Lo dice il rapporto dell’associazione degli operatori di telecomunicazioni, Asstel, che propone un piano in 4 punti per recuperare quota e competenze

Un'antenna 5G (foto di Artur Widak/NurPhoto via Getty Images)
Un’antenna 5G (foto di Artur Widak/NurPhoto via Getty Images)

Calano di un miliardo in Italia i ricavi delle imprese di telecomunicazioni nel 2019, tirati giù dal crollo del 6,7% dei prezzi sostenuti dai consumatori per i servizi nell’ultimo anno. Un record tra i grandi paesi europei. È quanto emerge dal rapporto Asstel 2020 che è stato presentato a Roma dal presidente dell’associazione degli operatori di telefonia, Pietro Guindani. Nel decennio 2009-2019 i ricavi totali delle imprese del settore sono diminuiti del 19%: dai 33 miliardi di euro incassati nel 2009, il fatturato aggregato dell’industria delle telecomunicazioni un anno fa è sceso a 26,8 miliardi di euro (-3% sull’anno precedente). Il punto più basso del decennio. 

Numeri che non hanno però fermato gli investimenti delle imprese. “Per ogni 100 euro incassati – ha detto Guindani – noi devolviamo 25 euro in investimenti, prima ancora di coprire le spese operative. Si tratta di uno sforzo finanziario senza eguali in Italia, senza paragoni con altri settori industriali. Inclusa la scienza”

Cifre alla mano, gli investimenti nel 2019 hanno superato i 7,9 miliardi di euro confermando la tendenza sempre crescente a partire dal 2013. Tra le principali voci di spesa c’è il 5G che vede l’Italia in prima linea per numero di città abilitate, sperimentazioni e servizi per i consumatori (che siano pronti o in rampa di lancio). “Abbiamo purtroppo anche il primato per il costo per megahertz per abitante. E avere il costo per le frequenze troppo alte – ha evidenziato Guindani – significa meno investimenti in capitale fisso”. 

La torta del resto è quella e i conti devono quadrare. “L’ipercompetizione ha compresso il mercato”, ha fotografato il numero uno di Asstel. Nel 2019 per far fronte al calo del 3% di fatturato le imprese del settore hanno dovuto tagliare i costi. Partendo dai lavoratori, diminuiti nel complesso del 6%. Oggi il settore occupa oltre 112mila persone, contro i 135mila addetti della filiera di inizio decennio. Tra il ‘18 e il ‘19 si sono persi 7mila posti di lavoro, il calo più sensibile si è registrato tra gli operatori del customer management: a fine anno scorso erano il 14% in meno rispetto al 2018, contro il -4% degli operatori di rete e il -3% dei fornitori.

Il Recovery Fund per le 4 sfide del futuro

Per rilanciare l’industria delle telecomunicazioni vengono poste quattro sfide che ruotano attorno alla collaborazione tra pubblico e privato, “per lo sviluppo di nuovi servizi intelligenti per far tornare a crescere il mercato e contrastare la contrazione decennale delle risorse a disposizione del settore”, ha detto Guindani.  Le imprese chiedono anche sostegno per la domanda per stimolare l’adozione dei servizi e la sostenibilità degli investimenti nell’infrastruttura, oltre a incentivare lo sviluppo di competenze digitali per l’occupabilità della popolazione italiana che risulta sul tema all’ultimo posto in Europa.

Come ha sottolineato Guindani, all’orizzonte c’è il Recovery Fund che “è un’opportunità per risolvere l’esigenza di sviluppo di servizi e di investimento nelle infrastrutture e nelle competenze digitali”. Almeno il 20% dei 209 miliardi del piano Ue dovrà essere investito nella transizione digitale per schiodare l’Italia dal 25esimo posto in Europa dell’indice Desi che monitora la digitalizzazione delle più importanti economie del mondo. 

Di strada da fare ce n’è tanta, alcuni dati sono impietosi: solo il 49% degli italiani effettua acquisti online contro il 72% degli europei; appena il 32% dei nostri connazionali utilizzano servizi di e-government ovvero meno della metà del 67% della Ue (siamo ultimi); il 10% delle imprese vende su internet contro il 18% in Europa; solo il 7% delle aziende analizza i big data quando invece sono strumento utile per il 12% delle imprese comunitarie.

“Mai come adesso – ha sottolineato il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Mirella Liuzzi – c’è maggiore consapevolezza della tecnologia come elemento di inclusione sociale e da parte del governo c’è tutta l’intenzione di fare dell’Italia una vera smart nation. Per fronteggiare la contrazione dei ricavi che il settore vive un decennio, ha chiosato, è necessario avere un “piano di investimenti costanti e sostenibili su nuove tecnologie, come il 5G, e su infrastrutture che siano sempre più sicure, efficienti e a prova di futuro”.

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