AGI – Il ministro per gli Affari regionali Boccia ha cercato di ricucire lo strappo tra i comuni e il governo fino a tarda notte. La norma che assegna ai sindaci il potere di chiudere vie e piazze in caso di assembramenti “è stata smussata”, spiega, “non c’è alcuno scaricabarile”. Ma la linea è chiara: “I presidenti di Regione sono le massime autorità sanitarie delle Regioni e possono adottare restrizioni a carattere regionale. I sindaci sono le massime autorità sanitarie cittadine e possono farlo sui loro territori in caso di necessità”.

Lo scontro tra Decaro e il governo

Solo che il presidente dell’Anci Decaro protesta per non essere stato neanche informato dell’articolo 2 bis del Dpcm. Inserito ieri pomeriggio (una fonte del governo spiega su pressing di Franceschini) per provvedere ad una stretta anti-movida e annunciata dal premier Conte in conferenza stampa. La mediazione è partita dopo e così è scomparso il riferimento ai primi cittadini.

I comuni: non scarichino responsabilità coprifuoco

“Ma – questa la tesi del sindaco di Bari – è stata una grave scorrettezza istituzionale aver inserito quella misura che è inapplicabile, un modo per scaricare la responsabilità del coprifuoco”. Ed ancora: “Per come è scritto il decreto non si capisce chi deve fare che cosa. Il sindaco non può chiudere le aree. Oggi ho chiesto al prefetto di convocare il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza con le forze dell’ordine e la Asl. L’ordine pubblico non è in carico ai sindaci”.

Il fronte aperto delle palestre

Altro fronte aperto quello delle palestre. Ieri durante la riunione tra il premier e i capi delegazione c’è stato un duro confronto tra il ministro dello Sport Spadafora e il responsabile della Salute Speranza. Alla fine si è deciso di concedere alle palestre un’altra settimana di tempo affinché si adeguino a tutti i protocolli in vigore. “E’ prevalsa una scelta di buon senso”, ha spiegato l’esponente pentastellato.

Lo strappo nella maggioranza sulle misure anti-Covid

Ma sotto traccia le tensioni sulle nuove misure fino al 13 novembre hanno provocato uno strappo nella maggioranza. Nelle chat parlamentari M5s si critica l’atteggiamento dell’anima ‘rigorista’ dell’esecutivo. “Vogliono chiudere tutto, ci stiamo attirando le antipatie delle categorie e della società civile”, si sfoga un senatore M5s che difende la linea ‘prudente’ scelta dal presidente del Consiglio. “Prima o poi sarà necessaria un’altra stretta”, dice un esponente di governo che avrebbe voluto un intervento più duro.

Conte: curva contagi preoccupante

“La curva dei contagi è in preoccupante risalita ma abbiamo esteso l’intensa rete di protezione per dare una risposta sanitaria efficace e proteggere il nostro tessuto sociale per attutire le ripercussioni dell’improvvisa fase recessiva”, ha detto questa mattina il premier.

La tensione sul Mes

Ma nell’esecutivo e nella maggioranza la tensione è anche sul Mes. “Dicendo no il premier Conte fa felici Meloni e Salvini ma delude centinaia di sindaci e larga parte della sua maggioranza. Il tempo dimostrerà come questa decisione sia un grave errore politico e soprattutto un danno per gli italiani”, dice Renzi. Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario del Pd, Zingaretti.

Renzi e Zingaretti criticano Conte

“Credo che – osserva – un tema come il Mes vada affrontato nelle sedi opportune, con una discussione parlamentare tra il governo e le forze della maggioranza e non con una battuta in conferenza stampa che credo porti solo ad uno strascico di polemiche che non è in sintonia con la volonta’ che abbiamo di dare punti fermi agli italiani” E Marcucci, capogruppo dem al Senato: “Conte mantenga gli impegni. Valuti il Parlamento”. Anche per il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, il fondo Salva-Stati “per l’Italia è una grande opportunità”. Esulta il pentastellato Di Battista: “Conte ha liquidato il Mes. Restano con l’amaro in bocca i Salvini e le Meloni che pensavano di lucrare elettoralmente su questo punto. Si incartapecorisce ancor di più il Fu Matteo Renzi”. 
 

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