Covid-19, l’inquinamento atmosferico come fattore di rischio?

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(immagine: Thomas B. via Pixabay)

Dove l’aria è più sporca il coronavirus fa più danni. È la conclusione a cui un team di ricercatori statunitensi è arrivato confrontando i livelli di inquinanti atmosferici pericolosi e mortalità procapite per Covid-19 in oltre 3mila contee del Paese. A dimostrazione – sostengono gli esperti – che l’esposizione a lungo termine al particolato fine e ultrafine rende le persone più vulnerabili alle infezioni.

Esiste ormai una nutrita schiera di studi che indaga la relazione tra l’inquinamento atmosferico e la mortalità per tutte le cause. Ed è in questo contesto che si inserisce la nuova analisi, commissionata anche da ProPublica e pubblicata su Environmental Research Letters, perché per il momento un’associazione tra le condizioni dell’aria e la vulnerabilità al coronavirus non è – almeno secondo le istituzioni – abbastanza comprovata.

I ricercatori, dunque, hanno confrontato l‘indice di inquinamento atmosferico (il National Air Toxics Assessment 2014, l’ultimo disponibile) dell’agenzia statunitense per la protezione ambientale Epa con la mortalità procapite per Covid-19 nelle oltre 3mila contee statunitensi, mettendo in luce come in alcune aree del Paese – che ricordiamo essere il primo al mondo per numero di casi e decessi per Covid-19 – non particolarmente popolose ma indubbiamente molto inquinate (per esempio le aree rurali della valle del Mississippi, della Louisiana e della Georgia) la mortalità procapite per Covid-19 sia più alta rispetto a quella delle aree urbane.

Per i ricercatori non ci sono molti dubbi: esiste una correlazione tra le condizioni ambientali preesistenti, nella fattispecie gli inquinanti atmosferici, e la vulnerabilità della popolazione all’infezione. E i loro risultati – sostengono – sono tanto più forti perché a differenza di studi precedenti i dati sono stati normalizzati per parametri socioeconomici e vari indicatori di salute della popolazione residente, tra cui l’esposizione a Pm2,5 e ozono.

L’analisi indica una possibile spiegazione. L’esposizione a lungo termine al particolato rende le persone suscettibili alle infezioni, non solo da coronavirus. L’inquinamento atmosferico avrebbe ripercussioni sulla salute che predispongono allo sviluppo di forme gravi di Covid-19, da qui il maggior tasso di mortalità. Gli effetti, inoltre, sarebbero permanenti, come delle cicatrici che lasciano l’organismo vulnerabile; e infatti il crollo dei livelli di inquinamento atmosferico a New York durante il lockdown non ha prodotto un effetto di protezione

Non solo, l’analisi ha permesso di costruire dei modelli della mortalità per Covid-19 in relazione alla concentrazione di inquinanti atmosferici pericolosi, che dovrebbero servire alle istituzioni per comprendere il valore delle azioni di prevenzione dell’inquinamento sulla salute della popolazione.

Via: Wired.it

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Immagine: Thomas B. via Pixabay 

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