AGI – Il Movimento 5 stelle è in crisi. Un dato di fatto innegabile per Roberto Fico. Ed è una crisi che “dura da troppo tempo”, a cui si deve porre rimedio attraverso un confronto, anche duro, ma che non può in nessun modo risolversi ed esaurirsi in una giornata, in Stati generali “spot”. Bensi’ occorre un percorso di cambiamento vero, che parta dal capire come si è trasformato il Movimento e dove vuole arrivare. Una riflessione che non può certo focalizzarsi solo sulla futura leadership, sia essa collegiale o individuale, nè tantomeno trasformarsi in una “guerra tra bande”, dove prevalgano “personalismi o egoismi”. Al contrario, serve ripartire dall’identità stessa del Movimento, che potrebbe anche cambiare e passare da post-ideologico a ideologico, magari guardando al campo dei progressisti. Ripartire, dunque, dai temi identitari, come l’acqua pubblica, la riforma della Rai, il conflitto di interessi: i 5 stelle al governo devono ora avere la forza e l’ambizione di “alzare l’asticella”. E se la crisi che ha investito la creatura voluta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio si è manifestata anche alle ultime elezioni regionali, dove è “innegabile la sconfitta”, le due cose non sono certo legate e sarebbe “sbagliato farlo”. Cosi’ come la crisi non è “colpa di una sola persona. Ma è una responsabilità collettiva”, scandisce il presidente della Camera che, per la prima volta da quando è stato eletto allo scranno più alto di Montecitorio, si dice pronto a dare una mano in prima persona, dando la disponibilita’ a far parte di un eventuale organismo collegiale (forma di governance che preferisce rispetto all’uomo solo al comando), esplicitando quindi la sua volontà di dare un contributo per unire, convinto della necessita’ di tenere insieme le varie ‘anime’ del Movimento, piuttosto che rivendicare spazi per se o per i suoi. Ma sia chiaro, sembra essere il ragionamento-avvertimento di Fico, a nessuno ora e’ consentito fare il tiro al piccione: la ‘stoccata’ a chi (come Di Battista ma anche Di Maio) in queste ore sta puntando il dito contro il capo politico e’ chiara. Tanto che Fico va oltre e ringrazia pubblicamente Vito Crimi per il lavoro fatto, non facile.

I paletti di Fico

All’indomani della vitoria dei Sì al referendum-bandiera dei 5 stelle e nel day after della sconfitta alle regionali, Fico decide che è il momento di scendere in campo e fissare alcuni paletti. La sfida che attende il Movimento 5 stelle, da “troppo tempo” in crisi, dilaniato da malumori interni, e’ troppo alta e importante per restare alla finestra a guardare. “Io sono sempre disposto a dare una mano al Movimento”, spiega rispondendo alle domande dei giornalisti. “Io tendo piu’ verso un organo collegiale, ma c’e’ un punto precedente importante: il punto e’ che dobbiamo ritrovare una forza interna che deriva dal confronto, dalla partecipazione, dal dirci le cose come stanno e mettere in discussione qualsiasi cosa per andare avanti, guardarci in faccia. Quando ci siamo detti queste cose, senza guerra tra bande e personalismi e egocentrismi, allora potremo intraprendere una strada”. Quindi, il primo passo è l’ammissione della sconfitta e della crisi in atto: “E’ inutile girarci intorno: il Movimento 5 stelle ha perso le elezioni regionali. Quello che pero’ vorrei e’ che non si facesse l’errore di collegare la crisi del Movimento alla sconfitta alle regionali”. Perche’ per Fico “non stiamo scoprendo oggi che il Movimento ha una crisi, ma c’e’ una elaborazione in corso che pero’ va avanti da troppo tempo e che dobbiamo in tutti i modi provare a risolvere”. Ora, dunque, bisogna guardare avanti e convocare subito gli Stati generali: “Il percorso di cambiamento – non si fa illusioni la terza carica dello Stato – sarà duro, ci saranno contrasti”, ma non puo’ ridursi “a una guerra tra governisti e puristi, altrimenti gli Stati generali non servono”, avverte. Altrettanto chiaro, per Fico, deve essere il fatto che questo percorso di cambiamento che attende il Movimento non dovrà andare a danneggiare in alcun modo “il governo o la maggioranza”. Infine, Fico affronta anche il capitolo riforme, rivendicando la “assoluta legittimità del Parlamento”, a differenza di quanto accusano Lega e FdI, a cui toccherà eleggere il nuovo Capo dello Stato. Ma prima della fine della legislatura vanno cambiati i regolamenti di Camera e Senato, e va modificata la legge elettorale per consegnare al prossimo Parlamento due Camere perfettamente in grado di funzionare, alla luce del taglio dei parlamentari, conclude il presidente di Montecitorio, pronto a convocare già nei prossimi giorni la Giunta per il regolamento. 

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