Chi sono i vincitori dell’hackathon Devs for Health di Gilead Sciences per la lotta all’Hiv

L’iniziativa promossa dalla società biofarmaceutica ha individuato due soluzioni in grado di migliorare la qualità della vita per i pazienti affetti dall’infezione e di contribuire all’emersione del sommerso. Un passo in avanti possibile grazie all’open innovation

Le proposte vincenti di Devs for Health, il progetto di open innovation contro l’Hiv promosso dalla società biofarmaceutica Gilead Sciences, sono Unlock 4/90 e fHIVe. Lo scorso giugno era stata lanciata la call che chiedeva a sviluppatori, creativi e professionisti del digitale di unirsi a un hackathon per concepire soluzioni in due ambiti vitali della lotta all’infezione da Hiv: diagnosi precoce del sommerso e miglioramento della qualità della vita per i soggetti portatori del virus.

Se è vero che la ricerca di soluzioni da parte della comunità scientifica per prevenire o eradicare il virus è tuttora in corso, negli anni l’aspettativa di vita dei pazienti affetti da Hiv è migliorata grazie ai progressi su diversi fronti, a partire da quello delle cure. Ma molto altro resta da fare per sensibilizzare le persone sul tema, combattere lo stigma sociale che si porta dietro e garantire una qualità di vita più alta a chi fronteggia la cronicizzazione della patologia.

Dal 15 giugno al 5 lugli, i team hanno preso parte all’hackathon per lo sviluppo di soluzioni e, successivamente, una giuria composta da clinici e pazienti ha preselezionato i quattro progetti finalisti per l’accesso alla finalissima del 10 settembre. Un appuntamento che ha permesso ai progettisti di raccontare le proprie idee nella classica modalità del pitch prima delle valutazioni finali e della proclamazione dei vincitori. La finale, introdotta da Cristina Le Grazie, executive director medical affairs di Gilead Italia, ha visto anche la partecipazione di Massimo Andreoni, direttore scientifico Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali).

Nella challenge dedicata all’emersione del sommerso e al linkage to care, si è imposta fHIVe: l’app ideata dal team composto da Elena Pezzetta, Sabdi Valverde, Federico Bruno, Tommaso Ferrara e Doriana Santoro è pensata per sensibilizzare gli utenti a fare il test e quindi a contribuire alla consapevolezza sulla possibile infezione. L’app informa e sensibilizza l’utente, indicandogli i centri più vicini dove effettuare il test così come le modalità per utilizzare quello destinato all’auto-diagnosi. L’applicazione però affronta anche il tema della cura, con una sezione pensata per automatizzare la richiesta di farmaci e attivare servizi di delivery per facilitare la vita del paziente. L’idea quindi si rivolge, contemporaneamente, a più target: coloro che non hanno mai fatto il test e vorrebbero capire meglio come farlo, ma anche coloro che hanno già avuto una diagnosi di infezione.

Nella challenge dedicata alla qualità della vita, il primo posto è andato a Unlock 4/90. Il team composto da Maria Floriana Alaia, Antonio Marino, Sonia Alaia e Dejan Trajkovic ha concepito un servizio di smart locker per facilitare il ritiro programmato dei farmaci antiretrovirali e andare incontro alle esigenze dei pazienti: la soluzione proposta consente, attraverso la registrazione via app, di scegliere il centro ospedaliero più vicino per ritirare i farmaci in un orario e in una data programmata dal paziente. L’utente si recherà presso la struttura e ritirerà l’essenziale dall’armadietto automatizzato, lo smart locker appunto, posizionato in una zona riservata. L’aderenza alle cure è fondamentale per vivere bene e progredire nella lotta all’infezione.

La giuria ha premiato anche, con una menzione speciale, l’idea avanzata da Luca Innocenti, Gabriele Scaduto e Massimiliano Nocentini, che prende il nome di Pgp Medical Card: un vero e proprio biglietto da visita sanitario ma con i dati crittografati, da esibire in tutti quei casi in cui l’utente deve comunicare dati rilevanti e magari non può farlo in prima persona (nei casi di perdita di coscienza, incidenti, ecc). Le informazioni, destinate a personale autorizzato, possono essere lette tramite QrCode per smartphone.

Niente premi, ma la soddisfazione della finalissima, per la proposta Komorebi, una piattaforma web e mobile concepita per mettere i contatto utenti e psicoterapeuti e psicologi, nel massimo rispetto della riservatezza e quindi anche a tutela dell’anonimato.

La giuria dell’hackathon di Devs for Health – composta da clinici, esperti di sanità digitale e rappresentanti di associazione dei pazienti – ha quindi portato a termine il suo compito, privilegiando quelle proposte giudicate più valide, aderenti agli scopi della challenge e in grado di imprimere un cambiamento nella vita dei cittadini affetti da Hiv. Ma l’iniziativa di open innovation promossa da Gilead Sciences continua. I team vincenti sono attesi infatti alle cinque giornate di bootcamp, dove riceveranno il supporto tecnico necessario per trasformare le idee in prototipi e quindi in servizi funzionanti. I team dovranno continuare a impegnarsi per valorizzare le rispettive proposte, sfruttando anche la mentorship degli esperti che li accompagneranno in questa seconda fase di upgrade dei progetti: tra essi figurano clinici e pazienti, che hanno già offerto ai partecipanti una preziosa consulenza durante l’hackathon al fine di creare strumenti davvero aderenti ai bisogni.

Oltre alla formazione, c’è anche un premio in denaro: 3mila euro in buoni Amazon a entrambi i team. Nel prossimo futuro, quando le soluzioni saranno a disposizione del pubblico, sarà possibile valutare ancora di più la loro capacità di incidere sulle dinamiche con cui si confrontano i pazienti con Hiv e, nel caso della proposta di fHIVe, le potenzialità ai fini della prevenzione dall’infezione o della veloce diagnosi (necessaria per evitare di contagiare altri soggetti).

L’iniziativa lanciata dalla società biofarmaceutica dimostra ancora una volta che l’open innovation è la strada per sondare nuove vie alla risoluzioni di problemi, anche grazie a un confronto con altri tipi di competenze. da quelle tecnologie a quelle creative. L’hackathon conferma inoltre che il digitale è la chiave per garantire servizi facili da usare, accessibili a tutti tramite smartphone e sempre a disposizione, al passo con la vita di oggi: un aspetto non secondario in una stagione dove niente appare scontato come prima. Come sottolineato da Cristina Le Grazie, direttore Medico Gilead Sciences Italia “in Gilead guida l’innovazione: in 30 anni abbiamo messo a disposizione di pazienti e medici farmaci sempre più efficaci, oggi in grado di azzerare la carica virale e rendere l’infezione non trasmissibile. Ma la battaglia è tutt’altro che vinta. L’innovazione rimane la cifra del nostro impegno anche fuori dai laboratori di ricerca: con Devs for Health abbiamo voluto applicare l’open innovation nella lotta all’Hiv insieme a medici e pazienti. Insieme a loro abbiamo aperto a nuove competenze e la qualità dei progetti vincitori ci dice che abbiamo preso la strada giusta per proseguire la lotta all’Hiv anche al di là dell’ambito terapeutico”.

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