La “indigestione di ostriche” di De Laurentiis e i rischi del menefreghismo sul virus

Il presidente del Napoli, con sintomi e in attesa di un tampone, ha comunque partecipato alla riunione di Lega Serie A senza isolarsi: con esempi di questo genere non usciremo presto dalla crisi

(foto: Camilla Morandi / Ipa)

Dopo un’estate di cattivi maestri, l’ultima cosa che ci serve è un autunno di cattivi esempi. Se le condizioni di Aurelio De Laurentiis erano quelle che le cronache riportano già prima della sua giornata di lavoro a Milano, per l’assemblea di Lega della Serie A – sintomi e attesa dei risultati di un tampone – allora significa che non abbiamo capito niente del pandemonio che abbiamo intorno. Neanche il lockdown è servito: evidentemente chi si sente al di sopra di ogni raccomandazione ha vissuto un lockdown dorato e ricco di eccezioni. Altrimenti non si spiega la reticenza alla sicurezza propria e degli altri.

Il Napoli ha confermato con una nota la positività “in seguito al tampone effettuato ieri”. Per cui, contrariamente a chiunque altro, costretto a osservare l’isolamento fiduciario in attesa del risultato, il potente produttore cinematografico avrebbe pensato, semplicemente, di fregarsene. Se è vero che De Laurentiis “non avrebbe indossato la mascherina in diversi momenti della giornata”, come racconta Repubblica, e “aveva da giorni sintomi, in attesa dei risultati del tampone arrivati in serata”. Poco importa che un precedente tampone fosse risultato negativo: se lo si è ripetuto, perché i sintomi non cessavano, la condizione di prudenza permane. C’è poi del grottesco, immancabile ingrediente di chi pensa di essere immune al coronavirus per qualche miracolo genetico o, più probabilmente e di nuovo, di potersene fregare: il presidente del Napoli “avrebbe giustificato il suo malessere con un’indigestione da ostriche”. Come sempre, se non avessimo 36mila morti alle spalle, verrebbe quasi da ridere.

Ben più di Flavio Briatore, insieme a molti epigoni ai quattro angoli d’Italia, cattivo maestro della breve ma sgangherata estate italiana, De Laurentiis è diventato dalla sera alla mattina il paradigma di ciò che non si dovrebbe fare. L’opposto di quelle poche, basilari ed elementari indicazioni che le autorità sanitarie vanno ripetendo da mesi e che alla fine sono la nostra unica àncora di salvezza: se avete sintomi isolatevi e se il medico lo ritiene programmate un tampone, aspettatene gli esiti senza incontrare altre persone, men che meno mettetevi in viaggio o partecipate a eventi. De Laurentiis non poteva mandare qualcun altro o intervenire in remoto, applicando la massima precauzione? Certo. Ma non ha voluto, nonostante gli indizi che avrebbero dovuto invitare alla massima prudenza pare non mancassero e nei giorni scorsi anche un dirigente del Napoli fosse stato trovato positivo al Sars-Cov-2.

C’è infine da domandarsi se questo atteggiamento, oltre agli auguri di pronta guarigione, solleverà un qualche decibel di indignazione o passerà serenamente in cavalleria come l’ennesima bizza di un potente che in fondo può permetterselo (in virtù di cosa? I soldi gli valgono forse l’immunità?). Stavolta sarebbe sacrosanta, e affatto retorica, perché dimostrerebbe che abbiamo finalmente introiettato il pericolo di fondo di non uscire troppo presto, da questa situazione, anche per responsabilità di chi – nonostante un tampone in arrivo – decide di continuare la sua vita di sempre senza compromessi. Una vita che ancora possiede, al contrario di moltissimi a cui il virus l’ha spazzata via e che non vedono un futuro possibile senza sicurezza sanitaria.

Tutto, insomma, si tiene. Come tutti dovremmo tenerci gli uni con gli altri. Che scenario avremmo di fronte se tutti quelli che sono stati male e hanno atteso gli esiti di un tampone fossero, più modestamente, usciti a cena con gli amici? Se tutto verrà confermato, oltre agli auguri dovremmo ripetere a De Laurentiis che è stato un irresponsabile. Per usare un eufemismo.

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