AGI – “Il dato politico è che a un anno da piazza Maggiore le Sardine esistono ancora” ed esistono “oltre le piazze”: parola di Mattia Santori intervistato dall’AGI nel giorno del primo compleanno del movimento nato a Bologna in contrapposizione alle politiche delle destre.

Oggi, in tempi di Covid, al posto di una massa di persone fisiche c’è una casella postale. “6000 caratteri” il nome dell’iniziativa. C’è un indirizzo email – 6000caratteri@6000sardine.it – per scambiarsi storie, speranze e preoccupazioni. E centinaia di lettere hanno già invaso la buchetta di posta virtuale.

“In molti hanno risposto all’invito. Oltre alla rabbia sociale c’è voglia di comunità, c’è speranza”, spiega Santori.

L’esordio 12 mesi fa in piazza Maggiore a Bologna

Esattamente 12 mesi fa, una folla di persone colorate riempie, tra la sorpresa generale, la piazza ‘simbolo’ della città delle Due Torri. Quattro ragazzi con gli occhi sgranati si aggrappano a un sgabello parlando circondati da oltre 12 mila bolognesi chiamati a ‘stringersi’ per superare numericamente (esperimento riuscito) i partecipanti alla convention della Lega che proprio quella sera, sempre a Bologna, diede il via ufficiale alla corsa per la conquista (mancata) della rossa Emilia Romagna.

In piazza Maggiore le note di “Come è profondo il mare” di Lucio Dalla.  Nascono così le Sardine. Poi il richiamo arriva alle piazze di tutta Italia. Ai flash mob ‘artigianali’ si affiancano grandi eventi (Roma e ancora Bologna) finanziati con le raccolte fondi sul web.

Si aggregano artisti, scrittori, intellettuali. Il fenomeno è nazionale. Mattia Santori, Andrea Garreffa, Roberto Morotti, e Giulia Trappoloni si tuffano in pieno inverno nel mare della Romagna davanti al Papeete, lo stabilimento ‘quartier generale’ estivo di Matteo Salvini. Il giorno dopo, il 26 gennaio, arriva la ‘sbornia’ per la vittoria del centrosinistra in Emilia.

Ma seguono anche giorni difficili. Voci di scissione. Fratture e ricomposizioni, delusioni ed entusiasmi, critiche e incoraggiamenti. La bussola del movimento traballa. Frustrazione e stress si fanno sentire come le sirene (poi inascoltate) di chi voleva farne un partito. Poi tutto cambia. Non solo per le Sardine. Scoppia la pandemia da Covid-19. Un colpo al cuore all’habitat naturale del movimento, con l’impossibilità di aggregarsi.

Fine del lockdown e le Sardine tornano di nuovo in pista per la campagna elettorale delle elezioni regionali di settembre. Coprono territori (borghi e piccole città) trascurati per anni, rivendicano, dalla sinistra. Ed ecco la lettera dura e franca post-urne indirizzata al Pd con il marcato invito al partito guidato da Nicola Zingaretti a non dimenticarsi la base e a fermare le lotte interne di potere. 

“La nostra entrata a gamba tesa – osserva Santori – ha scatenato un dibattito interno al Pd e ha attivato una interlocuzione con la segreteria nazionale. Di questo sono contento. Il problema di un Partito democratico che non riesce ad aprirsi esiste, però, registriamo soprattutto che dalla base degli iscritti e da una buona parte della dirigenza c’è una sensibilità ai nostri temi. Zingaretti è un interlocutore credibile”.

A un anno di ‘vita’ “esistiamo ancora e la dimensione nazionale è rimasta. Il fatto, ad esempio, che la nostra proposta della nomina a commissario di Gino Strada in Calabria sia arrivata sul tavolo del governo significa che le Sardine hanno ancora un peso politico e questo non è scontato. Siamo un movimento più consapevole, meno mediatico e di massa, ma molto più maturo dal punto di vista politico e sociale”, è l’analisi di Santori.

Nessuna intenzione di diventare un partito. Le Sardine vogliono continuare a essere un anello di congiunzione tra società civile e mondo politico. “Il nostro obiettivo finale è rinnovare la politica con proposte mirate a redistribuire il potere in Italia”, rimarca il volto mediatico del movimento. Il futuro delle Sardine si racchiude in 5 ‘P’.

“Abbiamo capito che possiamo solo nuotare in un mare che prevede Persone, Piazze, Parole, Politica, tradotto significa Partecipazione”. Intanto sulla torta del primo compleanno delle Sardine c’è la scritta “6000 caratteri”. Ovvero “lettere dalla pandemia con una chiave di speranza” come le definisce Santori, che saranno poi incrociate con uno scambio di storie e raccolte anche in un libro o un podcast per una condivisione collettiva.  (AGI) 

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