Da Passo Corese a Castel San Giovanni, Proxemics arriva anche nei magazzini più grandi. Via libera delle autorità ma i sindacati protestano

Un magazzino Amazon (LaPresse/Andrea Alfano)
Un magazzino Amazon (LaPresse/Andrea Alfano)

Amazon procede con l’accensione nei suoi magazzini italiani di Proxemics, un software che attraverso le telecamere di videosorveglianza controlla che i lavoratori rispettino la distanza di sicurezza di due metri dettata dai protocolli anti Covid-19. Il via libera è arrivato nelle scorse ore dall’Ispettorato nazionale del lavoro, a cui il colosso dell’ecommerce ha chiesto l’autorizzazione dopo lo stop dei sindacati nei depositi più grandi, come quello di Castel San Giovanni in provincia di Piacenza o di Passo Corese nel Reatino. Proprio quelli in cui l’azienda ha confermato a Wired di poterlo ora estendere, insieme a Torrazza, in Piemonte, dopo aver già attivato Proxemics in alcuni dei magazzini più piccoli. Deve ancora arrivare risposta invece per altre delle 35 strutture che Amazon ha in Italia, tra cui i grandi depositi di Castelguglielmo (Rovigo) e Colleferro (Roma).

Il semaforo verde si è illuminato in settimane decisive per Amazon. Questa è alta stagione per la piattaforma creata da Jeff Bezos, tra un Black Friday esteso a tutto il mese di novembre, il Cyber Monday e gli acquisti di Natale. A cui aggiungere la variabile delle misure di contenimento contro l’emergenza coronavirus, che in alcune regioni comporteranno la chiusura dei negozi. A fine settembre la società di studi di mercato Gfk calcolava che un italiano su due conta di fare spese durante la campagna del Black Friday. Per questo il gigante dell’ecommerce sta giocando ogni carta per non bloccare i suoi magazzini, dopo che in primavera è finito nel mirino in vari Paesi per la gestione delle misure di sicurezza anti Covid-19.

Il software della discordia

Proxemics è una delle frecce al suo arco. Il software si integra alla rete di videosorveglianza e monitora i flussi di lavoro nei centri logistici. Se due magazzinieri si trovano a meno di due metri di distanza l’uno dall’altro (parametro di sicurezza adottato dall’azienda) scatta un avviso. Questa prima applicazione analizza in tempo reale immagini sfocate e, come ha spiegato l’esperto di intelligenza artificiale Luca Sambucci, dalla distanza dei pixel risale a quella delle persone. Un secondo sistema, detto Occupancy counter, conta quanti addetti occupano le aree comuni e ne regola il traffico. A Wired Amazon aveva già fatto sapere che, nei magazzini in cui è stato introdotto in Italia, Proxemics si è rivelato uno “strumento prezioso per rilevare le aree a maggior rischio di generare contatti ravvicinati o assembramenti” e ha indotto i responsabili a modificare l’organizzazione degli spazi.

Per Cgil, Cisl, Uil e Ugl Proxemics è uno strumento superfluo. “La gente è già sotto stress e questo strumento mette altra pressione”, commenta Antonio Rubini della rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) di Uiltrasporti a Passo Corese. Proprio il magazzino in Lazio è stato il primo, a metà agosto, a mettersi di traverso. Con 25 positivi su 5mila dipendenti, nel centro logistico in provincia di Rieti (grande come circa 9 campi di calcio) anche i sindacati promuovono le politiche dell’azienda. Salvo Proxemics, benché l’Ispettorato del lavoro abbia precisato a Wired di averne legato l’uso “alla temporaneità della situazione di emergenza epidemiologica”. “Se l’azienda mantiene la parola, ci fidiamo della genuinità della cosa”, commenta Rubini.

Il braccio di ferro

I sindacati, tuttavia, per ora non abbassano gli scudi. Per questo a Roma è stato convocato un vertice delle categorie per verificare se l’Ispettorato abbia fatto sopralluoghi nei centri logistici prima di dare l’ok. Inoltre, in alcuni magazzini più datati, come quello di Castel San Giovanni, resta da capire se le telecamere in funzione reggono il software di Proxemics o se sia meglio installarne di nuove. Siccome l’autorizzazione si applicare alle reti esistenti, i sindacati potrebbero utilizzare questo argomento per appellarsi contro Amazon. L’altro è un articolo del Jobs act che prevede che, in caso di mancato accordo, il via libera su queste tecnologie spetti al ministero del Lavoro. Insomma, la loro tesi è che Amazon abbia bussato alla porta sbagliata. Anche se a vigilare sull’Ispettorato c’è il ministero stesso.

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