ne registra di meno. Siccome gli archivi degli stessi municipi non sono sempre di facile accesso, se vi sono errori, mancano alcuni Comuni nella mappa o alcuni provvedimenti sono stati revocati e sospesi, l’invito è a segnalarceli o a contribuire con documenti tecnici al monitoraggio di questo fenomeno.
