Uno studio mostra come alcune parole chiave o contenuti a tema politico siano stati oscurati per non infastidire i governi locali o il Partito comunista cinese

(foto: Thomas Trutschel/Photothek via Getty Images)

L’anno scorso una ragazza americana, Feroza Aziz, era riuscita ad aggirare la censura di Pechino e pubblicare un video su Tiktok, nel quale denuncia la repressione della Cina ai danni della minoranza musulmana degli uiguri nella provincia dello Xinjiang, facendo finta di eseguire un tutorial su come piegare le ciglia. Feroza si era dovuta coprire la bocca per evitare che i software di lettura labiale ne comprendessero il contenuto e la censurassero, cosa che poi è avvenuta con contestuale sospensione dell’account.

A illustrare casi simili sul social network di proprietà della cinese ByteDance è uno studio dell’Australian Strategic Policy Institute (Aspi), che ha analizzato diverse parole chiave e hashtag su TikTok, scoprendo come quelle più “scottanti” siano state censurate in maniera più o meno esplicita. In particolare, spesso sotto la scure dei censori sono finiti anche contenuti legati alla comunità lgbt+.

Arcobaleno oscurato

Già The Guardian l’anno scorso ha rivelato come i contenuti lgbt+ siano stati spesso eliminati da TikTok anche in Paesi dove l’omosessualità non è mai stata illegale. E nonostante a giugno la piattaforma abbia espresso il suo appoggio alla comunità in occasione del mese del Pride, la ricerca di Aspi ha mostrato come questo impegno non sia stato mantenuto allo stesso modo a tutte le latitudini.

Per esempio, le traduzioni della parola “gay” in russo, arabo, ucraino, bulgaro, kazako, estone e bosniaco sono oscurate. Questo vuol dire che i contenuti sono sì pubblicabili ma se si cercano sul social non si troverà nulla.

Shadow banning e geolocalizzazione

Anche la politica resta un tabù, soprattutto nei Paesi del Medio Oriente o se si tratta di contenuti critici verso l’operato del governo cinese. Riporta lo studio che il video di un’utente indiana, Saloni Gaur, in cui prendeva in giro la gestione del Covid-19 in Cina, è stato rimosso per poi essere ricaricato da TikTok dopo le forti critiche condivise su Twitter. Qualche giorno prima sempre Gaur ha attaccato su TikTok un canale di notizie che, secondo lei, diffondeva odio a danno dei musulmani e il video era stato privato del suono. Anche negli Stati Uniti non sono mancati problemi. I primi video su Black Lives Matter sono stati bloccati, privati del suono o nascosti ai follower.

Alcuni utenti lamentano di essere stati penalizzati dall’algoritmo quando parlavano di politica o di TikTok. Benché queste affermazioni siano più difficili da confermare, dato che una minor visibilità potrebbe essere dovuta a un minore interesse degli utenti a certi temi, è pur vero che gli ordini di grandezza in alcuni casi sono considerevolmente diversi. L’utente indiano Ajay Barman ha detto alla Bbc che da quando haa iniziato a parlare di politica le sue visualizzazioni sono scese da una media di 200.000 a 8.000. In altri casi secondo Aspi alcune parole sono pienamente visibili in alcuni Paesi mentre restano oscurate in altri, dove le leggi vietano di parlare e diffondere certe idee. 

La risposta di TikTok

“Due giorni prima della pubblicazione dello studio abbiamo chiesto a TikTok conto dei risultati della nostra ricerca”, ha detto Daria Impiombato, ricercatrice di Aspi dopo diversi anni in Cina e coautrice dello studio. E spiega: “Ci hanno risposto che in alcuni casi si è trattato di un errore e in altri, come per alcune parole associate ai temi lgbt+, le parole chiave sono state oscurate perché usate per veicolare contenuti porno. In Russia invece alcuni contenuti sono stati bloccati per rispettare le leggi locali. TikTok ha bloccato molti contenuti scomodi per il Partito cinese ma alla gente piace fare attivismo online e parlare di temi politici, soprattutto in Occidente.

Il centro studi chiede però il rispetto dei principi di trasparenza e privacy per tutti i social che vogliano operare nei diversi paesi, con linee guida di moderazione chiare ed esplicite e controlli esterni per verificare il rispetto delle leggi.

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