Il Centro Hermes e altre associazioni europee guidano la battaglia per mettere un freno all’invadenza di alcune tecnologie come il rinoscimento facciale.

Riconoscimento facciale (Getty Images)
Riconoscimento facciale (Getty Images)

C’è ancora troppa nebbia intorno all’utilizzo delle tecnologie di videosorveglianza biometrica, soprattutto quando si parla di riconoscimento facciale. Dove vanno a finire i dati? In Russia un’attivista per i diritti umani, Anna Kutznetsova, si è addentrata in alcuni gruppi di Telegram. Come riporta Thomson Reuters Foundation, pagando la cifra di 16mila rubli (circa 175 euro) e inviando la foto di una persona, Kutznetsova ha dovuto attendere solamente 2 giorni per ricevere più di 79 foto del soggetto e tutti gli spostamenti effettuati all’interno della città. Le immagini fornite provenivano dal sistema di videosorveglianza installato dalle autorità locali che un hacker è riuscito a violare senza troppi problemi accedendo liberamente a dati sensibili non protetti.

Reclaim Your Face

Proprio per evitare che questo genere di cose accadano e che le tecnologie di riconoscimento facciale possano essere usate in modo distorto e oppressivo da parte dei governi, il Centro Hermes per la trasparenza e i diritti umani digitali si è unito ad altre associazioni europee in una campagna per ottenere il divieto di questi sistemi di sorveglianza.

La campagna prende il nome di Reclaim Your Face e punta ad accendere un dibattito pubblico e trasparente sui rischi, individuali e collettivi, a cui i cittadini sono esposti visti gli attuali impieghi del riconoscimento facciale. La coalizione intereuropea chiede ai Paesi di rivelare e rifiutare l’uso della sorveglianza biometrica che potrebbe avere un impatto sui diritti e libertà negli spazi pubblici. Per questo motivo dal 12 novembre si è aperta una petizione online con l’obiettivo di raccogliere 5mila firme. Già raggiunto e perciò rilanciato a quota 10mila.

In Europa, secondo una ricerca effettuata da Edri (European Digital Rights), almeno 15 paesi hanno già sperimentato tecnologie di sorveglianza biometriche come il riconoscimento facciale negli spazi pubblici. Tecnologia che cinque grandi città negli Stati Uniti hanno già vietato. In Italia Wired ha documentato il caso del sistema di riconoscimento facciale in mano alle forze dell’ordine, Sari, nel cui database 8 foto su 10 erano di stranieri, e quello della città di Como.

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